ZOOTECNIA

Stalle sempre meno costose l’evoluzione da qui al 2030

ZOOTECNIA – Innova Latte (Crpa) prevede l’affermazione di allevamenti più semplici e razionali.

Quali caratteristiche avranno nel 2030 gli allevamenti italiani di bovine da latte? Le stalle andranno incontro a un’ulteriore semplificazione costruttiva. Raffreddamento del latte, essicazione dei foraggi, illuminazione degli ambienti verranno assicurati da sistemi a risparmio energetico. Alimentazione e mungitura saranno razionalizzate da nuovi flussi di circolazione degli animali. E se può essere facile prevedere che la mungitura vedrà un più intenso impiego dei robot, c’è da ricordare che sono allo studio anche sistemi di gestione che la renderanno più semplice ottimizzando la movimentazione degli animali. Ma forse la maggiore innovazione consisterà in un’applicazione più spinta dell’idea del benessere animale.

Sono queste almeno le prime indiscrezioni sui risultati di uno studio, il progetto “Innova Latte”, coordinato dal Crpa di Reggio Emilia, che ha appunto l’obiettivo di capire come evolverà nei prossimi 20 anni il settore lattiero caseario e in particolare l’azienda da latte emiliano romagnola. Uno studio i cui dettagli saranno resi noti il 2 febbraio prossimo a un convegno a Fieragricola Verona.

La semplificazione costruttiva

Il progetto Innova Latte prevede dunque, come conferma il Crpa, che la progettazione degli edifici destinati all’allevamento di bovine da latte punti sempre più decisamente sulla semplificazione costruttiva, con l’impiego di strutture in legno, per una maggiore sostenibilità ambientale e paesaggistica, oppure in acciaio, più leggere e flessibili.

Tempi e modi di svolgimento delle varie operazioni zootecniche, come ad esempio l’alimentazione degli animali e la mungitura, verranno razionalizzati non tanto con il ricorso a nuove attrezzature di stalla, capitolo per il quale non si prevedono particolari novità, quanto perfezionando la movimentazione e i flussi degli animali all’interno degli edifici zootecnici. È disponibile qualche dettaglio su cosa potrebbe significare tutto questo per la fase della mungitura; qui si potrebbero affermare:

- sistemi che cercano in un miglior disegno della movimentazione delle bovine la possibilità di farle muovere in linea retta, con l’obiettivo di ridurne lo stress e di aumentare la capacità di lavoro dei robot di mungitura;

- sistemi di movimentazione rapida delle vacche in sala d’attesa (per esempio utilizzando un cancello che si muova con spostamenti costanti) che consentano di ottenere un flusso regolare e continuo degli animali;

- sistemi con una mangiatoia mobile in grado di spostarsi subito dopo la mungitura, con l’obiettivo di indurre la bovina a uscire più velocemente;

- sale di mungitura dove la buca del mungitore sia dotata di pavimenti regolabili in altezza.

In merito ai robot di mungitura, si possono prevedere innovazioni tecnologiche come lo sviluppo di sistemi a giostra per mandrie superiori a 300 vacche, oppure come l’introduzione di telecamere 3D per un attacco rapido delle tettarelle, anche quando queste dovessero affrontare mammelle basse, o alte, o con capezzoli ravvicinati, o con capezzoli tra loro distanti.

Il risparmio energetico

Un’altra tendenza generale prevista da Innova Latte consiste nel risparmio energetico, obiettivo raggiungibile ottimizzando l’utilizzo dell’energia disponibile e riducendo i consumi. L’ottimizzazione si potrà ricercare per esempio nell’illuminazione degli edifici, adottando luci a led o progettando le strutture tenendo conto anche della distribuzione della luce. La produzione di energia da fonti rinnovabili può diventare un’integrazione del reddito.

La riduzione dei consumi di energia, poi, potrà essere ottenuta puntando su sistemi di preraffreddamento del latte ottenuti posizionando tra la pompa del latte e il serbatoio uno scambiatore di calore latte-acqua. Per ridurre i consumi di energia si potrà anche cercare di recuperare il calore solare proveniente dai tetti per indirizzarlo a impieghi utili, come l’essiccazione del foraggio.

Il benessere animale

Il progetto Innova Latte, infine, vede grandi spazi di miglioramento all’interno del problema benessere animale. E più che l’introduzione di novità tecnologiche prevede una maggiore diffusione di soluzioni già disponibili sul mercato, come nuove pavimentazioni, tappetini più confortevoli, divisori che limitino i traumi...

E che nell’ambito del benessere animale gli spazi di miglioramento siano ampi lo dimostra anche uno studio dello stato attuale delle aziende da latte realizzato dal Crpa nell’ambito del progetto. «Per provare a vedere quale tipo di aziende da latte opererà sul nostro territorio nei prossimi anni – spiega Alberto Menghi del Crpa – è stato utile capire che tipo di aziende da latte sono attive attualmente e il grado di livello tecnologico raggiunto». Di qui un’indagine su 519 stalle da latte, pari a circa il 12% delle 4.300 stalle attive in Emilia-Romagna, che ha disegnato così lo status quo:

- numero medio di capi per stalla: 143 (in lattazione 67);

- per le vacche in lattazione, le stalle a stabulazione libera sono il 55% del campione (il 45% è a stabulazione fissa); e all’interno della stabulazione libera, il 75% è libera a cuccette, il 24% libera con lettiera permanente solo in zona di riposo, l’1% libera con lettiera permanente integrale;

- bovini da rimonta: 34% stabulazione libera con lettiera integrale, 34% libera con lettiera solo in zona di riposo, 19% stab. fissa, 7% libera a cuccette, 5% libera a fessurato integrale;

- rapporto cuccette/vacche: nel 71% delle stalle a stabulazione libera c’è almeno un posto per ogni capo in zona di riposo;

- ventilazione estiva in zona alimentazione: c’è nel 33% delle stalle libere (e di queste il 42% ha anche raffrescamento evaporativo);

- sale di mungitura: 71% a spina di pesce tradizionale, 5% a spina a uscita rapida; altre sale: 10% pettine, 10% tandem e autotandem, 4% giostra.

Oltre a questa analisi dello status quo, Innova Latte ha avuto bisogno di un’altra indagine altrettando metodica, volta a realizzare una «costruzione degli scenari futuri». Le aziende da latte italiane, spiega Menghi, sono imprese molto complesse dal punto di vista tecnologico e biologico. «Per capire quindi come potranno evolvere non è possibile considerare singoli aspetti, ma è stato necessario fare una sintesi di tutte le variabili (drivers) che possono influenzare il loro futuro». Si tratta dei sette fattori schematizzati nella figura pubblicata in questa pagina.

«La nostra analisi ha individuato tre gruppi di drivers di carattere generale, che delimitano il perimetro all’interno del quale l’azienda da latte italiana si trova ad agire: 1. le normative (internazionali, europee, nazionali e regionali); 2. la domanda di prodotti lattiero-caseari; 3. le relazioni tra produzione di latte e territorio, dal cambiamento climatico ai nitrati».

All’interno di questi tre limiti si collocano altri quattro fattori, che sono «gli strumenti su cui l’azienda deve agire affinchè la sua attività di impresa possa essere competitiva e in grado di operare anche nel medio e lungo termine: 4. struttura aziendale e professionalità; 5. innovazione tecnologica e miglioramento genetico; 6. marchi di prodotto e qualità; 7. marketing e comunicazione».

Bene anche le medie dimensioni

Una valutazione dell’incidenza di questi sette fattori, effettuata con precedure standard (il metodo Delphi, una serie di workshop con esperti del settore...), ha portato a questa conclusione: «Siccome la complessità aziendale deve essere gestita in modo efficiente e quindi il management aziendale può fare la differenza, la professionalità delle risorse umane risulta il driver più rilevante per il futuro dell’azienda da latte. E quindi investire su questo fattore può fare la differenza nella competitività del settore».

L’interazione di tutti questi elementi, conclude il ricercatore Crpa, «porterà a uno o forse più modelli di impresa che nel 2030 potranno convivere e competere sul nostro territorio. Non è detto, infatti, che in questo quadro un’azienda di medie dimensioni a conduzione prettamente familiare non possa convivere con aziende di grosse dimensioni e con salariati, tecnicamente più efficienti, che negli ultimi anni si stanno via via diffondendo. Nel caso delle “piccole” aziende diventa cruciale per gli imprenditori individuare gli sbocchi di mercato per il prodotto per individuare quei gruppi di consumatori in grado di percepire il valore aggiunto di produzioni specifiche e quindi pagare quel plus di prezzo che può colmare il divario dimensionale tra le diverse categorie di produttori».

Capire però quale sarà il modello di impresa prevalente, e quindi in quali proporzioni i diversi modelli di impresa conviveranno, «resta una delle domande cruciali per il futuro del settore».

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