L’innovazione in risaia, le esperienze di cinque giovani risicoltori

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Grazie alla tecnologia e all’agricoltura di precisione è possibile incrementare la competitività delle coltivazioni risicole: ecco cinque esperienze

La risicoltura, un settore fino a pochi anni fa considerato ricco e poco problematico, sta attraversando per vari motivi un periodo difficile e ha bisogno di recuperare competitività. Al di là delle scelte politiche e dei contributi pubblici la via da percorrere è quella dell’innovazione e dell’agricoltura di precisione che, correttamente applicata, permette di risparmiare sui costi di produzione e di incrementare, appunto, la competitività.
La grande forza per vincere questa scommessa sono i giovani. Le imprese condotte da giovani imprenditori agricoli, infatti, rappresentano la componente più dinamica dell’agricoltura italiana ed europea e stanno dimostrando di essere in grado di contribuire in maniera importante allo sviluppo dell’economia del nostro Paese e dell’Unione europea. Di seguito raccontiamo le storie di 5 giovani che si sono rimboccati le maniche e hanno fatto dell’innovazione la loro bandiera. Sono 5 esempi virtuosi che ci devono far riflettere.

1. Irroratrice con Gps e Isobus

Giacomo Mezza

Giacomo Mezza ha 26 anni ed è laureato in Scienze agrarie a Torino. Lo scorso anno si è insediato nell’ azienda di famiglia (80 ettari) usufruendo del sostegno all’insediamento giovani del Psr della regione Piemonte. Tra le varie migliorie apportate per ottenere l’aiuto Mezza ha acquistato un’irroratrice a sezioni automatiche controllate del Gps. Il sistema di guida satellitare installato sul trattore permette di controllare l’irroratrice tramite accoppiamento Isobus.
«I vantaggi rispetto all’irroratrice che ho sostituito sono innegabili - afferma Mezza -. La guida automatica, per esempio, permette di poter operare a una velocità maggiore e con maggiore precisione. L’operatore può così concentrarsi su altri parametri come ad esempio il volume di distribuzione o l’altezza da terra della barra irroratrice. Si evitano in questo modo anche eventuali sovrapposizioni di prodotto o falle nella distribuzione».
Anche negli appezzamenti di forma più irregolare questo pericolo viene scongiurato grazie alle numerose sezioni (22 + 2 Boomjet terminali per 21 m di larghezza operativa) attivate con grande precisione dal sistema gps. Inoltre grazie agli ugelli a controllo pneumatico, collegati con l’impianto di frenatura del trattore, l’on/off delle sezioni, rispetto ai precedenti a controllo elettromeccanico, è immediato e senza ritardi nell’utilizzo del comando. Si evitano così dannosi e costosi sprechi di prodotto, e si riduce di molto l’impatto ambientale delle operazioni di trattamento.
«L’accoppiamento con la trattrice grazie all’Isobus diventa molto semplice - spiega Mezza -. Basta infatti collegare la presa al connettore senza bisogno di altri fili per essere subito pronti all’ utilizzo in campo. Per contro, prima di utilizzare una tecnologia del genere è bene aver precedentemente mappato gli appezzamenti della propria azienda così da evitare manovre, dannose per la coltura in risaia e dispendiose dal punto di vista del tempo che serve per effettuarle, per tracciare i confini dei campi».
È risultato evidente, anche solo dopo un solo anno di utilizzo, che questa applicazione per i trattamenti fitosanitari, nell’ambito del precision farming, risulta fondamentale per un’azienda agricola, sia dal punto di vista della sostenibilità ambientale che della gestione economica delle operazioni.

2. Benefici importanti dal sovescio

Giorgio Greppi

Giorgio Greppi è un giovane agricoltore vercellese che lavora nell’azienda risicola di famiglia assieme al padre da quando ha preso il diploma di maturità scientifica nel 2011. Ha poi conseguito la laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie presso l’Università degli Studi di Milano. Il percorso formativo gli ha permesso di approfondire numerosi argomenti che parallelamente riusciva poi a mettere in pratica nel suo lavoro in azienda e di sperimentare alcune tecniche agronomiche tra le quali il sovescio.
«Il sovescio, che consiste nella semina di una coltura intercalare e nel conseguente interramento della stessa allo scopo di mantenere o aumentare la fertilità del terreno, - ricorda Greppi - è una delle più antiche pratiche dell’agronomia. L’interesse verso questo tipo di colture, che costituiscono comunque un valido strumento per attuare dei “mini avvicendamenti” nella monosuccesione risicola, è stato incrementato negli ultimi anni sia dall’inserimento della pratica nell’ambito delle misure agro-ambientali finanziate dai Psr, sia per una crescente sensibilità “ambientale” da parte dei risicoltori».
I vantaggi che si possono ottenere includono il miglioramento e la protezione del suolo attraverso l’aumento della materia organica nel terreno, il rallentamento dei fenomeni erosivi e il mantenimento del contenuto di azoto nitrico.
«Per questa tecnica - spiega Greppi - vengono utilizzate diverse varietà di leguminose (come veccia, trifoglio, pisello) e di graminacee (come avena, loietto, triticale) che possono anche essere consociate tra di loro. Le leguminose arricchiscono il terreno di azoto mentre le graminacee riducono la lisciviazione del suolo e quando consociate alle leguminose le proteggono dal clima invernale rigido che può interferire con lo sviluppo di queste, sensibili appunto alle basse temperature».
In risaia la semina del sovescio avviene subito dopo la raccolta del riso direttamente sulla paglia trinciata o previa leggera discatura con dosi di 30-50 kg per ettaro. L’interramento avviene in primavera attraverso l’aratura che può essere anche anticipata dalla trinciatura della coltura nel caso in cui la parte epigea risulta molto vigorosa e di difficile interramento.
Un aspetto importante da tenere in considerazione ai fini di ottenere un erbaio di sovescio è l’evitare ristagni di acqua.
Nell’azienda di Greppi questa pratica agronomica viene impiegata solo da due anni per cui sono ancora in corso ricerche e sperimentazioni per scegliere le essenze più adatte ai terreni e al clima.
«Per il primo anno abbiamo scelto - ci racconta Greppi -  una miscela di graminacee e leguminose (loietto, avena, trifoglio e veccia) seminata a spaglio dopo aver lavorato il terreno con una superficiale erpicatura. I risultati che abbiamo ottenuto in primavera sono stati piuttosto soddisfacenti soprattutto per quanto riguarda la veccia e il loietto, che è risultato essere molto vigoroso. Con questa tecnica abbiamo ottenuto un risparmio di circa 15 unità di azoto durante la prima concimazione all’impianto».
Nel secondo anno è stata utilizzata di nuovo una miscela di leguminose e graminacee sebbene questa volta è stata consociata solo la veccia con il loietto. È stata provata anche la semina senza una preventiva erpicatura.
«Una criticità che è stata riscontrata quest’anno - fa presente Greppi -, anche se i risultati non sono ancora tangibili, è derivata dal fatto che il terreno nel periodo di semina era particolarmente asciutto e la pioggia è arrivata dopo più di un mese, per cui le due varietà hanno trovato difficoltà nella germinazione».
Nei prossimi anni c’è l’intenzione di lavorare per migliorare questa pratica agronomica in quanto Greppi è convinto che potrà portare benefici importanti ai terreni della sua azienda.

3. I vantaggi della guida satellitare

Giovanni Coppo

Giovanni Coppo, 28 anni, è un risicoltore del Vercellese laureato in Scienze agrarie presso la Facoltà di Agraria di Torino. Nell’azienda agricola di Coppo c’è sempre stata una notevole attenzione per l’innovazione tecnologica. Nel 2001, infatti, è stato introdotto il primo sistema di guida satellitare, allora una novità, che permise di migliorare le operazioni di semina e concimazione. «Le linee da seguire che apparivano sullo schermo del palmare consentirono di impegnare diversamente il personale che a passi contava la distanza sulla capezzagna, segnalando all’operatore sul trattore il riferimento che doveva “mirare” per cercare di andare diritto in mezzo alla risaia» racconta Greppi.
Successivamente vennero introdotti, aumentando il livello d’innovazione aziendale, spandiconcime e irroratrice a controllo elettronico e il sistema satellitare di guida automatica che permise di ottenere una precisione di guida assoluta all’interno dei campi, consentendo all’operatore sul mezzo di potersi concentrare maggiormente sull’operazione che l’attrezzatura svolgeva alle proprie spalle. Di recente è stato acquistato un nuovo sistema di guida satellitare automatica che è in grado, grazie alla tecnologia Isobus, di controllare e gestire qualunque tipo di operazione venga effettuata in campo.
«Mettendo in comunicazione questo computer con i sensori di controllo istantaneo della produzione - ci spiega Coppo - abbiamo deciso, lo scorso autunno, di installarlo sulla mietitrebbia, avendo così la possibilità di mappare la produzione di ogni appezzamento e di andare successivamente ad analizzare e indagare le cause che possono aver portato una minor produzione in specifiche aree (ad esempio fattori agronomici legati alla tessitura del terreno, eccesso/carenza di nutrienti o presenza di infestanti)».
Durante le fasi del raccolto è stato rilevato che:

  • Nelle aree dell’appezzamento dove, vedendo un minor investimento di culmi, Coppo aveva pensato di effettuare una concimazione ammendante preventiva, nella primavera imminente, il sistema di monitoraggio indicava produzioni oltre la media; viceversa, in punti dove le piante erano fitte e ancora molto vigorose (al momento del taglio) il sistema segnalava una produzione inferiore alla media.
  • La guida automatica, che montata sulla mietitrebbia sembrava «un di più», si era rivelata invece una piacevole sorpresa. Una volta identificata la linea A-B vi era infatti la possibilità di conoscere con certezza tutti i punti in cui passare in base alla larghezza di lavoro indicata, evitando così di avere le classiche «mezze barrate» alla fine di ogni parcella. L’abbinamento di segnale gps e guida automatica ha permesso di avere un allineamento perfetto, consentendo a ogni passaggio di lavorare sempre al massimo delle potenzialità, aumentando pertanto la capacità operativa: in altri termini più quintali di riso mietuti, essiccatoi caricati più rapidamente, e riduzione complessiva delle ore di lavoro.

«I dati di una sola stagione non possono essere certamente essere considerati significativi, ma devono essere confrontati con quelli degli anni successivi - afferma Coppo -. Dalla loro analisi si può però già verificare la validità dell’investimento. Disponiamo già di una serie di positive informazioni sulle quali riflettere».

4. La monda manuale resta insostituibile

Michele Francesio

Michele Francesio, 25 anni, dal 2013, dopo aver conseguito il diploma di perito agrario, gestisce l’azienda risicola di famiglia nel comune di Casanova Elvo (Vc). «Siamo nel 2018, ma perché - si chiede Francesio - viene eseguita ancora la monda manuale nella coltivazione del riso? L’epurazione manuale delle malerbe è, e rimarrà, il miglior modo per combattere le infestanti, soprattutto il riso crodo, da molti considerato come la specie più dannosa in risicoltura. I fitofarmaci certamente danno una grossa mano, ma non riusciranno mai a debellare in modo efficace le malerbe: i loro costi sono molto elevati e non sempre funzionano al meglio; basti pensare ai fattori che ne riducono l’efficacia come, ad esempio, le basse temperature durante i trattamenti primaverili con prodotti antigerminello».
Da trent’anni a questa parte si sono sviluppate macchine con barra umettante per colpire, in copertura, le malerbe, usando fitofarmaci ad ampio spettro d’azione; tuttavia con questa tecnica non si riescono a colpire tutte le infestanti poiché la barra deve stare ad almeno 10 centimetri di altezza dalla coltura per evitare di danneggiarla.
«Nella mia azienda - ci spiega Francesio - si svolgono e si praticano trattamenti fitosanitari, diserbo meccanico con barra umettante e monda manuale. Pur non producendo riso da seme applico queste pratiche perché in agricoltura non c’è investimento migliore che quello sul proprio terreno, il nostro fondamentale strumento di produzione».
Per ogni singolo seme di infestante epurato si opera una diminuzione della banca semi del terreno. Così facendo, anno per anno, la condizione non può che migliorare, e l’uso di fitofarmaci viene ridotta progressivamente. Il più grande problema, come spiega Francesio, consiste nel trovare sempre manodopera specializzata per fare questo particolare lavoro, un tempo svolto dalle donne.

5. Trasformazione a sostegno della qualità

Riccardo Deambrogio

Riccardo Deambrogio, 26 anni, è vicepresidente di Anga Vercelli-Biella dal 2015. Dopo essersi laureato in scienze e tecnologie agrarie all’Università di Torino, ha scelto di lavorare nell’azienda agricola di famiglia a Lamporo (Vc). L’intera superficie aziendale di Deambrogio è dedicata alla coltivazione del riso e, dagli inizi del 2000 ha ampliato l’attività dedicandosi anche alla trasformazione del risone, realizzando una piccola riseria. «In questo modo - spiega Deambrogio -, il prodotto che coltiviamo con passione, arriva direttamente al consumatore così da garantirne provenienza e qualità».
In azienda Deambrogio si occupa principalmente delle attività legate alla riseria, dalla lavorazione all’attività più strettamente commerciale e di promozione del prodotto, imparando ad avere una visione più imprenditoriale rispetto all’agricoltore tradizionale, un aspetto fondamentale per fronteggiare e superare periodi di crisi come quello che sta vivendo oggi l’agricoltura, e in particolar modo la risicoltura italiana.
«Effettuando l’attività di vendita diretta del riso da noi prodotto e lavorato, abbiamo notato che i consumatori italiani al di fuori del Vercellese, apprezzano e riconoscono la qualità di un prodotto la cui lavorazione è seguita con minuziosa attenzione in ogni fase del processo, dalla selezione del seme al suo insacchettamento, preferendo un prodotto più artigianale rispetto a quello offerto dai grandi marchi della distribuzione» afferma Deambrogio.
Il consumatore oggi è particolarmente attento alla provenienza del prodotto e quindi la scelta di commercializzare direttamente e in proprio il riso coltivato rappresenta un’ulteriore garanzia di affidabilità che risulta essere molto apprezzata
«Queste considerazioni, oltre ai sempre maggiori feedback positivi dei nostri clienti - continua Deambrogio -, ci hanno portato due anni fa a decidere di aumentare la produzione di riso bianco, costruendo un nuovo impianto di lavorazione. Scegliendo accuratamente i macchinari, unendo tecnologia, innovazione e tradizione, siamo riusciti a triplicare la produzione senza mai ridurre la qualità del prodotto finito»
È questa la dimostrazione che offrendo al cliente un prodotto di qualità e dalla provenienza certa, si può dare un valore aggiunto al riso, così da ridurre parzialmente gli effetti negativi delle basse e non remunerative quotazioni del risone che hanno, ormai da diversi anni, condannato il settore a uno stato di crisi profonda, esasperata da una incontrollata importazione di riso proveniente dai Paesi asiatici. Si tratta oltretutto di riso che presenta elevate differenze rispetto a quello prodotto in Italia, sia da un punto di vista qualitativo, sia da un punto di vista fitosanitario in quanto nei Paesi asiatici sono tuttora utilizzati prodotti chimici che in Italia sono assolutamente vietati da anni.
Ed è proprio sull’evidenziare queste differenze che verterà il convegno di apertura della 41a edizione della Fiera in Campo in programma dal 3 al 4 marzo al centro Fiere di Caresanablot (Vc).

Se sei un agricoltore innovatore e vuoi raccontarci la tua storia scrivi a: simone.martarello@newbusinessmedia.it

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