Strip till, stesse rese con costi dimezzati

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La lavorazione a strisce è una valida soluzione per far tornare il conto economico di una coltura come il mais che in questi anni ha dovuto confrontarsi con alcune difficoltà e sta andando incontro a un calo delle superfici seminate

Risparmi del 50/60% sulle spese per il carburante e per la manodopera, minor utilizzo delle macchine agricole e quindi una diminuzione dei costi di manutenzione. Ma anche un terreno più fertile grazie all’aumento di sostanza organica e rese uguali alla coltivazione tradizionale. Questi i vantaggi della lavorazione a strisce per il mais descritti da un agricoltore che la pratica da tre anni: Giuseppe Soldi, 180 ettari di superficie coltivata nella zona di Pugnolo, tra Cremona e Casalmaggiore.

«I miei terreni sono argillosi – spiega Soldi – di solito preparo il terreno con lo striger di Kuhn a 6 file in autunno per evitare inconvenienti con le precipitazioni primaverili, ma dall’anno prossimo voglio provare a farlo in primavera, soprattutto nei suoli a medio impasto». Rispetto alla semina su sodo lo strip till ha il vantaggio di riscaldare maggiormente il terreno, variabile importante per una coltura come il mais che necessita di condizioni molto favorevoli soprattutto alla partenza e ancora più determinante in una zona tendenzialmente fredda come la pianura padana.

strip tillSoldi coltiva una novantina di ettari a mais, circa 30 a frumento e il resto a erba medica e soia. «Per quanto riguarda la soia – racconta l’imprenditore lombardo – ho fatto delle prove di semina su sodo con buoni risultati, quindi quest’anno aumenterò la superficie coltivata in questo modo. Invece per il frumento ho testato la minima lavorazione, anche in questo caso con risultati incoraggianti, ma bisogna ricordare che gli ultimi due inverni sono stati piuttosto avari di pioggia e quindi non ci sono stati problemi». Tornando al mais, le rese sono di 125/135 quintali a ettaro di granella, utilizzando un seme 15/47 classe 600 della Pioneer, perché il raccolto è venduto all’industria e questa cultivar garantisce le caratteristiche richieste.

«Oltre ai risparmi su manodopera e gasolio – sottolinea l’agricoltore innovatore – tra un po’ di anni sarò in grado di calcolare anche il risparmio ottenuto grazie al minor utilizzo delle macchine: meno rotture, meno manutenzione e in generale una durata maggiore. A livello di costi, l’unica voce da aggiungere rispetto al tradizionale è il glifosate, che costa 4 euro al litro, quindi dai 16 ai 20 euro l’ettaro».

Per quanto riguarda la tecnica dello strip till, Soldi lavora a 8 Km l’ora: «È fondamentale non calpestare troppo il terreno – avverte – non fare carreggiate, sia in fase di preparazione, sia quando si trebbia. Per questo ci avvaliamo della guida satellitare Rtk nella versione più precisa, montata su un John Deere 7700. Pratico la concimazione mentre faccio le strisce utilizzando una tramoggia montata in testa al trattore, così la sostanza si interra. Quest’anno ho provato a usare un ammendante per aumentare la sostanza organica». Soldi utilizza una seminatrice da sodo Kinze, acquistata con il contributo del Psr Lombardia che gli ha garantito un rimborso del 35% sul costo totale.

 

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