Actinidia

Voglia di cambiare: il kiwi verso un nuovo panorama varietale

Actinidia – Polpa gialla o rossa, alta qualità, serbevolezza e tolleranza alla batteriosi stanno guidando la ricerca genetica che in tutto il mondo lavora per diversificare lo standard varietale dell’actinidia. Anche l’Italia tra i protagonisti del breeding di settore

            Il mercato del kiwi è stato dominato per 40 anni dalla cultivar Hayward, una varietà a polpa verde caratterizzata da buone qualità organolettiche ed eccezionale conservabilità dei frutti. Circa 15 anni fa sul mercato compaiono nuove varietà: alcune varietà precoci a polpa verde e, soprattutto, le nuove varietà a polpa gialla. Il mercato risponde bene, segno che l’attesa per qualcosa di diverso dalla vecchia Hayward è grande.

 

            L’irrompere sulla scena della batteriosi del kiwi causata da PSA (Pseudomonas syringae pv actinidiae) sconvolge un’industria in salute, tra le poche attive nella bilancia commerciale dell’ortofrutta italiana. Il panico tra i produttori è forte, però a tutto ci si adegua ed ora – con rispetto per chi ha subito pesantemente questa epidemia – il mondo del kiwi intravvede una via di uscita al necessario temporaneo ridimensionamento colturale, che comporta una convivenza con il patogeno.

 

            I nuovi impianti sono in ripresa in molte aree actinidicole del Paese, nonostante i rischi legati alla persistente presenza della malattia. Per ora non abbiamo varietà resistenti perché i programmi di incrocio e selezione non sono ancora in grado di promettere soluzioni nei tempi brevi. Ciò nonostante, grazie anche alla ridotta sensibilità di qualcuna delle selezioni disponibili,  si è ripreso a piantare.

 

Le risolse genetiche e i programmi di “breeding” nel mondo

 

            Le risorse genetiche del kiwi sono in Cina, la patria di origine delle diverse specie di actinidia, e se la Cina, come sta facendo, mantiene chiuse le frontiere, l’industria del kiwi negli altri Paesi ha poche prospettive di sviluppo. Di questo possiamo solo prendere atto, stimolando eventualmente il governo ad includere per il futuro nelle trattative bilaterali con quel Paese un’apertura verso lo scambio di germoplasma.

 

            Un po’ di materiale è uscito a vario titolo dalla Cina ed è disponibile in Nuova Zelanda, Corea, Giappone, Italia e in qualche altro Paese. Il poco materiale genetico arrivato in questi Paesi ha permesso comunque di avviare dei programmi di miglioramento genetico che stanno dando i loro frutti. Anche la Cina è attiva su questo teatro del rinnovamento varietale; ha raccolto molto materiale negli ultimi decenni nelle aree dove la specie vegeta naturalmente. Quel materiale e alcuni programmi di incrocio hanno permesso ai “breeder” cinesi di uscire recentemente con alcune varietà interessanti, che vengono proposte per la coltivazione a livello globale. Anche questa è una novità, che favorisce la disponibilità per tutti di una più ampia base genetica. Questo fascicolo della Rivista di Frutticoltura vuol offrire ai Lettori le informazioni preliminari sulle nuove varietà che saranno disponibili per i produttori.

 

Il panorama varietale italiano e mondiale

 

            Sono ormai una decina le varietà di kiwi proposte da vivaisti ed editori. Più o meno le stesse varietà sono proposte in altri Paesi produttori di actinidia nel mondo. Fanno eccezione Corea e Giappone, dove alcune varietà sono coltivate in esclusiva: per esempio, Haegeum, Bidan, Jecygold, Hallagold, Haehyang in Corea; Sanuki Gold ed altre a polpa gialla in Giappone.

 

            Ma il Paese con la più ampia piattaforma varietale è certamente la Cina. Persistono, infatti, in quel Paese, coltivazioni, su superfici anche relativamente estese,  di vecchie varietà a polpa verde, come Qinmei, Miliang, Jinkui, Chuanmi N° 1, Xuxiang, e a polpa gialla come Lushanxiang, Kuimi, Jinfeng , Guihai N° 4, Zaoxian, solo per ricordare le più importanti. Accanto a queste in Cina si è iniziato da una decina d’anni a coltivare alcune varietà neo-zelandesi, come Hayward e Bruno, mentre negli anni più recenti sono comparse delle assolute novità, come le varietà bicolori Hangyang e Chuhong e i primi ibridi interspecifici, come Jinyan, un incrocio di A. eriantha x A. chinensis ottenuto dai ricercatori dell’Istituto di Botanica di Wuhan, molto attivo in questo campo. In futuro dovremo attenderci molte altre novità da quel Paese.

 

            Di seguito proviamo a riassumere brevemente la situazione italiana per quanto riguarda le diverse tipologie di frutti.

 

Il verde

 

            Le novità, per quanto riguarda il verde, se si eccettua Summerfruit (3373) ottenuta per incrocio, si riducono ad alcune mutazioni di Hayward, caratterizzate da maggiore precocità. Questi mutanti - ne abbiamo scritto in altre occasioni anche su questa Rivista – sono caratterizzati generalmente da una maturazione scalare dei frutti, che crea problemi severi nella gestione delle partite in fase di conservazione e commercializzazione. Il riferimento è alle varietà Green Light ed Earligreen. La maturazione precoce è certamente il punto di forza di questi mutanti, che hanno avuto una discreta diffusione nel nostro Paese. Un discorso un po’ diverso va fatto per Bo-Erica, un mutante di Hayward che matura più o meno contemporaneamente alla varietà originaria, ma che ha il suo punto di forza nella forma allungata e attraente del frutto. Per completare il quadro, resta da ricordare la varietà greca Tsekelidis, introdotta anche in Italia e caratterizzata da frutti di elevate dimensioni ma qualitativamente discutibili.

 

Il giallo

 

            Il giallo è stata la grande novità dell’ultimo decennio ed ha contribuito a creare nel consumatore nuovo interesse per il kiwi. Hort 16A, creata dai ricercatori di Plant & Food della Nuova Zelanda, ha fatto da apripista in Italia. E’ stata una buona varietà a maturazione tardiva e con caratteristiche organolettiche e di conservazione eccellenti. La grande sensibilità nei confronti della batteriosi ne ha decretato la fine e gli impianti sono attualmente in via di riconversione totale, sostituiti in Italia dalla nuova Gold3 (o G3). Di questa le informazioni sul comportamento nelle zone di produzione italiane sono scarse e bisognerà attende qualche anno ancora. Le aspettative dei produttori legati al gruppo Zespri sono comunque elevate.

 

            Le altre due varietà a polpa gialla diffuse in Italia negli ultimi anni, Soreli e Jintao, reggono per ora l’impatto della PSA. Soreli è una varietà a maturazione precoce e da questo punto di vista copre bene il mercato da ottobre a fine anno, con qualche estensione a gennaio-febbraio per i mercati locali ed europei, dato che la conservabilità in cella non è particolarmente elevata.

 

            Jintao è coltivata dal 2000 ed è quindi meglio nota ai kiwicoltori. È una varietà a maturazione intermedia, ma è caratterizzata da una eccezionale conservabilità dei frutti che ne permette la commercializzazione fino all’arrivo delle produzioni dell’Emisfero Sud. Il frutto è un po’ piccolo, soggetto a volte a “cracking” in condizioni di stress idrico, ma di qualità elevata. La pianta è molto produttiva, come lo sono del resto molte delle varietà di A. chinensis, sia quelle a polpa gialla, le sole note in Italia, sia quelle a polpa verde diffuse in Cina.

 

            Altre varietà a polpa gialla sono in arrivo. Dorì, selezionata congiuntamente dalle Università di Bologna e Udine, è descritta di seguito. Altre selezioni, ottenute nell’ambito di programmi di incrocio in cui pubblico e privato hanno deciso di collaborare, arriveranno sul mercato a breve, favorendo l’affermazione sul mercato mondiale di  un prodotto italiano sempre più vario e in grado di valorizzare i territori di produzione. E’ interessante notare la novità delle iniziative di collaborazione, nel campo del miglioramento genetico del kiwi, tra ente pubblico (Università e Istituti di ricerca) e privati, che permette alle Istituzioni scientifiche  di  autofinanziare la propria attività di ricerca lasciando al privato la disponibilità di nuovi genotipi sui quali impostare una strategia commerciale. La strada è stata aperta da New Plant, un consorzio romagnolo fatto da realtà importanti della cooperazione. Altri si sono organizzati successivamente e i risultati non tarderanno certamente ad arrivare.

 

Rosso o bicolore?

 

            Il bicolore è la nuova frontiera. Si tratta di varietà a polpa gialla e rossa oppure verde e rossa. La popolare Hongyang, a polpa gialla e rossa, è già venduta in Italia e sono iniziati anche i primi impianti nel nostro Paese. Purtroppo per i programmi di “breeding” che puntano a questa tipologia di frutti dipendiamo completamente dalla Cina. Il materiale disponibile in Occidente è molto modesto e di scarso valore e non vediamo grandi possibilità per migliorare la nostra posizione. Un po’ più avanti è certamente la Nuova Zelanda che da molti anni importa materiale vegetale a polpa bicolore ed ha un programma di incrocio e selezione avviato da anni. Qualche selezione potrebbe essere pronta per il mercato, anche se l’elevata sensibilità a PSA riportata per qualcuna di queste varietà frena i costitutori.

 

            Per concludere su questo materiale, sul quale si concentrano le maggiori aspettative, è opportuno ricordare che il germoplasma a polpa rossa è originario del Sichuan, una provincia cinese sospettata di essere il centro o uno dei centri di diffusione dei nuovi ceppi di Pseudomonas. Da questo punto di vista, è quanto mai necessario che il materiale proveniente da quelle aree venga controllato dal punto di vista fitosanitario con grande attenzione prima della sua diffusione.

 

 

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