TECNICA

Dall’Eima. Raccolta foraggi, le innovazioni viste in fiera

TECNICA – Le nuove proposte tecnologiche in materia di big balers e di rotopresse presentate alla grande manifestazione bolognese

L'Eima di Bologna è sempre una vetrina eccezionale per le macchine agricole, di qualsiasi genere. Non fanno eccezione, ovviamente, quelle per la foraggicoltura: girando tra i padiglioni - davvero tanti, per l'edizione 2014 - è possibile trovare di tutto e da tutto il mondo; dalla motofalciatrice con uomo a piedi (a proposito: quest'anno Bcs ha vinto una medaglia Eima, con un attrezzo di questo tipo) fino alla super-falciacondizionatrice da 7 o più metri. Per non parlare, ovviamente, di voltafieno e ranghinatori, di tutte le forme e dimensioni.
In questo caso, però, abbiamo scelto di concentrarci sulla macchina più complessa, tra quelle che prendono parte al ciclo della fienagione: ci riferiamo ovviamente alle presse, elemento essenziale per portare a casa un buon prodotto. Un foraggio troppo pressato, infatti, rischia di avere problemi di conservazione, soprattutto se alla raccolta si presentava leggermente umido. Da qui, per esempio, la possibilità di lavorare con rotopresse a geometria variabile (cuore tenero, come si dice). Al contrario, però, una pressatura insufficiente aumenta inutilmente i volumi da stoccare e, nel caso delle maxi-balle rettangolari, potrebbe comportare la loro disgregazione in fase di raccolta e stoccaggio.
Ci sono poi le delicate questioni relative alla legatura, alla dimensione delle balle (soprattutto per le big baler) e, non da ultimo, al taglio del prodotto: ormai tutte le nuove macchine nascono con la predisposizione per il rotore, che può essere con o senza coltelli. In quest'ultimo caso, naturalmente, funziona come un normale infaldatore, assicurando però maggior velocità di lavoro.
Siamo andati in giro tra gli stand dei principali costruttori per vedere novità e riconferme in materia di presse. Di ogni dimensione: dalla piccola per ballette (più diffusa di quanti si pensi) alla maxi-pressa quadra, adatta a grandi aziende o ai contoterzisti.

Presse quadre

Cominciamo proprio da queste ultime, ovvero da quelle che, con uno dei tanti anglicismi, chiamiamo big baler.

John Deere. Il costruttore americano è arcinoto per trattori e mietitrebbie e dalla primavera scorsa è tornato prepotentemente alla ribalta anche nel settore delle trinciacaricatrici. Tuttavia i prodotti con il marchio del Cervo sono molti di più e vanno dalle seminatrici alle falciacondizionatrici. Dopo aver rivoluzionato, un anno fa, il mercato delle rotopresse con la sua 900 (ne parliamo più avanti), all'Eima ha portato per la prima volta la nuova versione della maxi-pressa 1400, con precamera, doppio nodo e Isobus di serie per un rapido collegamento al monitor del trattore. Le misure delle balle vanno da 80x90 a 120x90, passando dalla classica 120x70.

Kuhn. Anche il gruppo francese ha appena prodotto la sua versione di big baler a doppio nodo (Lsb 1290D), mentre sta ancora lavorando alla Hd, ovvero il modello ad alta densità di pressatura, che dovrebbe essere pronto già per il Sima di Parigi (febbraio 2015) o al più tardi per la primavera prossima. La 1290D, intanto, è una pressa a rotore con 11, 12 o 23 lame (se sono presenti i coltelli) e un taglio minimo di 4,5 cm. Produce balle da 120x90 cm. Isobus compatibile, dispone di un monitor con 40 contatori e possibilità di regolare densità e lunghezza della balla.
Massey Ferguson
. Il marchio di casa Agco ha sostituito, un anno e mezzo fa, la sua 2170 con la versione 2270 Hd. Quest'anno ha parzialmente modificato il modello, intervenendo su alcuni particolari secondari. Nella sostanza, dunque, poco cambia: la 2270 resta una maxi-pressa ad alta densità che produce balle da 120x90 lunghe al massimo 2,7 metri. Dotata di sei legatori doppi, ha un pistone da 47 colpi al minuto e sistema di lubrificazione automatico indipendente.

Cicoria. Novità in arrivo per Cicoria, costruttore italiano di macchine per imballaggio. La 1270, in versione normale e Hd, era già presente in fiera e non è una prima assoluta, ma nel 2015 arriverà la 1280 HD, pressa ad alta densità e alta capacità di lavoro con sei legatori a doppio nodo. Attualmente, ci spiegano all'ufficio marketing, sono in corso i test sui prototipi, con esiti promettenti.

New Holland. Il marchio del gruppo Fiat modifica le rotopresse (vedi più avanti) ma non le BigBaler, che sono sempre offerte in cinque modelli, con misure da 80x70 a 120x90. Il sistema di alimentazione può essere a forche o a rotore. La macchina è dotata di camera di precompressione e di quattro legatori a doppio spago.
Claas. Nessuna novità nemmeno per un altro nome importante delle grandi presse. Claas, infatti, resta fedele alla sua Quadrant, a listino con un alto numero di modelli. Tra essi, la 3300 Rc presentata in fiera e ultima nata della gamma. Si tratta della classica big baler da 120x90, con rotore da 0 a 25 coltelli, precamera registrabile dalla cabina, pistone da 46 colpi al minuto e sei legatori. La sigla Rc indica, nella terminologia Claas, la possibilità di estrarre il telaio portacoltelli per una più facile sostituzione dei medesimi. La macchina è predisposta per collegamenti Isobus, ovviamente.

Rotopresse

Panorama naturalmente più vasto, dal momento che il numero di costruttori di rotopresse è molto superiore a quello di chi fa grandi imballatrici. In ordine di novità, cominciamo con Feraboli. Lo storico marchio mantovano è infatti entrato a pieno titolo nella galassia Maschio-Gaspardo e da questo momento in poi tutte le macchine per pressatura del gruppo saranno bianco-rosse. All'Eima, oltre a presentare se stesso, Feraboli ha portato una nuova macchina: la Extreme 365, a camera e geometria variabile, con diametro delle balle da 50 a 165 cm e possibilità di realizzare il famoso cuore “a stella”, garanzia di effettiva sofficità del nucleo. Il trasferimento del prodotto è assicurato da un rotore che può avere un massimo di 15 coltelli, mentre la camera di pressatura è composta da quattro cinghie senza giuntura.
Sempre fa le debuttanti ricordiamo anche la Monster Plus di Mascar. Rispetto alla versione normale si presenta pluri-accessoriata, con un pick-up più largo, cinghie senza giunture e ridotte da cinque a tre, oltre ad avere un nuovo regolatore elettronico per la pressione dei coltelli. In fiera è stata portata, infine, la Monster Smart, versione economica della Monster tradizionale ma sempre con diametro delle balle da 80 a 170 cm.
Kverneland
ormai è un multi-marchio della pressatura, essendo proprietario, infatti, anche di Vicon e Gallignani. Con i colori di quest'ultimo ha presentato la gamma Gf 200 e 300, rotopresse a camera fissa che producono balle da 1,25 o 1,55 metri per i classici 120 cm di altezza. Si tratta di una serie non del tutto nuova, ma rinnovata in alcuni particolari importanti. L'infaldatore può essere a forche o rotore, con o senza coltelli (14 o 25, nel caso siano presenti).
Sempre per i colori Gallignani, è stata presentata la serie Gv400 e Gv 500, macchine a camera variabile con diametro minimo di 80 cm e massimo che varia da 1,65 a ben 2 metri (per il modello Gv 520. Grazie alle cinque cinghie e ai rulli, sostiene Gallignani, è possibile realizzare balle perfette, selezionando la densità sia del nucleo sia dello strato intermedio e del mantello esterno attraverso il terminale (esiste comunque la predisposizione Isobus). Stesse caratteristiche per le Kverneland delle serie 6600 e 6700 e le Vicon Rv 5100 e 5200. Per questi due ultimi marchi, inoltre, il listino prevede anche le roto-fasciatrici, ovvero rotopresse combinate con un fasciatore posteriore per produrre direttamente balle insilate. Sono identificate, sia per Kverneland sia per Vicon, dall'aggettivo Flexiwrap e sono diffuse soprattutto in nord Europa, dove le condizioni climatiche non permettono di essiccare il foraggio in campo. Pertanto, se continueranno le estati ad alta piovosità, le vedremo presto anche da noi.
Passiamo ora a New Holland, un nome ovviamente noto per trattori e mietitrebbie ma che ha un ruolo di tutto rispetto anche nel campo della pressatura. La novità per il 2015 si chiama Roll-Belt ed è una rotopressa a camera variabile con diametro da 90 a 150 cm (Roll-Belt 150) o da 90 a 180 cm (Roll-Belt 180). Sua caratteristica principale è il sistema di alimentazione Activesweep, nel quale è il pick-up ad alimentare direttamente la camera di pressatura (formata da 4 cinghie senza fine) attraverso un rotore con denti a W. La macchina può essere dotata di rotore, con o senza lame.
Un marchio che non ha presentato nuovi modelli ma che val sempre la pena di tenere in considerazione è Mc Hale, arrivato sul mercato italiano da pochi anni ma già in grado di ritagliarsi un proprio spazio. Ricordiamo il modello di maggior successo, la V660 a camera variabile da 0,7 a 1,7 metri, con rotore a 25 coltelli per un taglio minimo di 4,6 cm e rilevatore di umidità. Per Kuhn avevamo invece la Autoplus Optifeed, macchina assai simile, come principio, alla Roll-Belt di New Holland, dal momento che presenta coclee e rotore sullo stesso asse, per ridurre la complessità della meccanica e l'assorbimento di potenza. Produce balle da 80 a 160 cm grazie a una precamera con tre rulli e a una camera a cinque cinghie. Diametro della balla e densità del nucleo si controllano dal monitor di bordo che, per questo tipo di macchine, può anche essere il semplice ma efficiente Autoplus (non Isobus).
In tema di cinghie val senz'altro la pena sottolineare la scelta di Supertino, costruttore piemontese (la sede è a Saluzzo) che di cinghie ne usa una sola, senza giunzioni. A suo dire, la miglior soluzione per avere una balla ben formata e senza perdite di prodotto. Ovviamente, in questo modo si evita anche qualsiasi rischio di accavallamento delle cinghie. La sua R170 produce balle da 90 a 170 cm (come denuncia il nome, del resto) e può essere fornita o meno di rotore con un massimo di 13 coltelli.
Concludiamo come abbiamo iniziato, ovvero con John Deere, che ha riportato in fiera le sue rotopresse a espulsione rapida. Si caratterizzano, come noto, per avere, al posto del coperchio posteriore, un telo, molto più veloce nell'alzarsi e abbassarsi e che pertanto consente di ridurre notevolmente i tempi morti. Per sostituire una struttura di metallo con una di tela, John Deere ha rivoluzionato l'intera macchina, creando un telaio portante che ha la forma di una mano semichiusa e all'interno del quale si forma la balla, che sarà poi espulsa dalla tensione delle cinghie.
Una soluzione che è valsa al costruttore americano diversi riconoscimenti e che rappresenta senza dubbio una delle migliori innovazioni degli ultimi anni. In attesa delle macchine a pressatura continua che purtroppo, stante l'assenza di Lely da Eima 2014, non si sono viste a Bologna, ma che potrebbero guadagnarsi il titolo di novità del decennio, quando finalmente arriveranno sul mercato.

Allegati

Scarica il file: Dall’Eima. Raccolta foraggi, le innovazioni viste in fiera
CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome