DIFESA FRUTTETO

Difesa, spazio ai feromoni

DIFESA FRUTTETO – Una tecnica che trova nuova considerazione per integrare i programmi fitoiatrici. Molte formulazioni e diverse strategie.

La difesa antiparassitaria delle piante da frutto ha visto enormi progressi. È ormai riconosciuta l’importanza d’impostare programmi in base ai principi della produzione integrata, che diventerà il metodo di produzione obbligatorio per l’agricoltura convenzionale, a partire dal 2014, secondo la direttiva Ue 128/09 sull’uso sostenibile dei pesticidi.

I feromoni, da tempo impiegati per il monitoraggio dei lepidotteri, hanno assunto un ruolo di crescente importanza come mezzi di lotta veri e propri. Il poter disporre di sostanze praticamente prive di tossicità che agiscono come modificatori del comportamento di specie chiave per le principali colture frutticole e per la vite ha consentito una sensibile diminuzione dell’impiego di insetticidi convenzionali.

In particolare, i sistemi di erogazione sono stati oggetto di approfondimenti e di verifiche per cui ora sono disponibili varie alternative per controllare la stessa specie. In Italia, le colture maggiormente interessate sono le pomacee, la vite e le drupacee.

Le applicazioni pratiche sono legate ancora quasi esclusivamente all’impiego di analoghi sintetici dei feromoni sessuali dei lepidotteri, ma si registrano sempre più numerosi casi di applicazioni di attrattivi anche in altri ordini, soprattutto coleotteri e ditteri, per lo più con feromoni sessuali o di aggregazione.

A parte l’impiego nel monitoraggio, ormai entrato nelle normali pratiche a supporto della difesa delle colture, l’inibizione degli accoppiamenti è l’obiettivo maggiormente perseguito; per ottenere il risultato sono disponibili diversi sistemi di distribuzione, che agiscono in modo anche sensibilmente differente tra loro: alcuni sistemi provocano nei maschi la saturazione del sistema di percezione ed elaborazione del segnale, altri creano una quantità di false tracce che distolgono i maschi dalla ricerca della femmina, altri ancora mascherano i segnali naturali sovrapponendo una quantità di feromone sintetico alle tracce naturali.

Un altro metodo di utilizzo dei feromoni è il metodo attratticida, che comporta l’attrazione degli insetti verso fonti avvelenate. Questo metodo trova le sue applicazioni di maggiore interesse nella lotta ai ditteri, particolarmente contro i tefritidi. Il metodo delle catture massali ha fatto registrare risultati positivi soprattutto nella difesa da coleotteri xilofagi.

Inibizione degli accoppiamenti

Il sistema dell’inibizione degli accoppiamenti consiste nel diffondere nell’aria del frutteto una quantità di feromone sintetico relativamente elevata in modo che i maschi vengano confusi nella fase di localizzazione delle femmine, che avviene soprattutto grazie all’emissione del feromone naturale.

Per quanto riguarda la sostanza attiva, una miscela sintetica che riproduca il più fedelmente possibile quella emessa dalla femmina ha maggiore probabilità d’indurre nei maschi l’esecuzione dell’intero processo di avvicinamento alla femmina e di corteggiamento che portano all’accoppiamento.

In quasi nessuno degli impieghi pratici dei feromoni di sintesi è necessario riprodurre l’intera sequenza comportamentale: nel caso del monitoraggio, per esempio, è sufficiente far sì che i maschi siano attratti verso la trappola e siano indotti ad atterrare nei pressi dell’erogatore, per esempio sul fondo adesivo.

È possibile inibire gli accoppiamenti rilasciando il feromone sintetico con diverse modalità: si può scegliere di rilasciare grandi quantità da pochi punti di erogazione o piccole quantità da molti punti.

Erogatori a elevato rilascio

Il prodotti attualmente più usati sono erogatori che rilasciano quantità di feromone relativamente elevate; ogni erogatore libera alcuni milligrammi di feromone al giorno, che significa orientativamente centinaia di volte più di una femmina. Queste formulazioni vengono utilizzate da 270-1.000 punti di rilascio/ha. L’effetto è complesso, ma fondamentalmente i maschi si trovano in un ambiente con forti sbalzi di concentrazione, che provocano l’assuefazione all’attrattivo rendendoli incapaci di percepire i richiami delle femmine.

Gli erogatori hanno un contenuto di attrattivo sintetico che permette una lunga durata di rilascio, fino a 5-6 mesi. Punto di forza di queste formulazioni è il fatto di essere posizionati in campo all’inizio della stagione, in un periodo in cui normalmente non ci sono molte altre operazioni da compiere nel frutteto e nel vigneto.
Applicati su superficie sufficientemente ampia, comunque superiore ad un ettaro, nel giro di alcuni giorni si distribuiscono in modo uniforme e impediscono gli accoppiamenti anche con popolazioni alte. È molto importante applicare gli erogatori prima dell’inizio dei voli, in modo da impedire la crescita della popolazione: poiché il feromone viene rilasciato per diversi mesi, agisce costantemente e nel corso delle generazioni determina un’effettiva riduzione della popolazione. Questo effetto di riduzione è tanto più evidente quanto più ampia è la superficie interessata.

Erogatori a basso rilascio

Un’altra tipologia sono gli erogatori che rilasciano quantità di feromone più simili a quelle emesse dalle femmine, con i quali si ottiene il cosiddetto disorientamento. In questo caso i maschi non perdono la capacità di percepire il feromone, ma vengono costantemente distratti dall’elevato numero di punti attrattivi che competono con le femmine.
Per competere efficacemente con la popolazione naturale, più questa è elevata, più erogatori sono necessari. Normalmente vengono collocati almeno 2mila erogatori, ma, in presenza di alte densità di popolazione, può essere necessario utilizzarne anche 3mila.

Questi erogatori hanno un rilascio più limitato nel tempo che dura da 1 mese e mezzo a due mesi; sono particolarmente vantaggiosi su appezzamenti di dimensioni contenute, poiché l’inibizione degli accoppiamenti avviene a livello locale grazie all’attrazione dei dispensers; su grandi superfici può diventare oneroso pensare all’utilizzo per l’intera stagione, che può richiedere fino a 3 interventi di applicazione, mentre è interessante l’utilizzo di strategie integrate con insetticidi in diversi periodi dell’anno.

Formulazioni sprayable

Ne esistono in commercio una per il controllo di Cydia pomonella e una per il controllo di Cydia molesta: si tratta dei primi prodotti registrati in Europa a base di feromoni in formulazione liquida, in cui sono sospese microcapsule contenenti il feromone; l’applicazione viene fatta con le attrezzature convenzionali utilizzate per i normali agrofarmaci con i quali sono miscibili.

Sulla vegetazione vengono distribuite le microcapsule, che costituiscono un grandissimo numero di punti di diffusione del feromone, che risulta quindi distribuito in modo uniforme, come una nebbia che può mascherare i richiami naturali.
La dimensione delle capsule non consente una durata di diffusione molto prolungata: questa può essere considerata soddisfacente per un mese, ma distribuendo la metà della dose ogni 15 giorni si ottiene un rilascio molto più uniforme nel tempo.

Queste formulazioni offrono soprattutto una notevole versatilità di impiego, potendo adeguare i tempi e le dosi in funzione della necessità e la loro integrazione con gli insetticidi nei programmi di difesa può costituire una scelta da valutare quando sia utile l’uso dei feromoni solo in un periodo della stagione.

Autoconfusione sessuale

Il meccanismo di azione proposto è particolarmente suggestivo: il concetto è quello di attrarre i maschi verso capannine, simili alle comuni trappole a feromoni, contenenti polvere di cera elettrostaticamente carica, contenente il feromone.
I maschi non vengono catturati, ma sul loro corpo aderisce una certa quantità di “polvere esca” che, emettendo feromone, li rende incapaci di percepire richiami esterni (da cui il termine autoconfusione); viene ipotizzato anche che i maschi carichi di esca, volando, fungano da punti di rilascio che potrebbero distrarre gli altri maschi che non sono stati attratti dalle trappole.

Puffers

In Italia non sono ancora registrati prodotti di questo tipo. Si tratta di stazioni contenenti una bomboletta spray contenente il feromone, comandata da un meccanismo che provoca l’emissione di un getto nebulizzato a intervalli di tempo definiti. Il sistema consente un notevole risparmio di manodopera, essendo richiesti 2-3 puffers/ha, che possono essere rapidamente ricaricati in caso di necessità. Per ottenere una copertura efficace è necessario disporre di superfici notevoli, indicativamente a partire da 5 ha.

Cattura massale

È una modalità di utilizzo degli attrattivi, non necessariamente feromoni, che deriva dal concetto del monitoraggio. Utilizzando trappole altamente efficienti si tende a catturare un numero di insetti significativo con il risultato di ridurre la popolazione presente. Nell’ambito della frutticoltura sono utilizzate le trappole per la cattura massale dei lepidotteri cossidi Cossus cossus e Zeuzera pyrina (Mastrap L).

Diffusa in molte forme questa tecnica, con attrattivi solo in alcuni casi a base di feromoni, per la lotta contro i ditteri carpofagi come Ceratitis capitata, Rhagoletis cerasi e Bactrocera oleae. In questi casi vengono utilizzate prevalentemente esche alimentari, estremamente attrattive per entrambi i sessi, talvolta addizionate di attrattivi feromonici, che aumentano l’effetto nei confronti dei maschi.
Non è sempre facile catalogare questa tecnica, se come mass-trapping o attract & kill, dal momento che nella maggior parte dei casi gli insetti attratti vengono uccisi con un insetticida: dal punto di vista della normativa, la presenza dell’insetticida obbliga alla registrazione tra i prodotti fitosanitari, che per i sistemi di cattura, anche massale, non è invece richiesta.

Attract and Kill

Questo metodo si basa sul concetto che un insetto, una volta attratto, sia ucciso. A dire la verità, anche con il sistema delle catture di massa gli insetti attratti vengono eliminati, o perché trattenuti dalla fondo collato o perché imprigionati in un contenitore nella trappola. Concettualmente si tende ad attribuire una maggiore efficacia potenziale a questo tipo di approccio; i migliori risultati si ottengono nella lotta ai ditteri. Come per il mass trapping, il fatto che con l’uso di esche combinate feromone-alimentare nei ditteri vengano attratti entrambi i sessi, spiega l’elevata efficacia.

Per i lepidotteri la questione è oggetto di discussione; sono stati sperimentati diversi prodotti soprattutto per carpocapsa, ma anche per altre specie.

Melo e pero

Diversi prodotti sono disponibili per inibire gli accoppiamenti di carpocapsa, ricamatori, cidia del pesco e zeuzera; nel 2011 l’applicazione dei feromoni interessava in Italia circa 30mila ha.

Ovviamente l’attenzione maggiore è rivolta alla carpocapsa, per la quale è possibile scegliere tra le formulazioni a elevato rilascio per la confusione (Isomate, Rak e Checkmate), a basso rilascio per il disorientamento (Ecodian), formulazioni sprayable (Checkmate CM FL) e per l’autoconfusione (Exosex); è inoltre prossimo alla registrazione un prodotto da distribuire con puffers.

Nella lotta a carpocapsa con feromoni è essenziale tenere presente, come per ogni altro mezzo di lotta, che si tratta di un fitofago per il quale la soglia di tolleranza è prossima allo zero per cui, a parte situazioni particolarmente favorevoli, è quasi sempre necessario prevedere un’integrazione con altri mezzi di lotta; l’applicazione di insetticidi contro la prima generazione in contemporanea con i feromoni consente a questi di agire su una popolazione più bassa e di evitare il costituirsi di una seconda generazione pericolosa per la produzione.

La carpocapsa può presentare in Italia 2-3 generazioni a seconda dell’area geografica, ma è sempre essenziale concentrare l’attenzione particolarmente sulla prima generazione. Utilizzando erogatori a elevato rilascio si può contare su una durata di diversi mesi ed è assolutamente consigliabile applicarli prima dell’inizio del primo volo, anche integrando con insetticidi la difesa contro la prima generazione.

Anche con i sistemi a basso rilascio, i microincapsulati o l’autoconfusione, programmare l’applicazione dei feromoni dall’inizio della stagione sarebbe consigliabile; la necessità di effettuare diverse applicazioni nel corso della stagione spesso scoraggia questa soluzione, sia per motivi economici, sia per l’impegno richiesto.
Possono essere allora prese in considerazione soluzioni differenti, quali la difesa con insetticidi contro la prima generazione e l’applicazione dei feromoni a partire da prima dell’inizio del secondo volo. In questi casi è assolutamente consigliabile consultare tecnici esperti per definire le modalità d’intervento.

Per i casi in cui sia necessario combattere anche altre specie di lepidotteri carpofagi e non si vogliano perdere i vantaggi derivanti dall’uso dei feromoni, sono disponibili formulazioni che contengono gli attrattivi per tali fitofagi insieme a quello di carpocapsa, che non richiedono manodopera addizionale.

A breve è prevista l’immissione in commercio di una formulazione in puffers (Checkmate Puffer CM O), o erogatori in bombolette spray, che riducono al massimo l’impiego di manodopera: vengono collocati solo 2-3 erogatori/ha. Sono formulazioni già commercializzate in altri Paesi, particolarmente adatte a superfici molto ampie: il numero ridotto di erogatori consente una buona copertura su diversi ettari.

Maturità ormai raggiunta

Dopo un percorso molto più lungo rispetto ad altri mezzi di lotta, si può dire che l’uso dei feromoni nella difesa delle colture stia giungendo alla maturità: stanno trovando una considerazione più corretta nel panorama della difesa delle colture, non come alternativa agli insetticidi, bensì come uno dei mezzi a disposizione, che presenta indubbi vantaggi dal punto di vista ecotossicologico, da considerare come una delle prime possibili scelte, ma che va inteso sempre come un tassello di programmi integrati con senso critico. Si assiste alla proposta di nuove formulazioni e strategie d’impiego, che stimolano tecnici e frutticoltori.

(*) Istituto di entomologia e patologia vegetale, Università Cattolica
del Sacro Cuore (Piacenza)

La bibliografia è presso gli autori

Allegati

Scarica il file: Difesa, spazio ai feromoni
CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome