LEGUMINOSE DA GRANELLA

Pisello proteico, una risorsa per valorizzare la collina

LEGUMINOSE DA GRANELLA – È coltura miglioratrice per eccellenza, può sostituire la soia e rimane una delle poche alternative per le areemarginali

Il livello di autoapprovvigionamento di proteine vegetali in Europa è molto basso, la politica comunitaria è indirizzata a premiare colture con una manifesta sostenibilità ambientale e che favoriscono l’aumento di fertilità dei terreni, ma tutto ciò non basta a far decollare nel nostro paese le leguminose da granella (pisello proteico, fava, cece, lupino, ecc.).

Tra queste il pisello proteico è la leguminosa da utilizzare nell’alimentazione animale che attira (o dovrebbe attirare) maggiore interesse, grazie all’ampia adattabilità e all’elevato potenziale produttivo valorizzato da interventi di miglioramento genetico in grado di portare sul mercato varietà di grande interesse soprattutto “afile”, cioè a portamento eretto. Varietà che vengono raccolte con le comuni mietitrebbie per il fatto che il cosidetto “cuscino di raccolta” supera i 50 cm da terra.

IN ITALIA 10.000 ettari, Marche regione leader

«Il pisello proteico in Italia – evidenzia Silvio Vecchi dell’ufficio sementi del Gruppo Martini – viene coltivato su circa 10mila ettari, concentrati nelle Marche, Emilia-Romagna, Piemonte, Lazio, Molise, Puglia e Sardegna. Le Marche sono l’area di maggiore coltivazione con oltre 2.500 ettari e dove la leguminosa ha maggiore tradizione. Il pisello proteico è una coltura di notevole interesse, ma non raccoglie tra gli agricoltori i consensi che meriterebbe, un po’ per la concorrenza di altre colture oleaginose che godono di maggiore appeal, un po’ perché l’imprenditore non è abituato a fare i calcoli tenendo conto anche dei vantaggi indotti».

Redditività superiore a quello che appare

«Se – continua Vecchi – la differenza tra costi e ricavi porta a una redditività di 150-170 euro all’ettaro, a questa cifra si devono aggiungere almeno altri 300 euro/ha che derivano dai “plus” garantiti dal cereale vernino che segue il pisello. I 300 euro/ha fuoriescono dalla somma tra l’arricchimento di azoto che il pisello porta al terreno (facendo risparmiare in concimi minerali) e dal valore della maggiore produzione che il cereale può raggiungere grazie alla precessione pisello. Basti pensare che il grano duro dopo il pisello garantisce comodamente almeno i 50 q/ha. Inoltre non dobbiamo dimenticare che, grazie al pisello proteico e alle nuove varietà erette, la coltura si presta egregiamente per essere seminata nelle aree collinari più difficili dove costituisce forse l’unica opportunità colturale in alternativa all’orzo. Si può quindi affermare che con il pisello si pone un freno all’abbandono della collina».

Forti importazioni dall’estero

La richiesta di pisello non manca dal momento che la nostra mangimistica con la produzione italiana soddisfa le proprie necessità solamente per un mese su dodici e quindi è costretta a massicce importazioni soprattutto dai paesi dell’Est e dalla Russia. «In quelle aree dove l’agricoltura è meno intensiva e ricca della nostra – aggiunge Vecchi – il pisello è coltura centrale nella rotazione con i cereali, dal momento che permette notevoli risparmi di concimi chimici che non sono alla portata economica di quel tipo di agricoltura».

Quando seminare

La semina del pisello si può effettuare già da settembre tenendo conto del fatto che per tollerare il freddo la coltura deve raggiungere un adeguato sviluppo vegetativo con la presenza di 4 e più foglie. Si verifica in questo stadio la massima resistenza al freddo, tenendo conto che la temperatura letale è a -2 °C.

Un secondo aspetto negativo potrebbe essere la concomitanza tra forte stress idrico e alte temperature per un periodo prolungato nella fase finale del ciclo colturale, quando la pianta accumula gran parte del prodotto nobile.

Ampia adattabilità a tutti i tipi di terreno

Il pisello mostra un’ampia adattabilità su diverse tipologie di terreno e nell’avvicendamento si colloca come coltura miglioratrice, sia attraverso il suo apparato radicale fittonante sia mediante fissazione di azoto sotto forma organica lasciato mediamente nella quantità di 40-60 kg/annui per ettaro di cui si avvantaggerà come detto precedentemente, la coltura successiva. Vantaggi aggiuntivi di tutto rispetto sono la precocità di raccolta, che consente di eseguire una seconda coltura e la possibilità di eseguire la semina su sodo del cereale vernino in rotazione.

La densità di semina ha per obiettivo di deporre 70-80 semi/mq, con interfila da 12 a 35 cm, anche se la densità può arrivare a 90 piante/mq sui terreni più fertili con inerbimenti tardivi anche per aumentare la competizione sulle infestanti. Come indicazione di massima la quantità di seme per avere una coltura adeguata agli obiettivi produttivi oscilla tra 130 e 250 kg/ha preferendo seme sano e conciato. La profondità di semina ideale è tra 3-4 cm nei terreni medio impasto sino a 5-6 in quelli più leggeri effettuando una rullatura dopo la semina.

Per le concimazioni è sufficiente distribuire 50-60 unità di potassio e altrettante di fosforo in presemina e almeno 40-60 unità di azoto in copertura con effetto starter nelle prime fasi di sviluppo.

Alcuni accorgimenti alla raccolta

La raccolta viene effettuata con la tradizionale mietitrebbiatrice da frumento con sfalcio radente il terreno e bassa velocità di avanzamento. La lama va posta a una distanza di 5 cm da terra e l’aspo va inclinato verso la macchina con velocità di rotazione molto bassa. La rotazione del battitore deve essere lenta con distanza battitore-controbattitore di 15-20 mm in ingresso e 8-10 mm in uscita. Non vanno utilizzati crivelli da soia e la ventilazione va regolata al massimo della velocità dell’aria.

La paglia può essere valorizzata come alimento per i ruminanti perché ha un valore solo leggermente inferiore a quello della medica.

L’utilizzazione della farina di semi

La farina di semi di pisello si differenzia dalla farina di soia per un contenuto inferiore di protidi grezzi e di ceneri ma un più elevato tenore in amido, lisina e metionina e in acidi grassi insaturi soprattutto linoleico. I risultati pratici di alimentazione animale con farina di pisello proteico fanno emergere interessanti performance di questa materia prima. Il pisello proteico è un alimento ben accetto dagli animali, ha un contenuto di proteine tra il 22 e il 28%, apporta molta energia con basso rischio di micotossine.

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