SPECIALE DIFESA DEL FRUTTETO

Feromoni e irroratrici idonee Così si riducono i trattamenti

SPECIALE DIFESA DEL FRUTTETO – Più confusione sessuale, meno interventi anticarpocapsa in Val di Non

Aumenta il numero delle generazioni di carpocapsa sui meleti trentini (è l’effetto del global warming). Diminuisce il numero degli agrofarmaci registrati, in particolar modo dei fosforganici (è l’effetto della revisione Ue delle registrazioni). Nonostante ciò, cala sui meleti della Val di Non il numero degli interventi insetticidi necessari a tenere sotto controllo la carpocapsa e gli altri fitofagi del melo. Un apparente paradosso, chiarito nel corso della recente giornata frutticola svoltasi nel capoluogo della Val di Non, Cles, tradizionalmente curata dal Centro di Trasferimento Tecnologico della Fondazione Mach di San Michele all’Adige in collaborazione con Melinda. L’incontro ha visto in prima linea uno schieramento di tecnici di grande esperienza nei più svariati campi della coltivazione della mela. Cosa questa che ha permesso di presentare agli oltre 600 frutticoltori e tecnici presenti una situazione molto precisa ed aggiornata nel campo della difesa del melo in montagna con particolare attenzione ai mezzi alternativi a quelli chimici. Prevedendoche la revisione europea avrebbe ridotto il numero degli insetticidi a largo spettro disponibili, il Centro di Ricerca di San Michele ha avviato per tempo una vasta sperimentazione sul metodo della confuzione sessuale su vasta scala e oggi raccolte i frutti di questa esperienza.

«La confusione sessuale -hanno spiegato a Cles i tecnici Roberto Torresani, Luigi Tolotti e Gianluca Giuliani - è un tecnica biotecnologica per il controllo della carpocapsa e di altri lepidotteri che prevede l’inibizione degli accoppiamenti mediante schermatura del richiamo naturale della femmina. Gli obiettivi sono di evitare l’insorgenza di resistenza ai tradizionali prodotti chimici e la riduzione nell’impiego di insetticidi».

I feromoni proteggono più della metà degli impianti

Nelle valli del Noce, dopo una prima fase di sperimentazione e validazione a metà anni Novanta, le superfici in confusione sono progressivamente aumentate. Oggi su 6.500 ettari totali, sono 3.400 gli ettari con diffusori per carpocapsa (Cydia pomonella), 600 ettari per rodilegno giallo (Zeuzera pyrina), 10 ettari per Cydia molesta (erano 800 nel 2006) e circa 100 ha per i tortricidi ricamatori.

«Già dalle prime esperienze la confusione è risultata molto interessante e dopo alcuni anni d’impiego ha permesso di ridurre e, in qualche caso, di eliminare i trattamenti insetticidi contro questi parassiti». L’effetto è particolarmente intenso nei meleti di fondovalle, dove il numero dei trattamenti si riduce in media del 70-80% (spesso si passa da 4 a 1). «Ma anche nella Val di Non - spiega Gastone Dallago, responsabile dell’Unità frutticoltura del Centro trasferimento tecnologico della Fondazione Mach- la diffusione di questa tecnica ha permesso di dimezzare il numero dei trattamenti anti-carpocapsa (da 2 a 1), con stuazioni che non hanno richiesto addirittura alcun intervento».

Svanisce il pericolo Cydia molesta

Emblematico anche il caso della Cydia molesta. In Val di Non si era fatto fronte all’espansione di questo tortricide tra la fine degli anni ‘90 e i primi del 2000 con l’adozione su vasta scala della confusione sessuale. Gli ettari così protetti sono arrivati a circa 800 in Val di Non nel 2006 (oltre mille in tutto il Trentino), ma proprio la lotta sessuale ha fatto venir meno questa problematica, inducendo una riduzione dell’utilizzo dei feromoni contro Cydia molesta negli anni successivi. «Ecco perchè - hanno affermato i tecnici intervenuti a Cles -, in un panorama di maggiore impegno in favore dell’eco-sostenibilità,questo metodo troverà sempre più considerazione nella difesa dai lepidotteri dannosi».

Curare l’efficienza delle macchine

Questa tendenza all’ottimizzazione dei trattamenti non è esclusiva della lotta insetticida, ma sta diventando realtà anche nella protezione dalle malattie fungine. «Certo - hanno affermato a Cles i tecnici Piergiorgio Ianes, Maurizio Chini e Matteo de Concini - perchè ciò si verifichi occorre la massima attenzione al momento d’intervento, secondo i principi della difesa preventiva, ma occorre anche intervenire con attrezzature idonee».

L’esito della difesa fitosanitaria dipende infatti da quattro fattori: 1) il giusto momento d’intervento rispetto al ciclo del parassita 2) l’efficacia dei prodotti impiegati 3) la pressione del parassita e 4) la corretta distribuzione dei prodotti sulla pianta.

Anche nell’annata 2010 la patologia che ha dato i maggiori problemi in Val di Non, con frequenti danni ai frutti, è stata la ticchiolatura (si veda riquadro). Le osservazioni di campo hanno evidenziato che la diffusione della malattia, nella maggior parte dei casi, era di tipo localizzato nei punti di insufficiente bagnatura con le macchine irroratrici. Da ciò emerge la necessità di verificare costantemente l’efficienza degli atomizzatori, al fine di una corretta distribuzione con la minore deriva possibile: il macchinario deve essere costantemente controllato da persone competenti e soggetto a regolare manutenzione in azienda.

«Gli agricoltori - hanno detto i tecnici - deve avere le conoscenze necessarie sulle caratteristiche tecniche dell’irroratrice ma deve anche verificare che essa distribuisca il prodotto adeguatamente rispetto alla coltura da trattare. Questa verifica è possibile disponendo del cosiddetto “diagramma di distribuzione verticale” che deve essere richiesto ai costruttori o rivenditori. Il profilo deve infatti corrispondere sufficientemente a quello della chioma da trattare» Capita invece spesso che l’atomizzatore copra in maniera insufficiente le parti alte delle piante, sopra i 3,5-4 m di altezza.

Il “premio” per tutti questi sforzi nella corretta esecuzione dei trattamenti emerge con evidenza dai risultati produttivi ottenuti in Val di Non nell’annata 2010. Quando, nonostante l’alta pressione delle malattie e la riduzione degli interventi insetticidi, la quota di raccolto senza problemi qualitativi (macchie, marciumi e “bacato”) è arrivata allo stratosferico livello del 99,7%.

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