Ritorno alla canapa?

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Una filiera tutta da costruire eppure c’è la domanda industriale

Specie sostenibile e di facile coltivazione, la canapa potrebbe rientrare, a distanza di settant’anni, nell’ordinamento colturale delle aziende agricole italiane. Di possibile coltivazione della canapa in Pianura Padana e dei relativi aspetti agronomici si è parlato in occasione di un affollato convegno organizzato a Mantova dalla locale Confagricoltura, che ha dimostrato ancora una volta l’interesse che suscita questa coltura fra gli operatori agricoli alla ricerca di una valida alternativa colturale.

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Nonostante la richiesta del mondo industriale, la mancanza di semente e la filiera ancora debole hanno sinora penalizzato la ripresa della canapa.

Per Giampaolo Grassi, ricercatore del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e analisi dell’economia agraria) di Rovigo, «dopo il boom di semine degli anni fra le due guerre, la canapa ha rischiato di sparire dagli scenari agricoli nazionali. Solo oggi, con 1.500 ha coltivati nel 2014, la coltura cerca di riprendersi l’attenzione che merita». Secondo Grassi, però, «se da una parte la richiesta del mondo industriale per i derivati della pianta è molto alta, dall’altra, mancanza di semente e una filiera ancora debole hanno penalizzato fino ad ora una ripresa delle semine in grande stile». Ma sono i costi per costruire un impianto di lavorazione delle piante che preoccupano gli operatori: dai 5 ai 10 milioni di € per uno stabilimento capace di trasformare 3.000 ha di coltura. «Troppo – ha detto Grassi –. Servono politiche nazionali e delle singole Regioni, tramite i programmi di sviluppo rurali, capaci di individuare risorse economiche a sostegno della filiera, ora che il quadro normativo varato lo scorso anno consente la coltivazione senza preventiva autorizzazione per gli agricoltori. È infatti dal 2001 - ha chiuso il ricercatore di Crea - che il Mipaaf non stanzia più fondi per la ricerca sul settore».

E pensare che, per Edgardo De Manincor Vieira, agronomo esperto di coltivazione della canapa, «la coltura si presto molto bene ad essere coltivata negli areali padani. Con il forte apporto di sostanza organica derivante dalla caduta delle foglie sul terreno, la canapa ha sicuramente un’azione ecologica positiva sull’ambiente, così come si presta a bonificare terreni inquinati da metalli pesanti. Inoltre – ha proseguito l’esperto – con il suo ciclo colturale di 3-4 mesi a semina primaverile, la coltura si inserisce perfettamente in una possibile rotazione con i cereali autunno-vernini». Limitate anche le esigenze idriche e nutrizionali, che fanno della canapa una specie economicamente conveniente. «A fronte di ricavi stimabili in 1.200 €/ha - ha detto Vieria - i costi produttivi sarebbero limitati a soli 690 €/ha, con un ricavo lordo stimabile in 510 €/ha. Un buon risultato – ha concluso l’esperto – che poche colture hanno raggiunto nel corso dell’annata agraria appena conclusa».

 

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