l drone “semina” uova di Tricogramma

Lotta biologica innovativa presentata dal Consorzio agrario del Friuli

Viene dal Friuli Venezia Giulia, arriva in volo a una velocità massima di 70 km/ora e tratta in pochi minuti fino a cinque ettari di terreno coltivato a mais seminando uova di Trichogramma, insetto capace di sterminare, del tutto biologicamente, il 70-80% della piralide presente. Parliamo di un particolare agrodrone presentato a giugno al quartier generale del Consorzio agrario del Friuli Venezia Giulia da Andrea Cuttini, della Adron Technology di Udine, società che lo ha ideato e progettato. Per quanto concerne la lotta alla piralide, i principali vantaggi sono di sicuro interesse, a partire dall’assenza di impatto ambientale e di danni alla coltura, all’applicazione anche in condizione meteo sfavorevoli (come nel caso di deboli piogge), alla possibilità di utilizzo anche in aree collinari, alla velocità di applicazione e distribuzione tramite Gps. Tutte motivazioni che indicano la strada dell’innovazione in agricoltura, a detta del Consorzio FVG, ma anche di altri portatori di interesse fuori dai confini regionali. Pare infatti che ci sia più di qualcuno che crede al progetto, dato che i droni friulani pochi giorni dopo la presentazione sono stati utilizzati nel mantovano e in Piemonte per trattare i primi 5mila ettari di mais contro la piralide.

 

Come funziona

Venendo al funzionamento di questa apparecchiatura, è stato reso noto che, in media, sorvola a una velocità di 40 km/h i campi di mais e, grazie al Gps di cui è dotata e a un avanzato software, rilascia ovetti di cellulosa contenenti uova di Trichogramma, che offre una risposta tutta biologica al normale pesticida. Il drone pilotato dall’operatore, tramite un apposito software e a un hardware di controllo, sorvola il campo preso in considerazione a un’altezza di 20 metri circa compiendo dei corridoi con distanza di 10 metri l’uno dall’altro. Le palline di cellulosa vengono poi scaricate automaticamente ogni 10 metri con assoluta precisione.

Il distributore del Trichogramma, secondo i dati di sistema, è gestito da un microcontrollore e da un’antenna Gps per lo sgancio automatico. Ha un’efficienza di 10 ha/ora a una velocità di 8m/s, mentre la capacità del serbatoio è di 500 ovuli (utili per 5 ettari). Tra le dotazioni ha una funzione start/stop con possibilità di avviamento automatico al raggiungimento della quota prefissata e una serie di sistemi di verifica dell’attività svolta.

Nello specifico del prodotto sganciato a terra, il Trichogramma brassicae contenuto negli ovuli è un imenottero parassitoide che da adulto misura 0,4-0,5 mm. Il suo ciclo vitale arriva fino a 10 generazioni all’anno (10-20 giorni da uovo ad adulto). L’azienda informa che tale ritrovato è disponibile in capsule, delle dimensioni di circa 2 cm, contenenti 185.000 femmine in diversi stadi di maturazione, da cui usciranno quindi gli adulti in diverse ondate successive, a cadenza di circa 3-4 giorni, per un periodo di circa 21 giorni. È anche fondamentale un’attività di monitoraggio dei voli, tramite delle apposite “trappole a feromoni”, (una trappola copre 4-6 ha, 20 trappole/100 ha; 70-100 trappole/1.000 ha).

Per quanto riguarda le diagnosi successive all’utilizzo, effettuando dei controlli random si possono verificare: la parassitizzazione delle uova, che appaiono di colore nero anziché bianco; un minor numero di piante spezzate al momento della raccolta; un elevato numero di chicchi per spiga; l’abbattimento delle micro tossine; una maggior produzione e vigoria della pianta grazie al non utilizzo di prodotti chimici.

In sintesi, l’utilizzo di insetti utili riduce l’uso dei pesticidi ma porta anche a un controllo di specie a loro resistenti e al contrasto dei fitofagi secondari (acari, afidi…). In più, il sovradosaggio non provoca danni alla coltura.

Numerosi gli utilizzi in agricoltura

Più in generale, il drone in agricoltura è piuttosto versatile e si presta a diverse altre possibilità di utilizzo. Alcune state sviluppate dall’azienda friulana e permettono, ad esempio, il monitoraggio delle coltivazioni attraverso specifici sensori montati a bordo del robot.

«I costi sono equivalenti a quelli per i metodi tradizionali, ma a impatto ambientale zero» ha chiarito Cuttini a proposito della lotta “bio-tecnologica” alla piralide, precisando poi che «per acquistare un esemplare di drone, full optional, la spesa è di poco inferiore ai 20mila euro. Per utilizzarlo è però necessario essere in possesso di un patentino. Da qui la possibilità offerta dall’azienda anche solo di noleggiare il drone, opportunità che intende cogliere anche il Consorzio agrario stringendo un accordo con la Adron Technology per offrire il servizio a prezzi convenzionati.

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome