BIOLOGICO

La stalla biologica punta sulla fertirrigazione

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BIOLOGICO – Una coop agricola toscana ha adottato da un anno lamanichetta forata per distribuire anche il liquame

A Borgo San Lorenzo, nel centro del Mugello, la società cooperativa agricola Emilio Sereni da vent'anni produce latte biologico che viene conferito alla centrale latte di Firenze. «L'obiettivo che ci siamo posti nel 1990, anno della conversione, afferma il responsabile del settore agronomico Giuseppe Pietracito, era di sposare una nuova ideologia produttiva rispettosa del benessere animale, del terreno e dell'ambiente cercando di mantenere lo stesso livello di redditività che ci aveva garantito il regime convenzionale. La sfida, dopo tanti anni, riteniamo che sia stata vinta sia sul versante agronomico dove non usiamo prodotti di sintesi, sia sul versante zootecnico garantendo massima attenzione alla vita degli animali in stalla e alla loro alimentazione con alimenti costituiti per la maggior parte da prodotti aziendali senza aggiunta di integratori».

Ai trecento capi di frisona i foraggi aziendali

Qual è la consistenza della stalla, la produzione di latte e come viene ripartita la superficie colturale? «Alleviamo 300 capi di frisona ed alcuni esemplari di bruna con una produzione media giornaliera di 30 litri per capo di latte biologico che riesce a spuntare un prezzo mediamente superiore del 15% rispetto al latte convenzionale. Possiamo contare su un livello genetico tra i più alti a livello regionale, grazie ad una selezione che anziché privilegiare il massimo sfruttamento produttivo dell'animale punta sulla buona morfologia con vacche sane e robuste, fattori importanti e decisivi che incidono positivamente sul bilancio, anche grazie ad una diminuzione delle spese veterinarie. La maggior parte della superficie coltivata ha giacitura collinare: il 60% è occupata da medica e foraggere prative, il 15-20% dal mais, il 5% dalla soia e la restante superficie da orzo, triticale, favino e pisello proteico.

Ampie rotazioni, letame, false semine e lavorazioni

Il regime biologico impone prima di tutto rotazioni molto ampie anche di nove anni, l'esclusione di concimazioni chimiche e di trattamenti diserbanti. Si utilizzano letame, liquami e interventi meccanici per ridurre la carica delle infestanti. Il mais segue sempre una rottura di medicaio o una leguminosa da granella e, poiché per la maggior parte della superficie viene irrigata, presenta maggiori infestazioni rispetto alle altre colture».

Come riuscite a tenere a bada le malerbe soprattutto in annate con andamenti climatici piovosi? «Prima di tutto pratichiamo la “falsa semina”, che può essere estiva oppure primaverile prima della semina. Alla nascita delle infestanti operiamo un'erpicatura e poi entriamo con la seminatrice. Successivamente utilizziamo il rompicrosta in preemergenza o in post emergenza del mais e quando si può lo strigliatore per eliminare i germinelli delle infestanti più comuni da noi, come giavone, stramonio e cencio molle. Il lavoro del rompicrosta è molto veloce, con trattori di appena 50 cv e quindi non è difficile trovare una finestra utile di lavoro. È chiaro che si entra solo se il terreno è in perfetta tempera. Lo strigliatore è un attrezzo specifico che va usato solo quando l'apparato radicale del mais o della soia è già ben formato e radicato nel terreno. A queste operazioni segue la sarchiatura meccanica prima che il mais chiuda completamente la fila».

Obiettivi dell'impianto

Lo scorso anno avete introdotto l'irrigazione a goccia con manichetta forata e seminterrata sul mais. Quali sono i primi riscontri di campo? «L'obiettivo è duplice: primo, razionalizzare l'apporto di acqua che prima era effettuato esclusivamente per aspersione cercando anche di diminuire i costi energetici dell'intervento; secondo predisporsi per la distribuzione del liquame con una sorta di fertirrigazione alla coltura del mais. Il nostro obiettivo è quello di arrivare a soddisfare totalmente il fabbisogno nutritivo del mais con gli elementi nutritivi presenti nel liquame chiarificato. Il primo passaggio di chiarificazione viene effettuato mediante un separatore solido-liquido che porta a diminuire notevolmente i solidi presenti nel liquido. Il secondo passaggio è effettuato in una batteria di filtri in cascata per arrivare ad un liquido miscelabile con acqua per l'irrigazione. Su questo secondo aspetto dobbiamo ampliare il sistema di filtrazione automatizzandolo completamente, per iniettare più quantità di liquame ed arrivare a soddisfare le asportazioni colturali.

Risparmio energetico del 30%

Per quanto riguarda l'irrigazione nel 2010 abbiamo effettuato la goccia sui primi tredici ettari e non c'è dubbio che la coltura così irrigata ha manifestato un maggior vigore e una maggiore uniformità vegetativa con un significativo risparmio energetico di circa il 30% rispetto l'aspersione ed una più semplice gestione della pratica irrigua ed un incremento produttivo. Va considerato anche che l'irrigazione a goccia è stata effettuata per la maggior parte nelle ore notturne, senza la necessità di un controllo periodico sullo stato di funzionamento dell'impianto che invece richiede il rotolone. Inoltre l'efficienza dell'acqua distribuita alla coltura è decisamente superiore e minori sono le perdite per evaporazione e percolazione». Dunque un'esperienza positiva da confermare? «Certamente sì, abbiamo intenzione di allargare l'uso della manichetta che soprattutto in alcune situazioni aziendali permette di irrigare qualsiasi appezzamento anche in situazioni logisticamente complicate. Continueremo anche nella esperienza di distribuzione del liquame chiarificato dal momento che poter fornire azoto in piccole dosi al mais nella fase di prefioritura potrebbe portare benefici produttivi e ridurre i costi di gestione del liquame».

Produzioni medie in regime biologico

Quali sono le vostre produzioni medie? «Per il trinciato di mais attorno a 400 q/ha, per la granella di mais 90 q/ha di secco e per la soia 33 q/ha. Il medicaio maturo in pianura fornisce in media 150 q/ha di fieno mentre in collina non più di 90 q/ha».

Quali investimenti prevedete per il futuro? «Continueremo ad investire sul benessere animale e cercheremo anche di aumentare il numero di capi in lattazione dal momento che la richiesta di latte biologico è in forte crescita. Si tratta di un prodotto che ha un differenziale di prezzo al pubblico che non spaventa nemmeno in situazioni congiunturali difficili e il consumatore è disposto a spendere qualche centesimo in più per portare a casa maggiore qualità».

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