ECCELLENZE

Latte, formaggi e gelati una filiera cortissima

ECCELLENZE – Il Consorzio Mungi & Bevi di San Giorgio in Bosco (Pd).

È stato selezionato tra le 21 “realtà di eccellenza” emerse dallo studio biennale sull’innovazione in agricoltura, effettuato dall’Azienda regionale Veneto Agricoltura con la consulenza dell’Università di Venezia.

Si tratta del Consorzio Lattiero Caseario Mungi & Bevi di San Giorgio in Bosco, in provincia di Padova.

«È una sorta di avventura cominciata nel 1937 – racconta Monica Franceschetto direttrice generale del Consorzio – quando mio nonno Antonio, panettiere e contadino, che aveva due ettari di terreno coltivati a cereali per dar da mangiare alle sette vacche Frisone che aveva in stalla e alla numerosa famiglia (aveva dieci figli), fu contattato dalla proprietà di un nuovo caseificio, sorto per gestire la raccolta del latte di tutte le aziende del territorio. Naturalmente Antonio accettò, perché erano pur sempre soldi aggiuntivi che entravano in casa, e tutta la famiglia venne coinvolta. Venne dato avvio a una raccolta capillare dai produttori, che allora erano tantissimi e piccoli, con qualsiasi mezzo di trasporto, dalla bicicletta al mulo, per passare poi alle motociclette e motocarri, fino ai primi camioncini».

«Da allora molta strada è stata percorsa. Dei dieci figli – prosegue Monica – solo due continuarono a lavorare nel settore lattiero proseguendo l’attività di mio nonno: Egidio, che è mio padre e che si è sempre occupato del latte, e lo zio Luigi, che da sempre ha seguito la campagna. Attualmente la nostra famiglia ha un centinaio di vacche, sempre Frisone ma più selezionate, che vivono in una stalla a stabulazione libera dove è stato installato un robot per la mungitura. Questo consente alla mucca di scegliere i tempi più favorevoli per la mungitura, a seconda della propria volontà. Le nostre Frisone producono latte di alta qualità, alimentate principalmente con cereali e seminativi coltivati nei 24 ettari di terreno in proprietà».

Il Consorzio “Mungi & Bevi” viene istituito nel 1994 con altre aziende locali. Egidio aveva sempre creduto fortemente nel latte e si industriò ad accorciare la filiera: invece di conferire il prodotto al caseificio, pensò che fosse meglio trovare un sistema per portarlo direttamente a casa dei consumatori. Questo non solo per assicurare anche personalmente una garanzia di freschezza, ma anche per ripristinare un’antica tradizione e rivalutare l’indimenticabile figura del lattaio che si presentava a casa tutte le mattine. E così fece, Mungi & Bevi oggi è una filiera cortissima che lega produttore e consumatore in rapporto diretto.

Il passaparola

L’obiettivo dei fratelli Franceschetto era quello di riscoprire e valorizzare le produzioni locali, garantendo nel contempo al consumatore la qualità a un prezzo equo del latte e dei suoi derivati. Il successo di questo antico e modernissimo sistema di vendita è stato, e continua a essere, il passaparola: il più efficace sistema di pubblicità. Con il passaparola la rete si è allargata, tanto da dover trovare altre aziende selezionate che abbracciassero la medesima “filosofia”, individuate da Egidio e sottoposte alla rintracciabilità UNI 22005.

«Raccontato così – prosegue Monica – sembra che sia stata un’avventura semplice; dietro però c’è stato un grande lavoro quotidiano, fatto di scelte, di controlli, di tentativi, ma soprattutto di una grande passione che continua tuttora». Il latte appena munto viene conferito alla Centrale di lavorazione, che lo confeziona e da là viene trasportato direttamente a casa dei consumatori che lo ordinano tramite numero verde (800-011642). «Produciamo 70 quintali di latte al giorno, che viene consegnato tre volte alla settimana a circa 10mila famiglie. Per i formaggi invece, disponiamo di una ventina di tipologie; la trasformazione avviene nel caseificio di Tezze sul Brenta (Pd) per gli stagionati e i mezzani e a Bosco del Grappa (Vi) per i freschi. Oltre alla consegna porta a porta, nella sede di San Giorgio in Bosco è stato realizzato un punto vendita aziendale dove si possono trovare tutti i prodotti del Consorzio».

«Il nostro successo – dichiara Monica – è dovuto alla grande attenzione che mettiamo in tutte le fasi della lavorazione dei prodotti proposti: dalla campagna, alla stalla, dalla trasformazione al trasporto. L’alta qualità, inoltre, conferisce molta piacevolezza ai prodotti, il cui sapore colpisce subito chi li assaggia. Abbiamo vissuto e continuiamo a vivere grazie al passaparola dei nostri clienti che sono la nostra maggiore garanzia. Ora – prosegue Monica – in azienda è entrata anche la terza generazione: io come direttore generale, mio fratello Antonio come vice presidente, che segue tutta la logistica e la raccolta del latte, e il cugino Ivano, figlio dello zio Luigi, che segue tutta l’azienda agricola. I nostri prodotti di super eccellenza sono: il latte di Alta Qualità (siamo stati i primi a ottenere la certificazione in provincia di Padova), il gelato che produciamo nel nostro laboratorio con frutta assolutamente fresca e di stagione, la carne».

Anche la carne

Eh sì, anche la carne: dalla fine dello scorso anno l’azienda Agrigen di Villanova di Camposampiero (Pd) collabora con “Mungi & Bevi” e fornisce la carne del loro allevamento. Si tratta di vitelloni nati e cresciuti in Italia, che restano allo stato brado almeno fino ai sei mesi di età, allattati dalla madre e cresciuti senza antibiotici e senza stimolatori della crescita. Anche per questo prodotto, la consegna è come per tutti gli altri: o i clienti vengono nel punto vendita oppure viene consegnato a casa, su ordinazione sempre tramite numero verde.

«Nel nostro Consorzio – conclude la direttrice generale – lavorano 46 persone, tra dipendenti e collaboratori, e diamo vita a un indotto molto importante: si pensi che facciamo le consegne nelle province di Padova, Vicenza, Venezia e Treviso. Abbiamo anche una sede a San Biagio di Callalta, nel trevigiano, con un negozio self-service di tutti i prodotti freschi. Nell’azienda agricola invece, lavorano 5 persone fisse. Il fatturato annuo si aggira sui sei milioni di euro». 

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