Una vernice naturale dalle bucce del pomodoro

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Un giovane agricoltore lombardo premiato da Coldiretti per aver creduto nella possibilità di riciclare gli scarti della lavorazione del pomodoro trasformandoli in uno smalto biologico che può essere impiegato per uso alimentare

Una vernice del tutto naturale ricavata dalle bucce dei pomodori. Questa la scoperta che è valsa all’imprenditore agricolo Stefano Chiesa l’Oscar Green 2017 di Coldiretti nella sezione “Crea”. Una trovata che permette di riciclare gli scarti della lavorazione del pomodoro da industria e generare un reddito supplementare producendo una bioresina da utilizzare per rivestire le lattine a uso alimentare e sostituire le vernici chimiche impiegate oggi. Ma gli impieghi possono essere anche altri, il tutto all’insegna dell’economia circolare.

Un'azienda completa

Centottanta ettari di seminativi e orticole tra cereali, mais e pomodoro da industria, un allevamento di 700 scottone e un impianto a biogas da un megawatt. Questa la consistenza dell’azienda agricola Virginio Chiesa di Canneto sull’Oglio, in provincia di Mantova, condotta dall’omonima famiglia. Il padre Virginio, i figli Stefano, Alessandro e Maria Elena, la madre Chiara, oltre a tre dipendenti, sono tutti impegnati nella gestione dei campi, della stalla e dell’impianto a biogas. L’azienda è attiva dal 1947 e fino agli anni Novanta ha prodotto latte e cereali per poi passare all’allevamento di bovini da carne. Nel 2008 è stato realizzato l’impianto a biogas alimentato con gli scarti del pomodoro raccolti dalle tante industrie di trasformazione presenti in zona. Infatti, i Chiesa gestiscono anche una ditta di autotrasporti per realizzare questo servizio.

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Da sinistra: Stefano, Maria Elena e Alessandro Chiesa

Un problema che diventa opportunità

«Da tempo utilizziamo gli scarti del pomodoro come materia prima per il nostro digestore – racconta Stefano – e ci siamo accorti che le bucce non venivano degradate ma restavano intatte. Così ci siamo chiesti se si potevano riutilizzare in qualche modo».
Circa cinque anni fa i Chiesa hanno sottoposto la questione ai tecnici di laboratorio della stazione sperimentale per l’industria delle conserve alimentari (la Ssica di Parma), i quali, studiando la cosa, hanno scoperto nella biblioteca del centro un manoscritto del 1942 nel quale si parlava di un trattamento sperimentale a cui sottoporre le bucce del pomodoro per produrre un combustibile che sostituisse il petrolio: era il periodo dell’autarchia, decisa dal regime fascista in risposta alle sanzioni economiche imposte all’Italia per l’invasione dell’Etiopia. La fine della guerra e il ritorno del libero mercato fecero accantonare la ricerca.

La ricerca e i finanziamenti

Venuta a conoscenza dell’idea dei Chiesa, la responsabile del dipartimento imballaggi del Ssica, Angela Montanari, ha deciso di approfondirla ottenendo anche dei fondi europei per la ricerca. È nato così il progetto BiocopacPlus, coordinato dalla Ssica e gestito da Cft Spa di Parma, l’azienda Chiesa e Salchi Metalcoat Srl di Burago di Molgora (MB).
«Abbiamo ottenuto 2,5 milioni di euro con il programma Life+ – spiega Stefano – con i quali è stato realizzato un impianto pilota per estrarre la cutina dalle bucce del pomodoro. È proprio questa resina naturale che serve per proteggere il frutto sulla pianta la materia prima necessaria alla produzione dello smalto per le latte. La capacità di lavoro è di cento chili di bucce all’ora. Oggi il sistema è stato brevettato – sottolinea l’imprenditore mantovano – e siamo in attesa di ricevere altri 12,5 milioni di euro dal progetto Agrimax che rientra nel bando europeo Horizon 20/20 per iniziare la produzione industriale della vernice».

Le possibilità di business

«Solo nell’areale del nord Italia a ogni campagna del pomodoro si producono circa 500mila quintali di bucce – precisa Stefano Chiesa – noi oggi ne ritiriamo circa un decimo, quindi c’è ancora molto lavoro da fare».
Alcuni Paesi stranieri hanno già manifestato l’interesse a mandare in soffitta le vernici chimiche delle latte per le preoccupazioni che suscitano rispetto al possibile rilascio di sostanze nocive negli alimenti. Ma perché il prodotto entri in commercio ci vorrà almeno un altro anno, nel frattempo la sperimentazione continua anche su altri fronti. «Vogliamo tentare di estrarre dal pomodoro anche il licopene – conclude l’agricoltore lombardo – e l’acido ferulico dalla crusca lavorando gli scarti della Barilla. Possono servire all’industria farmaceutica e alla cosmesi». Oltre alla vernice per le latte, la cutina estratta dal pomodoro potrà essere impiegata per produrre smalto naturale per unghie.
Infine, per chiudere il cerchio dell’economia circolare, le bucce a cui è stata estratta la cutina possono essere usate come materiale per alimentare i digestori, perché, una volta private di questa sostanza cerosa, vengono aggredite dai batteri e trasformate in energia.

Se sei un agricoltore innovatore e vuoi raccontarci la tua storia scrivi a: simone.martarello@newbusinessmedia.it

 

1 commento

  1. Molto interessante, peccato che nell’articolo si faccia menzione di allevamento di Scottona, come se si trattasse di una razza!

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