Vinacce, potature e pannelli solari per l’autosufficienza energetica

ESPERIENZE

Un progetto completo nell’azienda vitivinicola Torraccia del Piantavigna a Ghemme (No)


Luca Zuccaro, Terra e Vita

Risparmiare si può. Anzi, si deve. È da questa idea che nasce il progetto dell’azienda vitivinicola Torraccia del Piantavigna, in quell’area che il conte Camillo Benso di Cavour definiva la Borgogna italiana, di recuperare tutto ciò che è possibile dalla coltivazione del vigneto, che non offre soltanto uva per la produzione di vino, ma anche raspi, vinacce, sarmenti e residui di potatura. Tutto ciò non tanto per una questione “di moda” o di immagine, ma per recuperare il massimo dell’efficienza energetica ed economica.

Il progetto prende vita una quindicina d’anni fa sulle colline di Ghemme e Gattinara, nel Nord Piemonte in provincia di Novara, dove si producono vini da uve nebbiolo di alta qualità, tra i primi ad aver ottenuto in Italia la Doc nella seconda metà degli anni Sessanta e, più recentemente, la Docg. Nel 1997, annata memorabile per la produzione di uve nebbiolo da destinare Ghemme e Gattinara, dalla passione di Alessandro Francoli, esponente di primo piano di una famiglia di eccellenti distillatori di grappe della zona, nasce un progetto vitivinicolo fortemente innovativo. Inizialmente si recuperano i vigneti storici impiantati dal Piantavigna (nomen omen), nonno di Alessandro Francoli, situati in località Cavenago di Ghemme, dove ancora oggi si trovano i resti della Torraccia, un’antica torre inserita nel complesso architettonico del castello.

L’attività agricola oggi può contare su una cinquantina di ettari di vigneti propri, coltivati a nebbiolo, vespolina ed erbaluce, non ancora tutti in produzione. Attualmente si producono circa 200.000 bottiglie di vino, vendute nei canali delle enoteche e della ristorazione di qualità in Italia e anche all’estero, dove sono stati conclusi contratti importanti con primarie catene di distribuzione organizzata. Alessandro Francoli, 56 anni, una laurea in chimica, è presidente dell’azienda familiare di proprietà di cinque cugini, che impiega una cinquantina di addetti, tra distillerie e azienda agricola, e circa 50 agenti di vendita in monomandatari.

Non si butta via nulla

«Sono ormai cinque anni che recuperiamo le vinacce prodotte, sia per la produzione di vapore acqueo, sia per il riscaldamento dell’azienda» spiega Francoli. Le vinacce vengono destinate alla produzione di pregiate grappe monovitigno nelle Distillerie Francoli. Quando sono esauste vengono vagliate: i vinaccioli vengono destinati alla produzione di un olio tra i più sani per l’alimentazione umana, che presenta il punto di fusione più alto di tutti gli altri oli vegetali e unisce un alto contenuto di acido linoleico a una grande ricchezza di antiossidanti e vitamine. I raspi vengono impiegati per la pacciamatura dei vigneti, insieme alle ceneri derivanti dalle bucce, in grado di esercitare un’azione ammendante, oltre che fertilizzante, per i terreni che hanno suoli molto acidi, con un pH tra i più bassi d’Italia. Le bucce sono utilizzate per la produzione di vapore acqueo, in un essiccatoio aziendale che si autoalimenta, per far funzionare gli alambicchi di distillazione della grappa. Le Distillerie Francoli lavorano annualmente tutte le vinacce provenienti dai 50 ettari di vigneti in proprietà e altre acquistate sul mercato, per un totale di circa 100.000 quintali di prodotto. L’energia prodotta dall’essiccatoio garantisce il riscaldamento di 12.000 mq coperti di stabilimento per tutto il periodo invernale. Inoltre su una parte dello stabilimento, destinata allo stoccaggio dei prodotti finiti, sono stati collocati pannelli solari per una potenza di 55 kW, che garantiscono l’autosufficienza energetica degli impianti nel periodo estivo.

«Per far funzionare le distillerie in modo tradizionale – chiarisce Francoli – spenderemmo circa 200.000 euro all’anno tra la produzione di vapore e il combustibile per il riscaldamento: in questo modo, pur considerando i costi che sosteniamo per ammortizzare e far funzionare l’essiccatoio, risparmiamo circa 60-70.000 euro all’anno».

«L’8 settembre di quest’anno – dichiara Francoli – abbiamo ottenuto l’autorizzazione per realizzare una centrale a biomasse della potenza di 1 MW, che verrà alimentata con le vinacce esauste, i residui di potatura delle viti e con cippato prodotto recuperando essenze vegetali provenienti dal territorio». Per la costruzione della centrale l’azienda investirà circa 6 milioni di euro, ma il progetto si estende anche al di fuori della cantina. Nei piani c’è, infatti, lo sfruttamento dell’energia termica per il riscaldamento di serre per la produzione di basilico, rucola e prezzemolo di pregio. «Potremo riscaldare circa 60.000 mq di serre, ma contiamo di iniziare con un paio di ettari» sostiene Francoli.

L’azienda vitivinicola

La produzione di punta dell’azienda vitivinicola è rappresentata dalle docg Ghemme e Gattinara (20% circa del totale), dal “Ramale” (un Nebbiolo doc Colline Novaresi con un affinamento di 18 mesi in botti di rovere, pronto prima del Ghemme e del Gattinara), dal Vespolina (doc Colline Novaresi), un vitigno autoctono coltivato quasi esclusivamente in queste zone e nell’Oltrepò Pavese, e dall’Erbaluce, che dà vita al bianco Erbavoglio (Colline Novaresi Bianco), vino sapido e di ottima struttura.

La famiglia Francoli dedica grande attenzione a tutti gli aspetti della sostenibilità ambientale: gli impianti sono condotti con i criteri della viticoltura ecocompatibile, con bassi impieghi di prodotti chimici.

L’azienda, che si avvale della consulenza di due tecnici, l’agronomo Federico Curtaz per i vigneti e l’enologo Beppe Caviola che segue la cantina, sostiene il progetto “impatto zero”, che prevede la salvaguardia e il potenziamento delle zone boschive come fonte di smaltimento dell’anidride carbonica: nella proprietà della Torraccia del Piantavigna ci sono aree boschive di invasione che verranno riconvertite con essenze autoctone del territorio.

Inoltre l’azienda ha adottato e protetto 25 ettari di foreste in Costarica. «È un Paese serio – dichiara Francoli – che ha compreso l’importanza delle proprie attività forestali, sul quale vogliamo continuare a investire per la salvaguardia della foresta tropicale». Inoltre le bottiglie di vetro utilizzate per confezionare i vini sono di peso ridotto, per permettere un risparmio energetico e una riduzione dell’anidride carbonica in fase di trasporto. I vini prodotti sono di qualità eccellente: quest’anno il Ghemme docg della Torraccia del Piantavigna si è nuovamente aggiudicato i “Tre bicchieri” della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso. «Il nostro impegno per l’impatto ambientale zero unito a prodotti di alto pregio – spiega Francoli – inizia ad essere apprezzato e ci fornisce soddisfazioni significative anche dal punto di vista commerciale: recentemente abbiamo concluso un contratto importante con la Rewe Group, una grande catena di distribuzione organizzata che conta 3.000 punti vendita in Germania e con i californiani della Trader Joe’s, oltre 350 negozi specializzati nella vendita di soli generi alimentari che sviluppano un fatturato annuo di oltre 8 miliardi di dollari. Queste sono esperienze che ci confortano e che ci fanno capire che la strada intrapresa è quella giusta».

Oggi l’impresa agricola fattura circa 1 milione di euro, mentre le distillerie producono circa 800.000 bottiglie di grappa, liquori altri distillati, per un fatturato annuo di 15 milioni.

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