Qualità delle carni migliorata con il crossbreeding Beefmaster

É solo uno dei vantaggi riscontrati da chi ha scelto di impiegare questa razza statunitense all’interno dei propri piani di accoppiamento. «Attraverso questo tipo di incrocio è possibile ottenere un aumento della fertilità, della longevità dell’efficienza alimentare, oltre che della redditività aziendale». Parla così Giulio De Donatis, titolare insieme alla moglie dell’azienda Tenuta dell’Argento di Civitavecchia (Rm), prima in Italia ad avere importato embrioni di Beefmaster

Nella foto: tre vitelli nati dall'incrocio Beefmaster/Maremmana (al centro) e le fattrici di razza Maremmana (ai lati).

Probabilmente, se chiedessimo agli allevatori di bovini da carne di oggi quali sono i problemi maggiormente percepiti nella gestione quotidiana della stalla, ci risponderebbero: bassi tassi di concepimento e di fertilità, elevata consanguineità, ridotti incrementi ponderali giornalieri e spese alimentari troppo alte. Tutte problematiche presenti nella realtà delle nostre aziende e che devono essere affrontate.
È evidente che in questo contesto la gestione di una moderna azienda è diventata sempre più complessa, il tempo a disposizione deve essere ripartito su molteplici aspetti e soprattutto l’allevatore deve fare valutazioni economiche sulle sue scelte dandosi precisi obiettivi.
Cosa offre quindi la genetica per rispondere ai bisogni degli allevatori?
Per aiutare in modo concreto gli allevatori, soprattutto in termini di funzionalità della mandria, è stata proposta la tecnica dell’incrocio (crossbreeding), una tecnica gestionale che prevede l’accoppiamento di animali provenienti da razze diverse e che dà luogo all’effetto dell’eterosi (o vigore ibrido), definita come la superiorità (o inferiorità) dei figli meticci rispetto alla media fenotipica delle popolazioni pure cui i genitori appartengono (di seguito i dettagli).
La massima espressione di questo fenomeno si ottiene nell’incrocio di prima generazione e diminuisce nelle generazioni successive così che, utilizzando due razze, si può mantenere circa il 67% dell’eterosi, mentre utilizzandone tre se ne può mantenere circa l’87%.
E proprio alla tecnica del crossbreeding si sono affidati i coniugi Francesca Prato e Giulio De Donatis, titolari dell’azienda agricola Tenuta dell’Argento di Civitavecchia (Rm), che dal 2012 hanno deciso di introdurre all’interno del proprio allevamento di bovini di razza Maremmana (350 capi) la genetica Beefmaster, razza bovina statunitense originaria del Texas al fine di migliorare l’efficienza produttiva della propria mandria.
I due allevatori laziali, primi in Italia a importare embrioni di Beefmaster, hanno riscontrato significativi benefici sia da un punto di vista economico che in termini di miglioramento della qualità delle carni.
«Non si parla di sostituzione delle razze locali italiane – spiega De Donatis -, ma di miglioramento della loro produzione attraverso gli incroci con la razza miglioratrice Beefmaster. Questo tipo di incrocio infatti comporta effetti positivi in termini di efficienza alimentare dei bovini, prolificità, fertilità, resistenza alle malattie, adattabilità all’ambiente e qualità delle carni».

Giulio De Donatis.

«Perché abbiamo scelto la razza Beefmaster»
«La nostra azienda – spiega Giulio De Donatis - si confronta con un territorio abbastanza aspro e non vive totalmente di sussidi monetari. Per questi motivi è nata l’esigenza di guardare altrove, cercando nuove soluzioni. L’idea è stata quindi quella di sfruttare l’incrocio tra il bestiame che noi alleviamo in questi territori, ovvero bovini di razza Maremmana, con altri soggetti appartenenti ad altre razze caratterizzate da elementi di precocità o adattabilità all’ambiente migliori della Maremmana, al fine di integrare la genetica dei nostri bovini con caratteri migliorati. Inizialmente – prosegue De Donatis - ci siamo imbattuti nella razza Brhaman (Bos indicus) da cui deriva la Maremmana, ma a causa del suo temperamento ci siamo resi conto che non era la strada migliore da percorrere. Contestualmente all’incremento di fertilità, prolificità, ecc., cercavamo infatti una razza che potesse essere più docile delle nostre Maremmane, e così, dopo un lungo percorso di ricerche sul web per trovare una razza miglioratrice che facesse al caso nostro, siamo giunti alla Beefmaster, e quattro anni fa abbiamo cominciato importando gli embrioni dagli Stati Uniti».
In modo particolare è stato il bisogno di incrementare la produttività della mandria a spingere De Donatis verso l’introduzione della Beefmaster in allevamento, «Nella nostra mandria di Maremmane, la natalità è del 55-60% e questo rappresenta una spesa sostanziosa per l’azienda, un costo eccessivo da gestire».

Per rispondere alle esigenze del consumatore
Secondo Marco Tassinari, del dipartimento di Scienze mediche veterinarie dell’Università di Bologna, questa razza possiede caratteristiche molto interessanti per il mercato europeo e, in modo particolare, per quello italiano. «Il nostro paese è caratterizzato da una produzione di carne insufficiente in termini di autoapprovvigionamento – spiega Tassinari - per questo siamo costretti a importare prodotto dall’estero. Purtroppo però la qualità della carne che arriva da fuori non sempre soddisfa il consumatore italiano, molto esigente dal punto di vista qualitativo. Con la Beefmaster noi abbiamo la possibilità di migliorare le caratteristiche qualitative delle nostre carni».

Vitelli nati dall'incrocio Beefmaster/Maremmana e fattrici di razza Maremmana.

Vantaggi anche per l’allevatore
Ma le caratteristiche dei bovini di questa razza non si limitano ad accontentare solo chi ne consuma la carne, ma anche chi li alleva. «Utilizzandola come incrocio, l’effetto dell’eterosi ci consente di ottenere animali capaci di sfruttare molto bene i pascoli, in grado di adattarsi bene a diverse tipologie di territori e di clima (animali che si adattano molto bene anche a condizioni difficili: dalle zone più aride della America dell’Ovest, fino al deserto del Messico, ai territori sub-tropicali e tropicali dell'emisfero occidentale, dove il calore, l’umidità e i parassiti abbondano, e infine anche alle regioni più fredde), con una migliorata efficienza alimentare e con un incremento di peso giornaliero maggiore».
Dai risultati ottenuti dai primi vitelli Beefmaster nati nell’azienda Tenuta dell’Argento, continua Tassinari «abbiamo registrato fin dai primi giorni di vita un incremento ponderale giornaliero (Ipg) superiore rispetto agli altri animali allevati in queste zone, a parità di condizioni».
«Dalla nascita allo svezzamento – sottolinea Tassinari - questi animali crescono più velocemente perché riescono a sfruttare meglio i foraggi. La spesa per gli alimenti risulta quindi significativamente ridotta e l’Ipg, come già detto, addirittura migliorato. La presenza della linea genetica degli zebù nella razza Beefmaster conferisce a questi animali una maggior rusticità, una maggiore resistenza nei confronti di determinate patologie, e un aumento del tasso di fertilità e oltre che della produzione di latte».

Eterosi e vigore ibrido
Joe Paschal, che lavora per la Texas A&M University, ci spiega i vantaggi derivanti dall’eterosi, in particolare l’effetto del vigore ibrido sugli animali. «Quando incrociamo animali di razze diverse e soprattutto non imparentati tra loro – sottolinea -, otteniamo il miglioramento di alcuni parametri: nel momento in cui due genotipi si incontrano si crea un’importante interazione che viene definita eterosi (genotipo in cui aumenta la frequenza di eterozigosi, cioè aumenta il numero dei loci con alleli differenti per il gene per lo stesso carattere); si ottengono così diversi benefici su molti fronti. Al fenomeno dell’eterosi infatti si associa quello del vigore ibrido (in cui l'individuo, prodotto dell'accoppiamento, risulta con caratteristiche di fenotipo particolarmente vigorose). Il vigore ibrido è un fattore molto importante per le prime fasi di vita del vitello (vigore del vitello, ereditabilità del vitello), la fertilità, la longevità e la produzione latte (tutti caratteri a bassa ereditabilità e quindi difficili da selezionare). Ma non solo, il vigore ibrido ha un impatto determinante anche sulla crescita dell’animale (peso allo svezzamento, efficienza alimentare e Ipg). Per quanto riguarda le caratteristiche della carcassa -  carattere a ereditabilità più alta - invece non è evidente l’effetto del vigore ibrido».

Quali vantaggi

I vantaggi che derivano dall’impiego di questa razza sono molti, tra questi:

  • carne di elevata qualità nutrizionale, magra e saporita;
  • animali in grado di sviluppare velocemente le masse muscolari;
  • animali che si adattano molto bene anche ad ambienti e climi difficili;
  • animali meno sensibili allo stress;
  • bovini docili e senza corna (caratteristiche che si traducono, in termini di produzione, in un miglioramento della qualità delle carni);
  • aumento della fertilità;
  • aumento della prolificità;
  • efficienza alimentare ottimizzata;
  • aumento della longevità;
  • ridotta necessità di manodopera per la gestione degli animali.

 

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