Vite, con gli ibridi resistenti risparmio garantito

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Costi ridotti di mille euro a ettaro tra minori quantità di fitofarmaci e meno passaggi in campo. Questa la stima del risparmio ottenibile con gli ibridi di vite resistenti alle principali malattie come oidio e peronospora

Un count down di otto anni divide gli agricoltori dalle barbatelle glera fitoresistenti, «un futuro segnato dal progresso che persegue la direzione della sostenibilità» ha dichiarato il vicepresidente della Fiera di Santa Lucia Alberto Nadal che ha introdotto il convegno dedicato alle sperimentazioni sulle varietà fitoresistenti condotte da Vivai Cooperativi Rauscedo, presentate in occasione dell’edizione 2016 della Fiera Internazionale dell’Agricoltura di Santa Lucia di Piave.
«L’oidio e la peronospora sono gli organismi parassiti più comuni nella vite, che sottraggono risorse alla pianta portandola al deperimento o, nel migliore dei casi, alla minore produzione di uva – ha spiegato il vicepresidente della Fiera – per questo motivo abbiamo messo a disposizione un convegno interamente dedicato alla ricerca e sperimentazione sui vitigni resistenti, un metodo innovativo e certamente valido per produrre in modo sano, senza l’abuso dei fitofarmaci».
L’edizione 2016 della Fiera ha deciso di agevolare gli agricoltori nell’avvicinarsi alle tecniche a “impatto zero” sull’ambiente e sulle persone, progettando un vero e proprio percorso guidato per sensibilizzare gli operatori su questo argomento: oltre ai 15 convegni, il campo Fiera mette a disposizione oltre 5000 modelli esposti, con particolare attenzione alle emissioni delle trattrici e ai sistemi satellitari GPS che agevolano l’agricoltura di precisione, senza sprechi.
«Questa tipologia di vitigno consente di ridurre notevolmente i trattamenti sulla vite in quanto risultato di un programma di ibridazione che le rende maggiormente resistenti alle patologie che colpiscono la pianta - ha spiegato il direttore di Vivai Cooperativi Rauscedo Eugenio Sartori – parallelamente, permettono un risparmio economico per l’agricoltore». Le sperimentazioni condotte dalla cooperativa friulana hanno infatti misurato una riduzione di costo di oltre mille euro per ettaro, dettato dalla minore spesa in prodotti fitosanitari.

Finora sono stati sperimenti oltre 24.000 semenzali, tra vitigni autoctoni e internazionali, dei quali 10 sono stati iscritti al Catalogo Nazionale (Sauvignon kretos, Sauvignon Nepis, Sauvignon Rytos, Cabernet Eidos, Cabernet Volos, Merlot Khorus, Merlot Kanthus).
«La prossima frontiera sarà l’ibridazione del vitigno Glera – ha dichiarato Sartori – stiamo già lavorando da oltre un anno a questo progetto che ne richiederà almeno otto per poter fornire barbatelle conformi agli standard». «Attualmente la normativa consente l’utilizzo di queste varianti di vitigno per la produzione di vini senza denominazione o a Indicazione Geografica Tipica – ha specificato Nadal a conclusione – ma auspichiamo che il tempo possa limare le autorizzazioni al fine di agevolare il passaggio ad un’agricoltura sempre più sostenibile».

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