Innovazione, il coraggio di fare scelte estreme

Un allevatore reggiano ha introdotto nella sua stalla una razza autoctona di bovine che produce meno latte ma di maggior qualità. Una decisione che alla lunga ha pagato

L’innovazione paga, anche se all’inizio alcune scelte possono sembrare un azzardo, un'avventura pericolosa. Si può riassumere così la storia di Maurizio Novelli, allevatore e agricoltore di Novellara (RE), che quindici anni fa ha deciso di dare una netta sterzata alla sua attività introducendo nella stalla la razza Reggiana. Si tratta di un tipo di vacca da latte che produce circa il 30% in meno rispetto alla Frisona, ma il liquido che sgorga dalle sue mammelle è di qualità molto alta, in particolare per una diversa composizione della K-caseina, i cui benefici si apprezzano al momento della caseificazione. Anche il parco macchine dell'azienda è aggiornato di frequente per migliorare la produttività, il comfort e l'impatto ambientale del ciclo produttivo.

110098_420x270Un rubino nella stalla
Presente negli allevamenti della pianura padana fino agli anni Settanta, la Reggiana fu pian piano soppiantata dalla Frisona, razza che garantisce una maggior produzione di latte per capo. Novelli, insieme ad altri tenaci e lungimiranti allevatori della zona, ha creduto nella possibilità di vedere riconosciuta la qualità del latte prodotto da questi bovini e oggi conferisce quello dei suoi 300 capi (di cui 140 in mungitura), ai caseifici del Consorzio Vacche Rosse dove viene trasformato in Parmigiano Reggiano delle “Vacche Rosse”, un formaggio con stagionatura minima di 24 mesi dal sapore unico, ideale da gustare a pezzi o grattugiato. «Produciamo noi tutto il foraggio – afferma Novelli con orgoglio – abbiamo circa 100 ettari di terreno coltivato a frumento, graminacee e una parte a prato».
Il Parmigiano Reggiano “Vacche Rosse” viene venduto nei negozi specializzati e nei mercati locali, oltre che nei punti vendita di Eataly in tutto il mondo. «Anche in una fase non proprio eccezionale per i consumi alimentari come quella degli ultimi anni stiamo notando che il consumatore apprezza la qualità ed è disposto a riconoscerle un sovrapprezzo – spiega Novelli – questo ci ripaga dell’investimento fatto e del lavoro di ogni giorno».

Maurizio Novelli
Maurizio Novelli

Un parco macchine sempre aggiornato
Maurizio Novelli gestisce l’azienda agricola con il fratello Manuel e il figlio Marcello. Ovviamente l’innovazione passa anche dalla meccanica per la gestione delle lavorazioni. Avvalendosi della consulenza di Argo Tractors, di recente l’imprenditore emiliano ha acquistato un trattore Mccormick Serie X7 da 230 cavalli per l’aratura: «Abbiamo deciso di eseguire l’aratura all’interno dell’azienda – racconta Novelli – mentre prima ci affidavamo a un contoterzista, così riusciamo a risparmiare sul conto economico e a programmare gli interventi in maniera più flessibile».
Per la semina dei cereali Novelli ha scelto una Maschio Gaspardo Pinta a dischi da quattro metri. Rispetto alla macchina precedente, questa consente una maggior sicurezza e precisione nella semina, oltre ad avere un serbatoio per i semi più capiente che riduce le soste per ricaricare e i tempi di lavorazione. Per compattare il terreno dopo la semina usa invece un rullo Kios da sei metri di Ma/Ag.
Per i cinque ettari di vigneto dove crescono Lambrusco e Ancellotta Novelli ha da poco acquistato un decompattatore Agrofer che solleva le radici delle malerbe consentendone il contrasto senza usare diserbanti. L’uva raccolta è conferita alle Cantine Riunite & Civ.

Se sei un agricoltore innovativo e vuoi segnalarci la tua storia scrivi a: simone.martarello@newbusinessmedia.it

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