Tecnica e tecnologia

Manutenzione fossi e canali; se la trascuri sono guai

Tecnica e tecnologia – Chi non si è preoccupato di pulirli, a seguito delle recenti continue piogge rischia di non poter seminare i campi. O comunque avrà rese molto basse

Quanto sia utile mantenere efficiente e in ordine la rete idrica lo si è capito – se ve ne fosse stato bisogno – nello scorso marzo, quando perturbazioni a grappolo hanno riversato sulle nostre campagne torrenti di pioggia. Il risultato, per chi non si è preoccupato di pulire canali e fossi di scolo durante gli anni, è quello che vediamo in queste foto: in questi campi non si potrà seminare o comunque si avrà una resa di bassissimo livello.

 

Ne è convinto anche Daniele Pesci, contoterzista bolognese che da oltre 15 anni ha fatto proprio della manutenzione irrigua il cuore della sua attività. Attrezzato con escavatori e macchine professionali per la manutenzione delle scarpate, non soltanto ripulisce i canali da erba e detriti, ma ricostruisce interi tratti distrutti dal maltempo e dall’incuria. Come dicevamo, Pesci conferma la nostra pessimistica quanto realistica previsione: «È vero, in certi terreni sarà inutile seminare, equivarrebbe a sprecare il seme. Purtroppo, è il risultato di anni di trascuratezza e abbandono. È in stagioni come questa che si vede chi ha fatto le cose a modo e chi, per risparmiare qualche migliaio di euro, ha lasciato deperire una risorsa preziosa come la rete dei canali di scolo. Peraltro – rilancia Pesci – sarebbe anche interessante capire cosa ne pensa, di questa situazione, chi sta lavorando alla riforma della Pac. Con la condizionalità, infatti, uno dei requisiti per ottenere i contributi è effettuare una corretta gestione delle acqua attraverso drenaggi, tombinature e manutenzione dei corsi d’acqua, in modo da non avere ristagni sui terreni aziendali. Dunque? Chi ha i ristagni non otterrà, per quei terreni, il contributo». Domanda lecita e che spiega quanto l’attenzione verso una corretta gestione dei corsi d’acqua sia sempre alta.

Piccola spesa, grande risultato

 

Eppure, tenere in ordine i fossi aziendali non costa un capitale. Può richiedere un investimento un po’ più consistente se sono in pessime condizioni, ma si tratta di un’una tantum. E in ogni caso, anche dovendo rifare da capo un canale, non si superano i 5 euro al metro. «Parliamo di uno scavo praticamente nuovo. Se si tratta soltanto di ripristinare una roggia compromessa, non si va oltre i due euro per metro lineare, mentre una manutenzione ordinaria è nell’ordine dei 50 centesimi. Chiaramente, intervenire con periodicità regolare abbassa i costi, perché difficilmente si dovranno fare grossi lavori. Una manutenzione con cadenza quadriennale, per esempio, non arriva a un euro per metro. Dopotutto la riprofilatura del letto, una volta fatta, si mantiene per anni; è sufficiente dare al corso d’acqua la giusta pendenza».

 

La pendenza è, chiaramente, un fattore determinante se vogliamo che l’acqua scorra. Per questo motivo è il caso di affidarsi a un esperto piuttosto che fare da soli, con il classico scavafossi attaccato al trattore. «Una soluzione che va bene per il canale di sgronda del campo, non per interventi più complessi. In primo luogo perché, andando a cavallo del fosso, si finisce col pestare gli argini e dunque si fa più danno che altro. Secondariamente, gli scavafossi rotativi non controllano la profondità, dunque creano avvallamenti e dossi nell’alveo con conseguente formazione di pozze e ristagni. Dal momento che esistono strumenti per lavorare correttamente, a cominciare dalle tecnologie satellitari, sarebbe un peccato non approfittarne».

 

La tecnologia è come sempre il cuore di tutto. Grazie a essa è possibile lavorare con precisione, ma anche con una produttività un tempo insperata. «L’uso della benna trapezoidale cambia completamente le cose. Prima si doveva lavorare sul fianco del canale e costruirlo metro per metro. Con la benna trapezoidale la produttività si moltiplica e, di conseguenza, è possibile ridurre notevolmente il costo dell’intervento».

La rete tiene

 

Parliamo un po’ della situazione della rete idrica nel Bolognese, laddove Pesci svolge la sua attività. «Nel complesso, non è malvagia; anzi negli ultimi anni è migliorata. Questo perché si è ridotto il numero di agricoltori e quelli rimasti, che spesso sono anche giovani, sono più attenti allo stato dei corsi d’acqua. Hanno capito che la manutenzione è importante e dunque la effettuano con una certa regolarità anche i consorzi di bonifica fanno la loro parte, nonostante la crisi. In questo settore, in verità, la crisi non ha cambiato le cose: si continuano a fare gli interventi che già si facevano. Anche i Comuni fanno ancora appalti; il problema è che pagano con estremo ritardo e per chi ha investimenti importanti in macchinari, prendere i soldi dopo un anno è improponi-bile».

 

I privati, dunque, curano i canali. Lo fanno principalmente da soli, ma si rivolgono ai professionisti per gli interventi più difficili. «Esattamente. Se parliamo di diserbo meccanico, la gran parte degli agricoltori è attrezzata: il braccio col decespugliatore, bene o male, ce l’ha chiunque. Quando si tratta di risezionare, smelmare o fare veri e propri scavi, invece, quasi sempre incaricano ditte specializzate. Anche gli autodidatti fanatici si rendono conto che, se sbagliano qualcosa, possono provocare gravi danni: una volta che hai rovinato un fosso, non c’è modo di rimetterlo a posto. Non puoi “attaccarci su del terreno” e sperare che tenga».

La situazione nel Padovano

 

Cambiamo prospettiva e ci spostiamo a Campodarsego (Pd) dove troviamo la famiglia Boscaro – Gianpietro e Dino – contoterzisti di vecchia data e anch’essi attivi nella manutenzione di scarpate e canali, sia attraverso un semovente Energreen sia con un escavatore dotato di braccio decespugliatore. Lo stesso escavatore è utilizzato anche per risezionamenti e profilature «in maniera marginale – corregge Dino Boscaro – perché c’è una forte concorrenza e non avremmo interesse a impegnarci in questo settore». Discorso diverso per gli sfalci, effettuati in maniera continuativa. «Lavoriamo soprattutto per il locale Consorzio di bonifica, ma anche per i Comuni, sebbene negli ultimi anni l’attività stia calando. Sembra anche che il Consorzio stia pensando di attrezzarsi con macchine proprie; dunque il futuro è un’incognita, aspettiamo di vedere cosa accade».

 

Il problema principale, tuttavia, è legato alla concorrenza. «Purtroppo ci sono tanti che si improvvisano professionisti della manutenzione idrica, quando talvolta hanno giusto un trattore con uno o due attrezzi. Sono le storture di una legge che consente agli agricoltori di fare anche attività artigianali a un regime fiscale agevolato, mentre noi siamo bersagliati dalle tasse e compriamo le macchine senza nessun aiuto pubblico. Alla fine, gli agricoltori effettuano una forma di concorrenza sleale, ma a quanto pare la cosa sta bene a tutti».

 

Al di là dei problemi di concorrenza, anche i Boscaro confermano che la rete locale è tenuta discretamente. «Veri e propri allagamenti, in occasione delle piogge primaverili, non se ne sono visti: il consorzio di bonifica ha investito sulla zona, recentemente, con idrovore e risezionamenti di canali. Parlando di privati, invece, alcuni campi si sono trasformati in pantani e lì ci vorrà del tempo per seminare, perché gli agricoltori cercano sempre di spendere il meno possibile». E, come dice Daniele Pesci, in certi casi tutto quel che s’è risparmiato in tanti anni di lavori non fatti lo si perde in una stagione.

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