Fieni, con l’aeroessiccazione cresce la qualità

fieni
Essiccazione rotoballe
Una tecnica, sperimentata dal Crpa, di fienagione in due tempi per ridurre i costi di alimentazione. Ecco le esperienze di tre aziende

L’uso dei foraggi nell’alimentazione della bovina da latte, oltre a consolidare il legame tra il territorio e le produzioni tipiche, rappresenta la base per la produzione di latte di qualità destinato alla trasformazione in formaggi a denominazione di origine protetta, per esempio il Parmigiano Reggiano. Somministrati come fieni, apportano in stalla microflora utile e condizionano positivamente la fisiologia digestiva garantendo il corretto processo di ruminazione, funzionale al mantenimento di animali in buono stato di salute. Migliorare la qualità complessiva dei foraggi diventa inoltre la strategia più semplice per ridurre i costi di alimentazione, in quanto aumentano sia la digeribilità che la quantità di alimenti ingeriti.

La nuova tecnica è stata sperimentata dal Crpa di Reggio Emilia presso tre aziende del comprensorio del Parmigiano Reggiano.
Ritornando a citare l’areale di produzione del Parmigiano Reggiano, produrre fieni è diventata una necessità crescente laddove le aziende hanno deciso di aderire al progetto qualità “Prodotto di montagna”, definito dal Consorzio del formaggio Parmigiano Reggiano, tra le cui regole è previsto, oltre a quanto indicato dai Reg. Ue 665/2014 e 1151/2012 legati all’origine, che il 60% della sostanza secca della razione somministrata alle bovine, su base annua, provenga dalla zona di montagna.
Per ridurre le perdite collegate con la fienagione tradizionale e ottenere un fieno di maggiore qualità, sono stati sviluppati metodi alternativi riconducibili alle tecniche di fienagione in due tempi, che prevedono di appassire il foraggio in campo, raccoglierlo a umidità elevata e completarne l’essiccazione in fienile. La tecnica è interessante perché consente un aumento della quantità di foraggio prodotto e il miglioramento del suo valore nutritivo; se ben gestita, non genera costi di alimentazione aggiuntivi.
L’incremento deriva essenzialmente dalla maggiore elasticità nella gestione del prato e nella valorizzazione della capacita produttiva in relazione a:
- anticipo degli sfalci primaverili;
- limitati condizionamenti dagli eventi meteorici;
- diminuzione/eliminazione dei rivoltamenti;
- possibilità di raccogliere anche il fieno sfuso;
- limitato danneggiamento meccanico e riduzione delle perdite;
- limitati condizionamenti;
- pieno sfruttamento anche degli ultimi sfalci.

Leggi l’articolo completo su Informatore Zootecnico n. 7/2017

L’edicola di Informatore Zootecnico

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome