Gran Suino Italiano e l’impronta di carbonio

carbonio
L’organizzazione interprofessionale intende certificarla. Un intervento innovativo finanziabile dal Psr

La prima interprofessionale suinicola, l’Oi (Organizzazione interprofessionale) Gran suino italiano, nata tre anni fa con l’obiettivo di rafforzare il sistema di filiera e incrementare la redditività aziendale di tutte le sue componenti, si prepara ora a una nuova fase, come ha spiegato il presidente Guido Zama nel corso dell’assemblea generale svoltasi i primi del dicembre scorso a Parma, che sarà incentrata sull’innovazione, sullo sviluppo dell’agricoltura clima-sostenibile e sul lavoro agricolo di qualità con l’avvio della procedura per la certificazione dell’impronta di carbonio, che misura le emissioni di CO2 e altri gas a effetto serra. Tra i cardini del programma, anche l’impegno a lavorare, in via sperimentale, alla realizzazione di un sistema di allevamento “Antibiotic free” e l’invito alle aziende suinicole associate di aderire alla Rete di lavoro agricolo di qualità.

«Si sta operando per ridare voce alla suinicoltura - spiega Zama -, nella speranza di ottenere dal Governo, dal Mipaaf e dalle organizzazioni agricole la stessa attenzione riservata di recente al comparto del latte».

Una elevata adesione

L’Oi rappresenta oggi oltre un terzo della produzione suinicola dell’Emilia Romagna: più di cento allevatori che hanno dato mandato alle loro associazioni di categoria (in prevalenza Confagricoltura e Cia) di rappresentarli nell’Oi, ai quali si aggiungono quelli iscritti alle Organizzazioni dei produttori Asser e Opas con attività in Emilia-Romagna, le aziende di macellazione e trasformazione Italcarni, Annoni, Clai, Zuarina, Galloni, il Prosciuttificio San Michele, Fontana Ermes, Negrini Salumi, Annoni Ugo Prosciutti, Devodier Prosciutti, Leporati Prosciutti Langhirano spa, Martelli F.lli spa, Felsineo spa e San Nicola Prosciuttificio del Sole spa, oltre all’organizzazione che rappresenta le Op (Organizzazioni professionali) del comparto suinicolo nazionale, Unapros. «E solo nell’ultimo mese – aggiunge Zama - altre dieci importanti realtà produttive del mondo della trasformazione ci hanno inviato la richiesta di adesione. L’ambito operativo è adesso limitato all’Emilia Romagna - spiega Zama -, in quanto il riconoscimento è avvenuto sulla base della legge regionale che regolamenta la costituzione delle Organizzazioni dei produttori e dell’interprofessione, ma l’intenzione è quella di allargare nel 2016 la base operativa al bacino Padano».

Il progetto Carbon footprint

Insieme all’ente di ricerca Crpa, anch’esso membro dell’Oi, e con il supporto dell’ente di certificazione Csqa (Certified software quality analyst), si sta avviando il progetto sull’impronta di carbonio, Carbon footprint, una metodologia che si pone l’obiettivo di valutare l’impatto dei singoli prodotti o di completi cicli di produzione sulle emissioni in atmosfera per definire la dimensione sul tema della sostenibilità ambientale. «In sintesi – precisa Zama -, si arriva a stabilire un indice che esprime la quantità di gas serra (anidride carbonica, metano e protossido d’azoto) emessa nel corso dei processi produttivi. Ossia, utilizzando procedure e software codificati e accreditati a livello mondiale, verranno calcolate quante emissioni in atmosfera (misurate in CO2) genera un’azienda suinicola nello svolgimento della propria attività oppure l’intera filiera nel caso della produzione di prosciutti».

Un gruppo operativo per l’innovazione

Accanto a questo lavoro si sta predisponendo inoltre la costituzione di un Gruppo operativo per l’innovazione (Goi), che è un’inedita forma di partenariato tra aziende agricole ed enti di ricerca introdotta per la prima volta in Europa nell’ambito della nuova programmazione 2014-2020, al fine di presentare, sul bando del Psr-misura 16, “un progetto di ricerca che mira a determinare i parametri da utilizzare per la determinazione delle emissioni di carbonio nella produzione di salumi: tali parametri attualmente non sono codificati in nessuna parte del mondo”.

L’ente di certificazione Csqa avrà a sua volta il compito di monitorare e controllare con verifiche ispettive annuali.

Quali obiettivi

«Con questo progetto – incalza il presidente dell’Oi – vorremmo andare oltre e comunicare al consumatore quanta CO2 contiene la carne venduta al banco e operare per ridurre l’impatto in atmosfera, facendo leva sulle innovazioni tecnologiche e di processo nell’auspicio di invertire la rotta. È nostro interesse, da un lato, far sapere al consumatore quanta CO2 si produce per realizzare un chilo di carne suina o un chilo di prosciutto e, dall’altro, dimostrare non solo, dati alla mano, l’effettivo impatto della filiera sulle emissioni in atmosfera, ma anche impostare, ove necessario, pratiche e procedure per migliorare il rapporto dell’azienda con l’ambiente circostante».

La linea produttiva antibiotic free

L’Oi sta lavorando inoltre per realizzare all’interno dell’interprofessione una linea produttiva “antibiotic free”, che abbia una dimensione superiore a quella della singola azienda con certificazione Csqa. «In Europa solo la Danimarca e i paesi del nord si stanno già muovendo, come sistema e filiera, in tale direzione – precisa Zama -.

Verso un’interprofessionale nazionale

Presto usciranno i bandi del Psr dell’Emilia Romagna sulla ricerca e l’innovazione e noi presenteremo un progetto che coinvolgerà tutta la filiera del suino pesante, insieme a enti di ricerca e imprese. Il nostro impegno - prosegue il presidente dell’Oi - è finalizzato a sviluppare la prima interprofessionale suinicola, ora di esclusiva matrice emiliano romagnola, nazionale. Solo così, un domani, si potrà giocare su un tavolo comune dove discutere le tematiche di settore e adottare le politiche necessarie. È un appello all’unità del comparto che è improrogabile all’interno di un sistema sempre più globalizzato in cui le produzioni faticano ad affermarsi sui mercati».

 

L’autrice è dell’Ufficio stampa e comunicazione di Confagricoltura Emilia-Romagna

 

Leggi l’articolo completo sulla Rivista di Suinicoltura n. 2/2016

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