Microirrigazione, una valida soluzione per il mais

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Mais trattato con fertirrigazione
Risparmio di manodopera e azioni più precise sulle colture con l’irrigazione a manichette. L’esperienza di un maiscultore del torinese

Risparmio di manodopera e di acqua, oltre alla certezza di fornire la giusta quantità di risorse idriche al mais, anche in periodi di prolungata siccità. Questi in estrema sintesi i benefici dell’irrigazione a goccia, scelta da Roberto Molino per i 27 ettari di mais che coltiva a Cambiano in provincia di Torino. Impresa di famiglia gestita da 45 anni, la Società agricola immobiliare Erba si compone di 35 ettari totali (oltre al granturco ci sono 4 ettari di orzo, mezzo ettaro di grano e un piccolo noceto), più un allevamento di suini da ingrasso con 1850 capi. Il mais prodotto serve tutto per la preparazione del pastone con cui sono alimentati i maiali.

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La posa dei tubi lungo i filari

Un sistema innovativo
«Qui da noi i terreni sono spianati e quindi facilmente irrigabili – racconta Roberto Molino, titolare e conduttore dell’azienda assieme al padre Secondo – l’acqua è abbondante e a costi ragionevoli, però abbiamo introdotto l’irrigazione a goccia per risparmiare sulle ore lavorate dato che io e mio padre da soli non riusciamo a fare tutto». Per la precisione oggi Molino ha un impianto irriguo che copre solo dieci ettari, ma quest’anno lo estenderà anche ai restanti 17 coltivati a mais. «Con questa apparecchiatura si risparmia acqua e le rese sono superiori del 10% circa – spiega l’agricoltore piemontese – ma questi risparmi sono compensati dal costo della manichetta, che è usa e getta e va riacquistata ogni anno. Il vero risparmio si ha sulla manodopera». Molino quantifica in 70/90 euro all’ettaro il risparmio sul costo del lavoro rispetto all’irrigazione tradizionale. Il costo della manichetta su mais a file alternate si aggira intorno ai 370 euro/ha., compresa posa ed estrazione con macchine e operatore specializzato, a cui vanno sommati circa 4,6 euro al metro per il tubo di testata con diametro 10 cm., con attacchi. Quest’ultimo ha una durata decennale, se non maggiore. Lo smaltimento della manichetta viene fatto a titolo gratuito da ditte specializzate.
«Quando si decide di realizzare un impianto del genere – avverte Molino – bisogna valutare con attenzione il dimensionamento dei filtri, variabile in base a tubazioni, pressione dell’acqua, pulizia, portata, diametri, sabbia, ecc..., con prezzi che possono differire anche di molto in base alle caratteristiche del filtro stesso». Per la posa e la rimozione della manichetta, l’imprenditore piemontese si affida alla ditta Pollice Verde di Fabrizio Sedici, specializzata nella progettazione e realizzazione di sistemi di irrigazione.

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Roberto Molino

Parco macchine all’avanguardia
Quella di Cambiano è una delle zone più “generose” per il mais, le rese medie sono di circa 175 quintali per ettaro «ma siamo arrivati anche a raccogliere 210 quintali in annate di piovosità eccezionale – sottolinea Molino – anche se il mais aveva problemi di micotossine».
Oltre all’irrigazione all’avanguardia, quando possibile, Molino coltiva il mais con la minima lavorazione, utilizzando un ripuntatore più un erpice a disco, che insieme creano una macchina combinata della ditta E. Bella di Piscina (To). Per la semina utilizza una Gaspardo MT 4 file a dischi. «Se necessario effettuiamo una passata con un erpice rotante Maschio Falco da 4,60 metri – precisa Molino – mentre lo spandimento del concime viene fatto con un Amazone Zam». Lo spandimento del liquame è affidato a una botte dotata di erpice a dischi per interramento Sac a tre assi da 16500 litri. Il diserbo si esegue con un irroratrice Berra da 1250 litri dotata di Gps per la distribuzione dei prodotti.
Questo il parco trattrici: un John Deere 6920 S autopower, un John Deere 5055 e 4 rm, un Case CX 80 2 rm, un Ford 8340 4 rm. Per la trebbiatura Molino si affida a un contoterzista di fiducia.

Se sei un agricoltore innovativo e vuoi segnalarci la tua storia scrivi a: simone.martarello@newbusinessmedia.it

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