SPECIALE SUSINO E ALBICOCCO

Il miglioramento genetico del susino in Italia

SPECIALE SUSINO E ALBICOCCO – Una coltura che sta destando nuovi interessi da parte dei frutticoltori e che ha bisogno di un continuo rinnovamento varietale per caratteristiche estetico-qualitative e tipologie di prodotto. Anche la ricerca pubblica italiana fra i protagonisti del breeding mondiale.

Nel mondo le superfici investite a susino contano 2,5 milioni di ha, che corrispondono al 38,3% di quelle destinate alle Prunoideae (FAO, 2011). Nell'ultimo decennio la Cina (prima produttrice con 587.000 t e 1,7 milioni di ha coltivati) ha incrementato le superfici investite, così come Bosnia, Cile, Turchia, Algeria e Marocco; mentre si è assistito ad un forte ridimensionamento degli impianti di Paesi tradizionalmente produttori di susine (principalmente appartenenti al gruppo delle europee) destinate all'industria, quali Federazione Russa (-41,7%), Romania (-27,8%), Stati Uniti (-22,6%), Polonia (-19%) e Ucraina (-18,2%). L'Ue pur avendo dismesso circa un quinto delle terre impiegate, fino ad arrivare ai 184.000 ha attuali, è stata capace di aumentare le rese e mantenere inalterate le produzioni (1.570.000 t) grazie all'introduzione di nuove cultivar più adattabili e produttive; nell'eurozona la Spagna (231.000 t) si conferma ancora leader delle cino-giapponesi destinate al consumo fresco.

La situazione italiana

In Italia la coltura del susino dal 2008 (anno fino al quale si è registrata una costante ascesa) ha perso il 23%, attestandosi su 11.200 ha (-21,3% rispetto al 2012); dato confermato nelle regioni a maggior diffusione come Emilia-Romagna (4.400 ha nell'ultimo biennio, -13,2% rispetto al 2011) e Campania (2.600 ha, -1,5% al 2011). La produzione totale italiana si aggira intorno alle 163.000 t; l'Emilia-Romagna contribuisce con circa 69.200 t (42,5% del totale, provenienti prevalentemente dalle province di Ravenna, Modena, Bologna, Forlì-Cesena); la Campania con 34.400 t (principalmente nelle provincie di Napoli, Caserta e Salerno); il Lazio con 17.200 t (provincia di Latina). La resa media nazionale è stata di 145,7 t/ha, con eccellenze intorno a 200 t/ha delle province di Ravenna e Latina, circa 168 t/ha nel salernitano e 140 t/ha nel cesenate (Istat, 2013). In Italia l'importazione di susine nel periodo 2006-09 è stata di circa 17.000 t, con un calo del 42,6% nell'anno 2010, probabilmente a causa della contrazione dei consumi in seguito alla crisi globale; segno opposto per quel che riguarda l'export, con incrementi sempre crescenti (si esporta circa un terzo della produzione, con un +87% dal 2006). Da recenti studi di settore è emerso che in Italia le susine cino-giapponesi continuano a suscitare maggiore interesse in produttori e consumatori, nonostante la sensibilità a leptonecrosi e sharka. Esse rappresentano il 75%, relegando quelle europee a produzioni tipiche locali. In generale le cultivar a maturazione tardiva occupano il 73% delle superfici, seguite da quelle a maturazione intermedia (17%). Per la coltivazione nel nostro Paese e soprattutto per gli areali del Centro-Nord sarebbe auspicabile l'introduzione di nuove cultivar cino-giapponesi di origine italiana (maggiormente adattabili nei nostri ambienti rispetto a quelle di provenienza straniera), con calendario di maturazione spostato sul periodo precoce e con caratteri agro-pomologici di pregio (consistenza, pezzatura e variabilità cromatica), ma sono ancora poche quelle che sembrano offrire buone potenzialità. Molto statico anche il panorama varietale del susino europeo, basato sulle stesse cultivar da una decina di anni a questa parte, spesso con problemi di autofertilità, talvolta in difetto per alcuni caratteri organolettici del frutto (insufficiente pezzatura e qualità) e per lo più non idonee all'essicazione. Nonostante queste problematiche, in Italia, il susino resta una coltura di prima importanza e con buone potenzialità di esportazione sui mercati internazionali.

La ricerca

Di fronte ai numerosi interrogativi, pochi sono i centri di ricerca italiani che operano nel miglioramento genetico del susino, così come ancora scarse sono le risposte fornite in merito (Sottile et al., 2012; Pallotti, 2011). Il Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell'Ambiente (DiSPAA) dell'Università di Firenze è da sempre molto attivo nel lavoro di “breeding” ed, in particolare, nel miglioramento genetico del susino (in atto dal 1970). Un programma intrapreso dagli anni '90 ha come obiettivi l'ottenimento di cultivar di susino cino-giapponese a maturazione precoce, rustiche, con produttività elevata e costante e pregevoli caratteri pomologici-organolettici dei frutti. Le osservazioni condotte su oltre 2.300 semenzali e 35 selezioni avanzate hanno portato al licenziamento nell'ultimo decennio di due cultivar precoci, Dofi-Giudy (-25 Shiro) e Dofi-Sandra* (-15 Sh.), varietà quest'ultima che ha riscosso successo sia in Emilia-Romagna che nel Sud (specialmente Campania) (Borrelli, 2012). Tra le selezioni più promettenti sono da ricordare DOFI-CG-30.40, DOFI-CG-29.03 e DOFI-CG-29.60 a buccia nero violacea; DOFI-CG-888, DOFI-CG-30.31 e DOFI-CG-30.13 con epicarpo rosso (Bellini, 2008). Interessanti risultano le selezioni di susine a buccia gialla, tipologia questa di non facile ottenimento (essendo il giallo recessivo rispetto al nero e al rosso, è possibile perseguire questo risultato solo con target specifici). Dal programma iniziato nel '96 a Vignola (Mo) sono scaturite cinque selezioni da TC Sun x Shiro (5.71; 5.290; 5.120; 7.73; 5.320) e tre da TC Sun x Byron Gold (7.104; 7.61; 7. 290) capaci di produrre susine con buccia e polpa gialla nel periodo precoce e medio-precoce (Bellini et al., 2010) Più datato il programma di miglioramento genetico del susino europeo che aveva per obiettivi l'ottenimento di cultivar di grossa pezzatura, idonee al consumo fresco, di buone caratteristiche organolettiche, a maturazione precoce o intermedia. Dagli oltre 1.200 semenzali ottenuti è stata licenziata la cultivar Firenze '90 e ottenute 9 interessanti selezioni tra le quali si distinguono DOFI-EU-981 per la notevole pezzatura dei frutti (fino 150 g) e DOFI-EU-609, per precocità, aspetto attraente e ottime caratteristiche (Bellini, 2008). Presso il Dipartimento di Colture Arboree (ora Dipartimento di Scienze Agrarie) dell'Università di Bologna da oltre 40 anni viene portato avanti un programma di miglioramento genetico sul susino. Fino agli anni '70 l'attività è stata concentrata esclusivamente sulla specie europea, con l'ottenimento di Sugar Top (-7 Sanley), a maturazione medio-tardiva, selezionata per l'essiccazione, e Prugna 29 (+3 Stanley), a maturazione tardiva e a duplice attitudine. Successivamente, l'attenzione è stata rivolta anche alle cino-giapponesi, ricorrendo all'incrocio con cultivar derivate in prima o in seconda generazione di P. cerasifera (mirabolano) dotate quindi di maggiore rusticità, fertilità e costanza produttiva. Da questo programma sono state ottenute due cultivar a buccia nera e polpa gialla: Black Glow (+10 Shiro), a maturazione medio-precoce, e Black Sunrise (+18 Sh.), a maturazione intermedia. Sono stati avviati nuovi incroci per entrambe le specie a partire dagli anni '90. Per il susino cino-giapponese sono stati utilizzati soprattutto genotipi di origine californiana, interessanti per i caratteri del frutto e per il periodo di raccolta e promettenti selezioni derivate dal precedente programma di “breeding” con lo scopo di migliorare le caratteristiche del frutto, la produttività, nonché ampliare il calendario di maturazione. La scelta dei parentali per il miglioramento del susino europeo è invece ricaduta su cultivar a frutto grosso e a maturazione precoce o tardiva, al fine di migliorarne lo standard pomologico e l'ampliamento dell'arco di raccolta. Nel 2008 un nuovo programma ha avuto inizio, con la collaborazione e il co-finanziamento della Soc. New Plant, società che raggruppa le tre principali organizzazioni produttive regionali (Apo Conerpo, Apofruit Italia e Orogel Fresco).Questo progetto mira ad ottenere cultivar di susino cino-giapponese migliorative sotto l'aspetto pomologico, in termini di grossa pezzatura, buona consistenza della polpa (fattore che influenza tutte le operazioni di post-raccolta, quali la cernita, la conservabilità ed il trasporto del prodotto) e caratteristiche organolettiche (succosità, tessitura fine ed elevato contenuto zuccherino, ben bilanciato con il tenore di acidità in grado di esaltare sapore e aroma del frutto). Anche l'aspetto relativo alla colorazione della polpa è uno tra i principali obiettivi di questo progetto, poiché recenti indagini di mercato hanno evidenziato come le susine a polpa rossa abbiano caratteristiche gustative migliori rispetto a quelle a polpa gialla o aranciata. Allo stesso tempo è prevista anche la selezione di “linee di prodotto”, ossia genotipi aventi medesime caratteristiche estetiche e qualitative, ma che maturano in epoche differenti e in grado quindi di coprire un ampio arco di commercializzazione, da proporre alla distribuzione con continuità d'offerta. Nel susino europeo grande attenzione è rivolta alla costituzione di cultivar in grado di estendere il calendario di maturazione e di migliorare gli standard qualitativi delle prugne in termini di pezzatura e caratteristiche organolettiche. Dopo uno “screening” iniziale di circa 2.500 semenzali, parte dei quali ancora in fase iniziale di valutazione, sono stati individuate 40 selezioni interessanti (30 cino-giapponesi e 10 europee); le quali sono attualmente sotto osservazione in campi sperimentali di valutazione comparata. Alcune di queste selezioni hanno già favorevolmente confermato alcuni aspetti qualitativi; si tratta di genotipi che differiscono fra loro per epoca di maturazione, che va dal precoce fino all'extra-tardivo, forma del frutto, colore dell'epidermide e della polpa, ma che accomunano costanza produttiva, pezzatura elevata e uniforme del frutto, buone caratteristiche organolettiche ed, in alcuni casi, anche ottima tenuta di maturazione in pianta. Nel susino europeo, invece, sono state individuate alcune selezioni con caratteri di pregio quali grossa pezzatura del frutto, consistenza e succosità della polpa e elevato contenuto zuccherino. Presso il Dipartimento di Scienze Ambientali e Produzioni Vegetali (SAPROV) dell'Università Politecnica delle Marche è iniziato nel 1994 un programma di miglioramento genetico del susino che ha portato all'ottenimento di 4.100 semenzali dai quali sono state individuate 60 selezioni (49 cino-giapponesi e 11 europee). Tra le cino-giapponesi, per buon sapore e stessa epoca di maturazione di Shiro si stanno distinguendo Sel. 90.8.20.1 a buccia rossa, sferica; Sel. 90.8.42.1 giallo dorata, di media pezzatura e consistenza e Sel. 92.8.3.1 viola scura con polpa giallo ambrata, di media consistenza. Per l'europeo le due selezioni più interessanti, che maturano verso la metà di agosto e che si caratterizzano per polpa consistente e buon sapore, sono sicuramente Sel. 92.8.16.4 (-15 St.), con frutti di grossa pezzatura, buccia viola scura e polpa giallo intenso, dotata di produttività costante, e Sel. 92.8.13.2 (-20 St.) con buccia viola e polpa giallo-verde. Al CRA - Unità di Ricerca per la Frutticoltura di Forlì sono oltre 5.000 i semenzali di susino europeo in osservazione e 35 le selezioni allo studio (di cui CRA-FRF219, dal frutto di buon sapore e buccia rosso-violacea, è una delle più promettenti). Ultima licenziata, nel 2003, è stata Liablue (-24 St.), cultivar europea autofertile, a maturazione medio-precoce, produttiva, con frutti di grossa pezzatura, sebbene difettino di imbrunimento della polpa alla maturazione. Oltre 2.500 semenzali di susino cino-giapponese sono in fase di osservazione, mentre 25 sono le selezioni in fase avanzata di valutazione per rusticità e qualità del frutto: CRA-FRF 229, CRA-FRF 275, CRA-FRF 271, tutte a buccia rossa e con elevate performance produttive; CRA-FRF 233 e CRA-FRF 268, entrambe a buccia viola scuro, di pezzatura e sapore discreto, e CRA-FRF 605, di grossa pezzatura e ottime caratteristiche organolettiche nel periodo tardivo di maturazione. Tra i costitutori privati che operano nel nostro Paese sono da ricordare recentemente Bradford (California) e Calderoni (Solarolo - Ra) che in collaborazione hanno licenziato 2 cultivar cino-giapponesi: Bragialla* (+64 Sh.), entrata nelle “Liste di orientamento varietale” per l'anno 2012, a maturazione tardiva, con frutto grosso, gradevole e consistente, ma caratterizzato da produttività talvolta incostante; Brarossa* (-17 Sh.), in attesa di entrare in Lista, che si distingue per una colorazione rosso-violacea della buccia (estesa sul 90-100% della superficie), precocità di maturazione e pregevoli caratteri pomologici. Altra cultivar cino-giapponese costituita nel 2000 da Bubani e Calderoni ed entrata in Lista nel 2012 è Afrodite* (+20 Sh.), con frutto grosso, un po' allungato, di ottime qualità gustative. Tra le cino-giapponesi ottenute da genetisti privati si ricordano Gaia (-8 Sh.), di valore pomologico medio, ottenuta da Martelli a Bologna, e Serena (+ 10 Sh.), a buccia e polpa gialla, di buona produttività, lanciata da Vezzali a Vignola (Mo). Tra le europee si segnalano le cultivar a maturazione medio-precoce Blue Moon® ( -15 Stanley) e August Delight® (-10 St.) ottenute recentemente dalla Soc. Coop. Agri 2000 di Bologna (vedi Box) che in precedenza aveva diffuso anche la precoce Maria Novella* (-45 St.) che si caratterizza per la buona produttività e per le pregevoli qualità gustative dei frutti, di buona pezzatura, benchè spesso suscettibili a non ben definite fitopatie che li rendono talvolta non commercializzabili (Liverani et al., 2012; Bellini et al., 2006).

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