Orticole a impatto ridotto per tutelare acque e biodiversità

Risparmio idrico anche grazie ai satelliti, fasce selvatiche per i pronubi, riduzione dei residui di fitofarmaci. Per il bene dell’ambiente (e del mercato). L'azienda Minzoni, nel ravennate, produce piselli, cipolla, spinaci e cavolo "Kale" in esclusiva per Orogel con un occhio alla biodiversità

L’orticoltore Giuseppe Minzoni accetta che il committente delle sue produzioni scelga a novembre per l’anno successivo quali colture impiantare, quali sementi seminare, quali rigidissime pratiche agricole compiere e quali minimi trattamenti effettuare. Ma solo a fine anno conoscerà l’entità del ritorno economico di tutta questa fatica. È una scelta forse inconsueta, ma Minzoni produce per Orogel, che è un committente molto esigente però pronto a ripagare con correttezza tutti gli sforzi che richiede.

40mila quintali di orticole di alta gamma

Cavolo riccio "Kale", nuovo superfood di tendenza

L’azienda agricola Minzoni vanta coltivazioni per ben 122 ettari (di cui 27 in affitto confinante); è situata a Madonna dell’Albero (Ravenna). Giuseppe Minzoni ne è titolare già dal 1992. Tolti 20-30 ha in rotazione a frumento, conferito al consorzio agrario locale, Minzoni si dedica all’orticoltura. Ettari completamente irrigati, in grado di assicurare a Orogel un conferimento di vegetali freschi e pronti per essere surgelati pari a circa 35-40mila quintali l’anno.

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Sono ben tre gli ettari dedicati alla cipolla

Ogni anno in questa azienda semina piselli mangiatutto e cipolla a gennaio, spinaci a marzo (raccolti 60 giorni dopo) e il nostrano cavolo kale (cavolo nero riccio, varietà Red Russian Kale) tanto apprezzato dalle dive Usa. Poi prezzemolo ad aprile (pronto per il primo taglio 40 giorni dopo, a cui seguono altri 3-4 tagli ogni 20 giorni) e a metà mese erbette e cicoria, a cui si aggiunge il trapianto scalare (ogni 15 giorni) dei pomodori (nell’ordine Edimar, Perfectpeel e Heinz 3402), che quest’anno occupano 20 ha.

Fagiolini, cicoria e spinaci in secondo raccolto

Quando il frumento è in magazzino, sui terreni liberi semina il fagiolino per ottenere il secondo raccolto. Tra fine agosto e inizio settembre è di nuovo il turno di erbette, cicoria e spinaci.
E poi queste ortive le segue con passione: «il pensiero che, quando non ci sarò più, la mia azienda possa andare in mano a qualcuno che produce mais o biogas non mi fa dormire la notte», sospira Minzoni.
L’agricoltore ravennate rispetta i rigidi protocolli imposti da Orogel. Che si possono riassumere grossomodo così: trattamenti con fitofarmaci solo al superamento delle soglie dei disciplinari di lotta integrata (quindi prevenzione e monitoraggio quotidiano), presenza di fascia di accoglienza dei pronubi e degli ausiliari (questi ultimi ancora per ridurre i trattamenti), raccolta nel momento di massima espressione qualitativa del prodotto, quindi se necessario anche di notte, perché lo stabilimento Orogel di Cesena è sempre recettivo.
Di suo, Minzoni ha aggiunto il risparmio idrico grazie alle tecnologie digitali, la riduzione dei reflui di lavaggio delle botti grazie a Heliosec e, prossimamente, la sostituzioni dei motori diesel di pescaggio dell’acqua del canale Lama del Cer (che serve per l’irrigazione) con nuovi motori elettrici.

La difesa sostenibile

«Applico la lotta integrata secondo i disciplinari – precisa Minzoni – e intervengo solo quando si supera la soglia prescritta nel disciplinare, che indica prodotto, principio attivo, dosi e carenza. Quest’ultima è particolarmente importante perché Orogel richiede che il residuo sia del 70% più basso del limite di legge».
E i controlli non mancano mai, come spiega Massimo Siboni, responsabile approvvigionamento prodotti freschi Orogel: «Il campionamento dipende dal tipo di ortaggio e dalla situazione ambientale. In ogni azienda fornitrice effettuiamo almeno un controllo per coltura per stagione, ma anche il 50% in più su ortaggi “difficili” come il pomodoro o se sospettiamo una deriva da campi limitrofi. Inoltre richiediamo la perfetta pulizia delle botti per evitare che il residuo contamini la coltura successivamente trattata».

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La fascia dedicata a pronubi e ausiliari: quest’anno è di 700 mq, nel 2019 sarà di 2.200 mq

«Infatti, da qualche anno – puntualizza Minzoni – laviamo in abbondanza le cisterne grazie al sistema Heliosec, a brevetto francese, che separa le acque chiare da quelle di lavaggio. Queste ultime si raccolgono in una vasca di decantazione dove, grazie al vento e all’irraggiamento solare, l’acqua evapora e rimane solo il residuo secco. A fine anno lo raccogliamo (10 kg circa), sigilliamo il contenitore e lo conferiamo a Cascina pulita (www.cascinapulita.it) per lo smaltimento».

Alla difesa partecipano poi anche gli insetti ausiliari, continua Minzoni, grazie a Operation Pollinator. «Si tratta di una fascia di 700 mq (più 1.500 l’anno prossimo) in cui ho seminato un miscuglio (lupinella, erba medica, sulla, pimpinella, ginestrino, colza, Trifolium pratense) che crea un habitat adatto a coccinelle e altri insetti predatori di afidi, ma anche ai pronubi per favorire l’impollinazione, oltre a rappresentare un indice di buona qualità ambientale dell’azienda».

Il risparmio idrico

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In primo piano lo scolo Lama del Cer, da cui l’azienda prende l’acqua irrigua; sullo sfondo i campi di prezzemolo pronti per la raccolta

L’Azienda Minzoni è ricca d’acqua, circondata com’è dai fiumi Ronco e Montone e attraversata dallo scolo Lama. Ma non per questo la spreca: da tre anni l’ufficio tecnico Orogel ha proposto di utilizzare, in alcune colture, le sonde per misurare l’umidità del terreno al fine di razionalizzare l’irrigazione e ridurre il consumo di energia e acqua.

«Le due sonde Dacom, più economiche, misurano a 20 e 40 cm di profondità: le utilizzo nelle cicorie e nel prezzemolo – dice Minzoni – e, grazie a un’app, sul cellulare leggo l’umidità residua.

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La sonda Sentek nel campo di cipolla; permette tramite satellite di conoscere l’umidità residua

Le due sonde Sentek, di livello superiore, misurano a 10, 20, 30, 40 e 50 cm nel pomodoro e nella cipolla: trasmettono i dati al satellite che li elabora e trasmette sul computer il grafico dello stato idrico. Così usiamo meno acqua, spendiamo meno e riduciamo l’inquinamento dei motori a gasolio che azionano le pompe».
Da quest’anno, Minzoni ha deciso di affiancare alle sonde l’innovativo sistema Manna Irrigation, sviluppato in Israele: «Il sistema si basa su foto multispettrali scattate dal satellite europeo Sentinel 2 ogni quattro giorni. Un software elabora le foto con un algoritmo che indica i volumi settimanali d’acqua da distribuire alla coltura al netto delle precipitazioni. Sonde e satellite aiutano anche a programmare i turni settimanali d’irrigazione».

L’impegno

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Massimo Siboni, responsabile approvigionamento prodotti freschi Orogel, mentre contolla il prezzemolo (foto Pozzati)

Gestire l’azienda in questo modo richiede un impegno a tempo pieno: Minzoni, che è coltivatore diretto, ha in proprio anche tutti i macchinari per le lavorazioni, per svolgerle nel momento più adatto, e dà lavoro a due trattoristi a tempo pieno e a un terzo a chiamata. Conta inoltre su una decina di stagionali, «una famiglia di bosniaci specializzati in agricoltura, in grado di scerbare con la zappa circa 15 ha di prezzemolo nei 20 giorni precedenti la raccolta, per conferire fra 80 e 150 q di foglie pulite a stagione» soggiunge Minzoni.
Buona parte delle raccolte si svolge di notte, oppure all’alba o al tramonto quando è necessario il controllo colore (es. nel pomodoro, con il lettore ottico della macchina raccoglitrice), e anche di domenica: «Quando la produzione Orogel è avviata su un ortaggio, basta una telefonata per dare il via alla raccolta, e in 30 minuti di strada il camion carico è in fabbrica a scaricare i vegetali appena raccolti sul nastro trasportatore della pulizia: più fresco di così…».

Quella di Giuseppe Minzoni è una delle esperienze di giovani orticoltori innovativi presentati in occasione del FUTUR SHOW Innovazione in orticoltura

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