STRATEGIE

Dal noce a specialità gastronomiche

STRATEGIE – Venticinque ettari intensivi nell’azienda Valier in Polesine.

Il primo nome dell'azienda agricola Valier a Borsea in provincia di Rovigo è “Campagna Grande” perché sta ad indicare una tenuta originariamente molto più estesa dei 45 ettari attuali strappata alle paludi al tempo dell'espansione delle grandi famiglie veneziane sulla terra ferma ai tempi della scoperta dell'America. L'azienda è di proprietà della famiglia Valier dal 1484, un record di tutto rispetto, e dal 1975 è Alberto Valier, agronomo, a gestirla direttamente prima con il padre Ottaviano ed oggi con la moglie Laura e i figli Daniele, Michele e Giacomo. Valier sin dagli anni settanta nella gestione dei seminativi e in particolare del mais si è distinto come un agricoltore attento all'innovazione nella oculata scelta degli ibridi, dei piani di concimazione e di difesa e dei sistemi di irrigazione.

1990, la svolta

A questo proposito la sua è stata una delle aziende che si è avvicinata per prima a sistemi efficienti e virtuosi come il drenaggio tubolare sotterraneo e l'irrigazione a bassa pressione con pivot. «Siamo andati avanti così sino al 1990, dice Valier, l'anno della svolta per la nostra attività imprenditoriale. Il motivo del cambio di rotta è semplice: un'azienda come la nostra, di 45 ettari, già 22 anni fa a un occhio attento appariva come una realtà economica dal futuro alquanto incerto. Quindi le strade erano solo due: o avere la possibilità di acquistare terra ed allargare notevolmente la superficie oppure voltare pagina e puntare su nuove colture.

Abbiamo optato per la seconda strada e la scelta è caduta su una coltura davvero nuova per il nostro areale come il noce da frutto che nel Polesine allora era addirittura inconcepibile. Se si doveva innovare tanto valeva farlo davvero e il noce si è rivelata ben presto una vera e propria sfida dal momento che in Italia non abbiamo trovato alcun appoggio dal punto di vista tecnico e scientifico pertanto ci siamo costruiti tutto da soli andando a vedere cosa si faceva dall'altra parte del mondo». Da quel lontano 1990 non si contano i viaggi di Valier in California, Francia e Spagna per imparare i segreti di un allevamento specializzato e meccanizzato di successo che andava tuttavia adattato con tutti gli aggiustamenti del caso alla nostra territoriale ben diversa da quella statunitense.

Varietà non italiane a fioritura laterale

Ma in Italia il noce da frutto ha una lunga tradizione in Campania: non si poteva fare riferimento a quella realtà?

«Il nostro obiettivo sin dall'inizio è stato un po' diverso. Senza nulla togliere ad una illustre tradizione italiana che conta su varietà a fioritura apicale cioè che sviluppano frutti solo in cima al ramo, il nostro obiettivo è sempre stato di puntare ad una più elevata qualità e ad una maggiore redditività e per questo abbiamo scelto varietà di noce da frutto non italiane e a fioritura laterale che producono cioè su più punti del ramo. È questa caratteristica che consente di aumentare la produzione, ma occorre applicare tutta una serie di accorgimenti agrotecnici perché le esigenze delle piante in fatto di acqua, nutrienti e cure colturali aumentano notevolmente».

Le scelte agronomiche dunque sono state difficili.

«Nei primi sette anni abbiamo commesso tantissimi errori anche perché quando ritenevamo di aver acquisito e consolidato determinati concetti bastava un cambiamento climatico e un'annata un po' storta per mandare all'aria le nostre certezze. C'è voluta tanta pazienza e tanta costanza ma ora possiamo dire di aver avviato un tipo di coltura d'avanguardia che ci dà molte soddisfazioni».

Sistema di allevamento e meccanizzazione

Quali varietà coltivate e con quali metodi?

«I nostri alberi più vecchi su 18 ettari hanno 18-21 anni mentre su 6 ettari abbiamo quelli più giovani che hanno sette anni. Le varietà sono tre: Lara, Chandler e Tulare per differenziare il periodo di raccolta. In Italia è molto difficile reperire le piante e quindi ci si siamo rivolti direttamente in Francia e in California e a volte occorre aspettare alcuni mesi perché sono esaurite. Il sistema di allevamento dei nostri noceti è a siepe ed ogni singola pianta è ad asse centrale, con la potatura e la raccolta intermante meccanizzate. L'interfila è inerbita e l'irrigazione viene assicurata da un impianto sottochioma a pioggia, irrinunciabile e fondamentale per puntare all'alta qualità del frutto. Non dimentichiamo infatti che il prezzo di mercato delle noci varia notevolmente in base al calibro e alla qualità del gheriglio e quindi dobbiamo fare tutto il possibile per ottenere il massimo dalla coltura».

Il cantiere di raccolta

Come opera il cantiere di raccolta?

«È composto da uno scuotitore che fa cadere a terra le noci, un'andanatrice le raduna in un'andana centrale che viene caricata su un rimorchio dalla raccoglitrice. Le noci vengono trasportate al centro di lavorazione, che nel nostro caso è del Consorzio Nogalba, dove le noci vengono lavate con sola acqua, essiccate, calibrate e confezionate. La raccolta meccanica rispetto alla tradizionale è un punto di forza perché grazie alla tempestività e alla capacità operativa delle macchine, riduce al minimo il tempo di sosta delle noci a terra e di anticiparne la lavorazione».

Nel laboratorio artigianale

Qual è la destinazione del raccolto?

«Al momento l'85-90% delle nostri noci vengono commercializzate da Nogalba. La parte restante viene gestita direttamente dalla nostra azienda che dal 2006 si è dotata di un punto vendita al dettaglio dove commercializziamo anche specialità esclusive per l'Italia preparate in un laboratorio di pasticceria interno: torte, biscotti, praline, confetture, ricoperture di cioccolato ecc. È la lavorazione artigianale dello sgusciato che sta avendo un grande successo di pubblico anche all'estero. Una nostra specialità unica in Italia è la lavorazione della noce verde, quella che viene raccolta a giugno e che decliniamo in due linea: salata sotto aceto da abbinare alle carni e dolce - candita per accompagnare formaggi e dessert. Abbiamo potuto sviluppare questa nuova attività grazie all'impegno diretto in azienda di tre dei nostri undici figli: Michele che si occupa della campagna, Daniele che è responsabile della commercializzazione dei prodotti e Giacomo che lavora nel laboratorio e ha nel cioccolato la sua specialità».

Facciamo un po' di conti

Rispetto alla parte di azienda a seminativo, prendendo ad esempio il mais, quanto rende il noceto da frutto?

«Se consideriamo un ricavo di 1.500 €/ha per il mais, il noceto da frutto rende tre volte tanto. Se poniamo il costo di produzione del frutteto da 5 a 10.000 €/ha a seconda della specie, per il noce ci si ferma a 3.500 €/ha. È un costo sostenibile, ma prima di mettere a punto la tecnica colturale giusta ci vogliono davvero tanti anni e per questo in Italia questa coltura specializzata si estende su 1.000 ha con un incremento di appena 20-30 ettari all'anno. Costa tanta fatica e ci vuole passione». 

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome