Idroponica, Sfera Agricola pronta a costruire altre due serre

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Dopo la prima serra di 13 ettari costruita a Gavorrano (GR), Sfera Agricola ha pronti i progetti per altre due strutture più grandi dove si produrranno pomodori, orticole ed erbe aromatiche per la grande distribuzione con la tecnica idroponica

Pomodori, insalate ed erbe aromatiche disponibili tutto l’anno per soddisfare le esigenze di consumatori che chiedono prodotti coltivati con un minor ricorso alla chimica e in maniera sempre più sostenibile dal punto di vista ambientale. Ma anche cicli colturali sgravati dalle insidie dei parassiti, delle infestanti e dalle incognite del clima delle ultime stagioni, sempre più imprevedibile e spesso dannoso per l’agricoltura. Tutto possibile grazie alle serre dove si coltiva con il metodo dell’idroponica, cioè l’allevamento delle piante fuori suolo, in un ambiente praticamente asettico che consente un risparmio di acqua fino al 90% rispetto ai metodi di coltivazione tradizionali, la totale eliminazione dei diserbi e la notevole riduzione dei trattamenti antifungini e antiparassitari. Il sapore dei raccolti? Ottimo, assicura chi si è incamminato lungo questa via.

Una serra nel cuore della Maremma

In Olanda da tempo sono maestri nella coltivazione fuori suolo. In Italia, finora, questa tecnica è stata utilizzata da una manciata di start up. Ma c’è chi ci ha creduto senza esitazione, decidendo di investire quasi 20 milioni per realizzare una serra che si estende per 13 ettari su un terreno prima inutilizzato a Gavorrano, in provincia di Grosseto. Si stratta di Luigi Galimberti, 45 anni e un passato nell’edilizia, fondatore e amministratore delegato di Sfera Agricola  (questo il nome della serra e anche il brand dell’intero progetto), e di Oltre Venture, un fondo di venture capital sociale che dopo aver giudicato interessante il progetto presentato da Galimberti sia dal punto di vista economico sia per le positive ricadute sociali sul territorio, ha contribuito con 7 milioni di euro: gli altri 11,5 necessari per realizzare la struttura sono stati raccolti attraverso il credito bancario.
I lavori sono cominciati circa un anno fa, oggi le persone che lavorano a Sfera sono 125 e ormai da qualche mese i primi pomodori coltivati sotto i teloni della Maremma sono presenti nei reparti ortofrutta dei punti vendita Coop, Conad e Simply di Toscana, Lazio e Sardegna.

Sfera vista dall'alto: la serra e le strutture accessorie occupano una superficie di 13 ettari.

Acqua, consumi al minimo

«Abbiamo sistemi a ciclo chiuso che ci permettono di utilizzare il 10% dell’acqua che servirebbe per le stesse coltivazioni in pieno campo – spiega Galimberti – inoltre, il 50% del fabbisogno idrico è soddisfatto con l’acqua piovana e presto riusciremo anche a riciclare quella che non potrà più essere usata in serra per produrre alghe per biomassa».
La struttura di Sfera è in film plastico, perché ferro e vetro avrebbero un’inerzia termica troppo elevata a queste latitudini. Al colmo è alta sette metri, che scendono a 4 in gronda. Come substrato per le radici delle piante utilizza lana di roccia, mentre 2,5 ettari sono destinati al floating o aeroponica, soprattutto per le erbe aromatiche e le insalate.

Produzione continua e standard

«Siamo ancora in fase di start up – spiega Galimberti – quindi abbiamo deciso di coltivare varietà di pomodori rossi “facili”: un plum e un semiplum, un datterino e un piccadilly, uno da insalata e uno da sugo: Ardiles di Enza Zaden per la salsa, il Datterino Solarino di Rijk Zwan e il Swittelle di Syngenta.
Oggi sono 9,5 gli ettari coperti da piante di pomodoro dentro Sfera. In serra la produzione ha una finestra di dieci mesi l’anno. Con queste varietà le rese sono di 13 Kg al m² per il datterino mentre dovrebbe essere di 22 Kg al m² per l’Ardiles, contro una media di circa 10 Kg al m² per i pomodori in pieno campo. In un anno di produzione a regime, Galimberti stima che la produzione a volume possa essere di 15mila quintali.
La raccolta avviene a mano. «I pomodori coltivati nella nostra serra hanno una bassa percentuale di acqua e molta polpa – sostiene Galimberti – quindi sono più apprezzati dai consumatori. Inoltre, la shelf life è più lunga rispetto ai pomodori tradizionali – sottolinea Galimberti – perché la carica batterica è inferiore e poi facciamo anche il confezionamento sotto i teloni, per ridurre ulteriormente il rischio di contaminazione».

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Le piante di pomodoro sotto i teloni della serra.

Idroponica, un ciclo colturale sostenibile

Tra i possibili talloni d’Achille di questo tipo di produzioni ci sono i costi per l’energia. Galimberti afferma che incidono per il 10% del fatturato, mentre quelli per il personale sono il 35% del totale: «Ma i nostri dipendenti sono tutti assunti con regolare contratto, molti dei quali a tempo indeterminato» sottolinea con orgoglio il ceo di Sfera.
Per scaldare la serra Sfera utilizza biomasse provenienti dalle zone limitrofe e potature di vigneti e frutteti: «Il prossimo anno queste fonti rappresenteranno il 50% del nostro fabbisogno – spiega Galimberti – permettendoci di ridurre i costi». Per ora i pomodori di Sfera si possono trovare nei punti di vendita Coop, Conad e Simply di Toscana, Lazio e Sardegna. Il prezzo medio va da 3 a 5,5 euro al Kg, che varia anche in base anche alle caratteristiche organolettiche del prodotto. I consumatori possono controllare quali lavorazioni ha subito il prodotto e i risultati delle analisi attraverso un QRcode sulla confezione.

Pronti a replicare nel senese e nel Lazio

La richiesta di pomodori e più in generale di orticole prodotte in serra è in grande ascesa, quindi Sfera ha già pronto il progetto per la seconda serra che sorgerà in provincia di Siena entro il 2018 e quello per una terza nel Lazio, da realizzare entro la metà del 2019. «Per il secondo impianto abbiamo acquistato il terreno – precisa Galimberti – per la sostenibilità del progetto cerchiamo zone con inverni miti e soleggiati. Inoltre, al fine di realizzare economie di scala, realizzeremo una serra di 20 ettari. Ma nella scelta dei luoghi pesa anche la mission di Oltre Venture, cioè fare investimenti che abbiano un alto impatto sociale sul territorio». Nelle nuove serre si coltiveranno sempre pomodori, insalate ed erbe aromatiche, prodotti che hanno un’alta rotazione a scaffale.

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Luigi Galimberti assaggia i primi pomodori coltivati all'interno di Sfera

L’appello:«Giovani credeteci»

«I costi per realizzare un impianto come quello di Gavorrano sono di 1,8 milioni a ettaro – confessa Galimberti – che sendono a 1,5 milioni se la superficie minima è di 10 ettari. Di certo cifre che non tutti possono permettersi, però mi auguro che i giovani imprenditori agricoli credano in questo nuovo modo di fare agricoltura. Non è semplice trovare i fondi – conclude – però il nostro è un esempio che deve incoraggiare: se si presenta un progetto serio i soldi arrivano. Inoltre, pubblichiamo tutti i bilanci e i numeri così positivi sono di certo uno stimolo per le banche che devono concedere credito».

Se sei un agricoltore innovatore e vuoi segnalarci la tua storia scrivi a: simone.martarello@newbusinessmedia.it

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