Con gli acidi umici mais più sano, redditizio e sostenibile

mais
Riduzione dei costi di gestione, rese migliori, raccolti di maggior qualità e una conduzione più sostenibile delle attività agricole, con l'impiego delle tecniche di agricoltura conservativa e dei fertilizzanti naturali. Questa la ricetta innovativa e vincente di un agricoltore lombardo. Ve la raccontiamo nel dettaglio

Agricoltura conservativa, acidi umici in forma liquida, fissatori naturali dell’azoto atmosferico e biostimolatori per ridurre l’impiego di urea, ottenere risparmi di denaro nella gestione complessiva del ciclo colturale del mais, un prodotto finale superiore in quantità e qualità rispetto alla coltivazione tradizionale e un minor impatto sull’ambiente.
Questa l’esperienza di Franco Concina, imprenditore lombardo titolare della società agricola Panda, 650 ettari coltivati a mais e riso (200 ettari ciascuno), frumento (100 ettari), soia (30/40 ettari) e prati (40 ettari) a sud di Milano, nei comuni di San Giuliano milanese e Pieve Emanuele.

maisDa vent'anni fedele alla conservativa
Concina ha iniziato a praticare l’agricoltura conservativa nei primi anni Novanta, in sostituzione della tradizionale aratura, introducendo la minima lavorazione e il sodo per abbassare i costi di coltivazione e contribuire a migliorare l’ambiente. Infatti, con il sod seeding si risparmia circa il 40% di gasolio, altrettanto sulle ore di lavorazione e c’è bisogno di un parco macchine ridotto rispetto alla conduzione tradizionale dei terreni. Quello della società agricola Panda si compone di cinque trattori, un dissodatore, una botte da diserbo, uno strigliatore e un trincia stocchi. Le stesse macchine, poi, sono sottoposte a minori sollecitazioni quindi richiedono minori costi di gestione. L’ampia rotazione aiuta a mantenere fertili i terreni e a suddividere i rischi di mercato. «Ad esempio per il riso facciamo la rotazione ogni 3/5 anni per tenere a bada il “riso crodo” – spiega l’agricoltore innovatore e amico dell’ambiente – infestante che si sviluppa anche a causa della scarsa qualità delle sementi oggi disponibili». La semina del riso avviene a secco, l’acqua è introdotta in levata. Grande attenzione viene posta anche nella gestione dei residui colturali in campo, per aumentare la sostanza organica dei terreni. Per il riso Società agricola Panda utilizza anche senape e colza come cover crops.

mais
Franco Concina

Mais performante tagliando l'urea
Per quanto riguarda il mais, Concina usa una seminatrice da sodo ad ancore Tonutti Quasar 6000 a 8 file da sei metri di larghezza. Le sementi utilizzate sono due varietà della Pjoneer (classe 400 e 500), per produrre granella: «I terreni sono vicini a centri urbani – spiega l’agricoltore milanese – quindi utilizzo sementi trattate con l’insetticida Force di Syngenta e repellenti per corvi». La concimazione è localizzata sulla fila e praticata con acido urico (40/50 Kg all'ettaro), che perme di ridurre notevolmente l'impiego di urea da 300/400 Kg per ettaro a 100/150 Kg. «Utilizziamo gli acidi umici Radistart di Adriatica nelle parcelle dove si può irrigare - precisa Concina - nelle zone dove l'apporto di acqua è difficile impiego fissatori di azoto atmosferico e biostimolanti con buoni risultati». Il mais raccolto da Concina è di elevata qualità, non ci sono problemi di aflatossine ed è stato pagato con un prezzo soddisfacente. L'impiego di questi prodotti naturali e la distribuzione localizzata riduce le quantità di nutrienti distribuiti, i costi per l'acquisto dell'urea, limita le spese di trasporto e di stoccaggio e contribuisce al rispetto dell'ambiente. Concina semina il mais a metà marzo e ottiene rese medie che variano tra i 100 e i 125 quintali per ettaro.

Prossimo step il biologico
Dieci ettari di mais e cinque/sei di riso dove ogni anno si sperimentano soluzioni per tenere a bada le malerbe in previsione di una conversione dell'azienda agricola al biologico. Franco Concina è un innovatore sensibile ai temi ambientali e crede nella possibilità di mandare definitivamente in soffitta la chimica: «Purtroppo c'è ancora qualche inconveniente da risolvere – ammette – ma io non mi arrendo e continuo fare esperimenti con pacciamature e impiego di attrezzi che aiutano a contrastare le infestanti».

Se sei un agricoltore innovativo e vuoi segnalarci la tua storia scrivi a: simone.martarello@newbusinessmedia.it

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome