Dossier Potatura

Inclinazione del ramo e posizione del frutto: le basi per migliorare la qualità

Dossier Potatura – Le strategie di marketing restano il punto di partenza per una efficace valorizzazione delle pesche e nettarine italiane, insieme alla ricerca di nuovi sbocchi commerciali che consentano di sfuggire alla pressione dei tradizionali competitori sui mercati europei

L’attitudine produttiva dei rami è regolata da molti fattori (genetici, fisiologici, nutrizionali, ecc.) e può essere modificata da varie operazioni colturali (potatura, inclinazione dei rami, Murri et al., 2012, Neri, 2012). È noto che, cambiando l’orientamento dei rami, il flusso linfatico viene modificato, spostando la risposta vegetativa verso la produzione o verso un maggiore vigore a seconda dell’inclinazione (Baldini 1988, AAVV, 2012), con risultati diversi a seconda dell’epoca d’intervento (Neri e Massetani, 2011). Inclinando una branca che cresce con maggiore vigoria rispetto ad un’altra se ne attenua lo sviluppo, permettendo all’altra, lasciata nella sua posizione, di acquistare maggiore forza (Bargioni, 1992) con la possibilità di ottenere forme di allevamento equilibrate e di ridotte dimensioni (Zucconi, 2003). Limitata, invece, è l’esperienza sugli effetti che si possono ottenere modificando l’inclinazione del ramo sulla qualità e sulla pezzatura dei frutti. La crescita del frutto varia dalla fase di diradamento alla raccolta (Marini e Sowers, 1994) e si è osservato che, lungo il ramo, il frutto in posizione distale sembra avere una crescita minore rispetto ai frutti prossimali, ma con un effetto rilevante soltanto in caso di forte competizione per l’assimilazione (Wu et al., 2005). Tuttavia, mancano informazioni dettagliate su come la crescita del frutto e le caratteristiche organolettiche si differenzino lungo il ramo quando questo presenta diversa inclinazione e ruota verso il basso costretto dal peso dei frutti stessi. È risultato pertanto interessante condurre ricerche finalizzate a portare un contributo allo studio dell’attitudine produttiva del pesco, indagando quale angolo di inclinazione del ramo e quale posizione del frutto lungo il ramo possano tendenzialmente dare i frutti migliori. Queste conoscenze aiutano soprattutto le operazioni colturali di potatura e diradamento importanti per l’ottenimento di un buon prodotto, ma onerose per la gestione del frutteto. Tali operazioni sono favorite da indicazioni precise sulla scelta dei rami e dei frutti migliori che permettono di raggiungere gli obiettivi produttivi e qualitativi, sfruttando al meglio le potenzialità delle piante. Gli studi si sono limitai all’ultimo mese di crescita dei frutti e hanno incluso anche una variazione pilotata degli angoli dei rami (inclinazione forzata), cercando di simulare il naturale aumento di inclinazione che avviene a seguito dell’incremento di peso dei frutti.

Test sull’inclinazione forzata

Come detto, diverse ricerche sono state condotte nel corso dello scorso anno in Valdaso (Marche) in un pescheto commerciale inerbito e irriguo, di 13 anni, della cultivar Nectaross innestata su GF 677 ed allevata a palmetta, con densità di 584 alberi/ha (Fig. 1). Un mese prima della raccolta sono stati individuati ed etichettati 286 rami su 26 piante (circa 10-12 rami ogni pianta) tra quelli disposti secondo 4 angoli d’inclinazione: 0° (Fig. 2), 45° (Fig. 3), 90° (Fig. 4), 135° (Fig. 5) rispetto alla verticale. Il disegno sperimentale è a randomizzazione completa. Metà dei rami di ciascuna categoria è stata sottoposta il 19 luglio a modifica dell’angolo di inclinazione, con una variazione di almeno 90° rispetto alla loro inclinazione originale (Figg. 6,7,8), mentre l’altra metà dei rami è stata lasciata nell’inclinazione originale (Tab. 1). Su ogni ramo sono stati individuati per le osservazioni 3 frutti, uno per ogni terzo della lunghezza complessiva del ramo: prossimale, mediana, distale (Fig. 9), sui quali sono stati eseguiti rilievi settimanali dei due diametri trasversali e dell’altezza a partire dal 16 luglio fino alla maturazione. I frutti sono stati raccolti, secondo la scalarità di raggiungimento della maturazione commerciale, in 3 diversi stacchi: 4, 9 e 16 agosto. I frutti campionati, dopo la raccolta sono stati sottoposti ad analisi qualitative che hanno riguardato peso del frutto, durezza della polpa e contenuto in solidi solubili. I dati sono stati sottoposti ad analisi statistica mediante il software JMP applicando l’Anova e per la separazione delle medie sono stati impiegati il test t di Student e il test di Tukey, a seconda dell’adeguatezza (P<0,05).

Determinante la posizione del frutto

L’inclinazione forzata, eseguita 20-25 giorni prima della raccolta, non ha portato ad alcuna variazione statisticamente rilevante per quanto riguarda il calibro, l’altezza, il peso e la durezza dei frutti, ad eccezione del contenuto di solidi solubili, che è risultato sensibilmente inferiore nei frutti dei rami che hanno subito l’inclinazione forzata rispetto a quello dei rami lasciati nella loro inclinazione originale (Fig. 10). Un risultato, questo, dovuto probabilmente al fatto che, ad un mese dalla raccolta, i frutti avevano già differenziato i tessuti e completato la citocinesi. Anche l’accrescimento per distensione probabilmente era già determinato; tuttavia, si può ipotizzare che l’inclinazione abbia comunque influenzato il trasporto riducendo l’afflusso di fotosintetati verso i frutti e determinandone un minore accumulo finale. Considerando che l’inclinazione forzata del ramo non ha avuto in generale alcun effetto, fatta eccezione per il contenuto in solidi solubili, tutti i parametri osservati sono stati analizzati a partire dall’inclinazione originale naturale. E’ importante sottolineare che l’inclinazione naturale del ramo è risultata un fattore decisivo per la qualità del frutto. Dal punto di vista del calibro, le curve di crescita hanno mostrato che i frutti più grandi erano portati dai rami inclinati a 45°, seguiti dai frutti dei rami verticali (Fig. 11). I frutti più piccoli erano presenti, invece, sui rami inclinati a 135°. Tra i frutti dei rami rivolti verso l’alto (45°) e i frutti dei rami rivolti verso il basso (135°) è stata riscontrata una differenza di peso di quasi 20 g (Fig. 12). Anche il contenuto in solidi solubili del frutto è risultato più elevato nel ramo inclinato a 45°, con quasi 1°Brix in più rispetto al ramo inclinato a 135°, che ha presentato il valore più basso (Fig. 13). Queste osservazioni sono importanti per la scelta dei rami potenzialmente migliori in fase di potatura, che deve privilegiare rami leggermente inclinati verso l’alto. La posizione del frutto sul ramo è un altro fattore risultato statisticamente rilevante per i caratteri qualitativi del frutto. Per quanto riguarda il calibro, alla data del 1° stacco i frutti più grandi sono risultati quelli in posizione distale, mentre le dimensioni medie minori sono state registrate nei frutti in posizione prossimale (Fig. 14). Negli stacchi successivi non ci sono differenze, per cui si può ipotizzare che i frutti prossimali abbiano un leggero ritardo di maturazione. Nella media degli stacchi, comunque, il contenuto in solidi solubili è risultato maggiore nel frutto prossimale e progressivamente decrescente passando dal frutto mediano al distale (Fig. 15).

Conclusioni

Risulta particolarmente interessante il fatto che l’inclinazione del ramo a 45° verso l’alto permette di ottenere frutti con migliore pezzatura, maggiore peso e maggiore concentrazione di solidi solubili. Il ramo inclinato invece a 135° (ovvero piegato verso il basso) presenta i valori di calibro, peso e concentrazione di solidi solubili minori. La posizione del frutto non sembra influenzare la pezzatura finale, fatta eccezione nel 1° stacco in cui il frutto distale presenta un calibro maggiore, probabilmente legato all’anticipo di maturazione. Dipendente dalla posizione del frutto sembra il contenuto in solidi solubili, in particolare il frutto in posizione prossimale presenta le migliori caratteristiche organolettiche. Sulla base di questi risultati si potrà indirizzare l’operatore a privilegiare, in fase di potatura, i rami orizzontali o leggermente inclinati verso l’alto, eliminando invece i rami inclinati verso il basso che daranno un prodotto di minore pezzatura e qualità. In fase di diradamento sarà utile distribuire uniformemente i frutti lungo tutto l’asse del ramo, ma se si vuole migliorare la qualità organolettica per il maggior contenuto in solidi solubili occorre favorire i frutti prossimali. Gli studi, limitati all’ultimo mese di crescita dei frutti, andrebbero verificati ampliando l’indagine all’intero ciclo di crescita e legandola al naturale aumento di inclinazione del ramo in seguito all’incremento di peso dei frutti.
Giorgio Murri, Irene Medori, Francesca Massetani, Davide Neri
Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali - Università Politecnica delle Marche - Ancona

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