Precision farming ok anche sotto il tendone

Frutticoltura
Esperienze di sensoristica multispettrale portata da drone

Il bisogno di innovazione in viticoltura, in questi ultimi anni, è diventato ancor più importante per motivi che riguardano:

-   la necessità di adeguare la gestione dei vigneti al mutato contesto climatico;

-   l’esigenza di migliorarne la sostenibilità ambientale;

-   la rapida evoluzione delle tecniche.

Per quest’ultimo aspetto basta pensare, a titolo di esempio, ai nuovi sistemi di monitoraggio, sia da remoto che prossimale, di fattori quali: vigore delle piante, presenza e intensità di stress biotici ed ambientali, capacità produttiva e qualità delle uve. Sistemi utili per supportare le scelte tecniche volte a limitare l’impatto ambientale, individuare precocemente situazioni di inefficienza e migliorare le produzioni.

La variabilità spaziale dei vigneti talvolta è di natura “strutturale”, ovvero legata alla morfologia o alla struttura dei suoli, alla presenza di lenti di argilla o di calcare attivo, alle pendenze irregolari, all’eccessiva vicinanza di altre piante arboree o arbustive che possono esercitare una competizione nutrizionale o idrica. Altre volte, invece, è di natura “gestionale”, ovvero imputabile ad una conduzione agronomica non accorta, come può accadere se si adottano errati piani di concimazione, cariche di gemme non bilanciate con la vigoria delle piante e la fertilità del sito di coltivazione, tecniche di gestione della chioma e/o del suolo poco mirate ed attente. In quest’ultima categoria ricadono ancor troppo di frequente i problemi di erosione del suolo dovuti a palesi errori di gestione (foto 1).

Quando la variabilità spaziale presente nei vigneti è palese, l’impiego reiterato di modalità di gestione uniformi e non differenziate può portare a incrementare questi problemi con la conseguente progressiva riduzione dell’efficienza dell’impianto. Il contrasto della variabilità spaziale nel vigneto può essere notevolmente agevolato ricorrendo alle recenti tecniche di viticoltura di precisione, in grado di evidenziare in modo semplice, veloce ed oggi anche economico, tali disomogeneità. L’intento primario è quello di contenerne e/o annullarne gli effetti negativi mediante interventi sito-specifici o cosiddetti “a rateo variabile”, che prevedono cioè l’erogazione di quantità di input (es. concimi, diserbanti, agrofarmaci, acqua, ecc.) in modo proporzionale al reale fabbisogno delle diverse aree difformi che costituiscono il vigneto.

La messa in evidenza delle disomogeneità e la conseguente caratterizzazione di zone omogenee all’interno del medesimo vigneto può essere oggi condotta mediante l’implementazione di mappe di vigore utilizzando l’indice Ndvi (Normalized difference vegetation Index) attraverso l’acquisizione e l’analisi di immagini multispettrali, prese da altezze prestabilite e con una sufficiente risoluzione, con appositi satelliti, aerei e droni.

 

1.Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, Università di Perugia
2.Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, Università Politecnica delle Marche, Ancona
3.Cantina Orsogna, Orsogna, Chieti
4.Istituto di Biometeorologia, IBIMET - CNR, Firenze

Leggi l'articolo completo su Terra e Vita 20/2016 L’Edicola di Terra e Vita

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