DIFESA

Afidi su pomacee

DIFESA – Attento monitoraggio di Disaphis plantaginea, la presenza che più incide

Gli afidi frequentano le pomacee con grande regolarità. Da questo assunto possono prendere il via diverse osservazioni sulla pericolosità che di volta in volta, e per ogni singola specie, questa categoria di fitofagi può assumere nel corso dell'annata.

 

Nei frutteti di pero e melo la presenza degli afidi, seppur soggetta a fluttuazioni, è da dare per scontata, mentre rimane da verificare di volta in volta la loro pericolosità che varia in funzione di diversi fattori:

 

1 - specie;

 

2 - periodo della stagione;

 

3 - densità di presenza.

 

Rispetto alla densità di presenza, possiamo distinguere specie pericolose a bassi livelli di infestazione come l'afide grigio del melo (Dysaphis plantaginea) da specie dannose ad alti livelli di presenza come l'afide verde del melo (Aphys pomi) e, in genere gli afidi del pero.

 

I danni provocati dagli afidi possono essere di notevole entità fino a pregiudicare l'esito complessivo della coltura.

 

In conseguenza dell'attacco la vegetazione può avere uno sviluppo stentato, tanto più grave in impianti in fase di allevamento, mentre i frutti possono risultare deformati oppure sporchi di melata su cui poi possono svilupparsi funghi (fumaggini) che rendono il frutto non più commercializzabile.

 

La pericolosità degli afidi, quindi, può essere riconducibile a due precise categorie:

 

- i danni diretti dovuti alla sottrazione di sostanze nutritive e alle deformazioni della vegetazione e dei frutti a causa delle punture di suzione degli afidi;

 

- i danni indiretti legati all'abbondante melata emessa e alla possibilità di veicolare varie virosi.

 

Per melo e pero possiamo considerare due diverse condizioni fitoiatriche; da un lato il pero che non presenta grossi problemi legati agli afidi pur annoverando diverse specie tra gli afidi che lo possono attaccare, mentre dall'altro abbiamo il melo che trova negli afidi alcuni tra i suoi peggiori nemici.

Tre specie su melo

 

Le principali specie che attaccano il melo sono tre: Aphys pomi (afide verde), Disaphys plantaginea (afide grigio) ed Eriosoma lanigerum (afide lanigero). Si tratta di tre fitofagi che hanno avuto grande rilievo nella storia della fitoiatria e che mantengono ancora ruoli di primo piano anche se occorre distinguere in base al tipo di coltura. L'unico che mantiene la sua pericolosità in tutte le condizioni colturali è l'afide grigio. Le altre due specie possono rappresentare un problema solo se raggiungono alti livelli di presenza, condizione che si verifica di rado sia perché mantenuti a bassi livelli dai trattamenti effettuati per l'afide grigio sia perché limitati da una numerosa schiera di avversari naturali, che, se opportunamente salvaguardati da razionali piani di produzione integrata, possono giocare un ruolo centrale nella difesa dalle infestazioni degli afidi: Coleotteri coccinellidi, Neurotteri crisopidi, Ditteri sirfidi tra i predatori e Imenotteri parassiti in generale, mentre l'afide lanigero in particolare è tenuto a bassi livelli, generalmente, dal suo parassita specifico che è l'Imenottero calcidoideo Aphelinus mali.

Afide grigio
sotto la lente

 

L'afide grigio del melo rappresenta in realtà uno dei fitofagi chiave del melo; attacca direttamente i frutticini fino alla fase di frutto noce, deformandoli. Seppur già presente alla rottura gemme, le infestazioni compaiono, con la loro gravità, in fioritura. A cavallo di tale periodo, la sola presenza dell'afide giustifica il ricorso a trattamenti aficidi (pre o post fiorali). Da qui occorre partire per valutarne a pieno la pericolosità e l'impegno che richiede la difesa del meleto dalle sue infestazioni.

 

Si tratta di un afide dioico che sverna su melo come uova durevoli sui rami giovani, lo infesta molto precocemente con la nascita delle fondatrici pronte a deporre le uova già in pre-fioritura, e che poi si porta sull'ospite secondario (piante del genere Plantago) in piena estate. In autunno poi ritorna sull'ospite primario (melo), dove depone le uova durevoli su rami di 2-3 anni. In conseguenza di queste peculiarità biologiche le infestazioni sono da temere nella prima parte della stagione dalla fioritura fino a tutto il mese di giugno. Infatti i frutticini colpiti a partire dall'allegagione subiscono delle deformazioni più o meno gravi che in ogni caso li rendono inadatti alla commercializzazione; con il raggiungimento della fase di frutto noce l'afide non è più in grado di danneggiare i frutticini, per cui decade, di fatto, il motivo della sua maggiore pericolosità.

 

Le osservazioni alla ricerca del fitofago vanno iniziate fin dalla ripresa vegetativa per verificare la presenza delle fondatrici e alle volte già sui mazzetti affioranti è stato individuato qualche isolato rappresentante. La ricerca deve essere molto accurata perché non sfuggano eventuali focolai presenti la cui estinzione diviene poi molto difficile. L'afide grigio, infatti, protetto all'interno delle foglie deformate e coperto dall'abbondante melata se sottovalutato può dare filo da torcere ai migliori frutticoltori e tecnici.

 

Si segnala che, generalmente, le varietà di melo che si defogliano precocemente sono meno infestate per la minore deposizione di uova durevoli e che alcune varietà (Florina, Golden Orange, Golden Mira, Primiera) sono tolleranti all'afide grigio.

Trattamento pre-fiorale

 

Come già sottolineato, l'importanza delle altre due specie su melo è molto diversa e, di conseguenza la strategia di difesa dagli afidi è da impostare sulla base della presenza dell'afide grigio, con le opportune varianti in corso d'opera nel caso in cui le altre due specie dovessero essere presenti a livelli pericolosi.

 

Allo stato attuale si può affermare che il trattamento pre-fiorale rappresenta la chiave di volta che sostiene l'intero arco della strategia di difesa; mancando ci si espone a gravi rischi che possono portare a dover rincorrere per tutta la stagione lo sviluppo dell'afide grigio e degli altri, senza per altro riuscire a evitare una certa percentuale di danno sui frutti. Infatti è molto rischioso voler rimandare la difesa superando la fioritura (periodo in cui è vietato effettuare trattamenti insetticidi); ci si espone al rischio di trovare un'elevata presenza di afide (sviluppatosi durante la fioritura) di difficile controllo (al riparo nelle foglie accartocciate) e già molto pericoloso in considerazione dei danni che può produrre sui frutticini in fase di allegagione. In questo caso, veramente si può affermare che “chi ben comincia è a metà dell'opera”.

 

Nell'ambito di strategie di difesa integrata melo, in prefioritura alla comparsa delle fondatrici, si possono utilizzare prodotti a base di flonicamid e azadiractina. In post-fioritura, con infestazioni in atto da caduta petali a frutto noce o in presenza di melata, si possono impiegare imidacloprid, thiametoxam, acetamiprid, clothianidin, azadiractina e spirotetramat (efficace anche nei confronti di cocciniglia). Si segnala, inoltre, l'inserimento nel disciplinare di difesa integrata 2013 dei Sali potassici di acidi grassi, utilizzabili nei confronti degli afidi del melo e del pero e ammessi anche in biologico.

La tutela dei pronubi

 

Al fine di evitare anche morie di api si consiglia di utilizzare i prodotti neonicotinoidi (imidacloprid, thiametoxam, clothianidin e acetamiprid) a un'opportuna distanza dalla fioritura, in particolare imidacloprid e thiametoxam è obbligatorio che siano distanziati di almeno 10 giorni dalla fioritura per evitare tossicità e interferenze con l'attività dei pronubi in fase di impollinazione.

 

Inoltre è importante ricordare che è obbligatorio effettuare lo sfalcio delle eventuali infestanti fiorite almeno 48 ore prima dei trattamenti insetticidi.

 

Terminata la primavera è possibile che in piena estate si possa assistere a reinfestazioni di afide verde che è possibile limitare impiegando sali potassici di acidi grassi. L'impiego delle sostanze attive che maggiormente rispettano predatori e parassiti consente poi di sfruttare l'azione di questi organismi utili durante l'estate.

 

Si raccomanda di gestire sempre i prodotti secondo una strategia adeguata di prevenzione della resistenza, che comprende l'utilizzo di insetticidi con diverso meccanismo d'azione.

 

In agricoltura biologica è possibile impiegare in trattamenti pre e post fiorali con azadiractina, piretro e sali potassici di acidi grassi; durante l'estate sfruttare a pieno le possibilità offerte dall'azione degli organismi utili.

 

Le risorse per attuare corrette ed efficaci strategie di difesa integrata e biologica agli afidi non mancano e forniscono risultati all'altezza della situazione. Il fattore da non trascurare assolutamente è la tempestività d'azione; in tale modo si potrà contare su risultati ottimali e duraturi.

 

Si consiglia di adottare tutti gli accorgimenti agronomici di tipo preventivo, per favorire il controllo naturale degli afidi: potature, irrigazioni e concimazioni (specie azotate) equilibrate per evitare eccessivo rigoglio vegetativo.

 

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