FRUTTICOLTURA

Fragola: Meno rischi sotto tunnel

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FRUTTICOLTURA – L’azienda Scolari ha abbandonato la coltura in campo. E punta anche sul fuori suolo.

La provincia di Verona è uno dei principali poli di produzione della fragola, in particolare nel comune di S. Giovanni Lupatoto ci si trova a viaggiare in un labirinto di serre e campi nel quale, a chi è nuovo di queste parti, è spesso difficile orientarsi. In località Raldon entriamo nell’azienda Scolari accolti dai fratelli Mario e Francesco e da Luca, figlio di Francesco, titolari e continuatori di un’attività di famiglia che ha preso il via nell’ormai lontano 1960.

«Da allora è cambiato tutto – esordisce Mario Scolari –. A iniziare dal terreno che in quegli anni era vergine mentre ora, a causa dei ripetuti cicli colturali, deve essere sterilizzato in vari modi a cominciare dalle tradizionali fumigazioni per arrivare a tecniche più moderne come l’impiego dei funghi antagonisti, delle farine vegetali e dei miscugli di essenze applicate al sovescio».

L’azienda copre una superficie di 10 ha, di cui ben 7 coltivati a fragola: 1 ha è dedicato alla coltura secondo la tecnica del fuori suolo avviata nel 1996, mentre i restanti 6 sono a terra in tunnel freddi; il resto della superficie aziendale è dedicato a meloni, peperoni e all’insalata a ciclo autunnale. La coltura in campo aperto è stata abbandonata perché, seppur più semplice nella gestione e bisognosa di un minor investimento compensato da una buona economicità se tutto va bene, presenta un grave inconveniente come sottolinea Francesco Scolari: «Se al momento della maturazione e della raccolta piove è tutto da buttare. Allora ci siamo dedicati alla coltura in tunnel che presenta anch’essa dei problemi, ma con meno rischi».

Ma quali sono i problemi della coltura in tunnel freddo?

«In primo luogo occorre evitare gli sbalzi di temperatura e di umidità, con un’attenta apertura e chiusura dei tunnel – prosegue Francesco –. Poi bisogna sottolineare che in tunnel sono maggiori i problemi legati alle malattie: l’oidio tra i funghi, i tripidi e il ragnetto rosso».

CONTROLLO FITOIATRICO

Per controllare i problemi fitoiatrici gli Scolari hanno messo in campo tutto quanto la tecnica fitoiatrica ha messo a punto negli anni e, mentre per la difesa dall’oidio si affidano ai prodotti chimici anticrittogamici disponibili, per la difesa dai fitofagi hanno scelto la via delle tecniche di difesa biologica. Seguiti nel percorso tecnico da Aldino Ferrarini e da Simone Pastorello sviluppano un programma di difesa che prevede il lancio del predatore Orius laevigatus per controllare lo sviluppo dei tripidi (Frankliniella occidentalis) e il lancio del fitoseide predatore Phitoseiulus persimilis per limitare la presenza del ragnetto rosso (Tetranychus urticae).

«Il problema del tripide – racconta Mario – è cominciato 20 anni fa. Noi siamo stati tra i primi a credere nella difesa integrata e ormai da 10 anni lanciamo l’Orius e siamo soddisfatti dei risultati che otteniamo anche perché sappiamo che il tripide è molto difficile da controllare e, inoltre, con i prodotti chimici ci sono grosse difficoltà nel rispettare i tempi di carenza quando gli attacchi si verificano in prossimità della raccolta».

La coltura fuori suolo, specifica Francesco, presenta meno problemi per i tripidi».

Il lancio dell’Orius avviene in azienda alla dose complessiva di 3 adulti/mq in tre successive introduzioni. Il tripide sverna nel terreno ed è pronto alla ripresa vegetativa a riportarsi sulla fragola non appena le condizioni climatiche e colturali lo consentono, mentre nella coltura fuori suolo questo non può avvenire con immediatezza proprio per la mancanza del contatto diretta tra fragola e terreno.

Per quanto riguarda il ragnetto rosso, svernando il fitofago sulla coltura, può rendersi necessario a fine inverno, dopo la sfogliatura, un intervento chimico abbattente, cui far seguire, a una certa distanza di tempo per evitare interferenze, l’inizio del programma dei due lanci per giungere a un totale di 10 fitoseidi/mq.

Come tutte le altre aziende produttrici di fragole, anche agli Scolari si propone di anno in anno il problema di tutelarsi nei confronti della presenza di frutti deformi.

«Cerchiamo di sfruttare tutti i mezzi a nostra disposizione – sottolinea Francesco – per ottenere un’ottimale impollinazione e una gestione razionale del livello di umidità nei tunnel. Per migliorare l’impollinazione interveniamo con flussi d’aria, ma sfruttiamo anche l’azione degli insetti pronubi posizionando in azienda arnie di api e di bombi».

TROPPE VARIETA' IN COMMERCIO

Per la commercializzazione del prodotto i due fratelli si affidano alle collaudate strutture della cooperativa Apo Scaligera di cui l’azienda è socia.

I due fratelli sottolineano una questione molto sentita dai produttori di queste zone: la presenza di troppe varietà in produzione con la conseguente difficoltà nel fidelizzare il consumatore nei confronti di un prodotto riconoscibile e rintracciabile. «All’interno di Apo Ascaligera le varietà coltivate sono ben quindici – conferma Mario – mentre noi in azienda ne abbiamo sei anche se l’80% della nostra produzione proviene da due sole. In realtà bisognerebbe restringere il numero di varietà e arrivare nel tempo a uniformare la produzione solo su 2-3».

In azienda si producono fragole anche in autunno con una produzione che si attesta sui 100 g/pianta a fronte dei 400-500 g della raccolta in epoca tradizionale primaverile.

«Oggigiorno un’azienda che produce fragole non può lasciare perdere il mercato autunnale» sottolineano i fratelli Scolari.

Un’azienda dunque che poggia il suo lavoro su due importanti pilastri: la tradizione e l’attenzione per le novità. Nel 1960 ha inaugurato un percorso di professionalità a garanzia di qualità, accogliendo nel tempo le innovazioni che la tecnica agronomica le ha messo a disposizione, dalle nuove tecniche di difesa biologica e integrata alla coltura fuori suolo. 

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