SPECIALE PATATA

L’era della sostenibilità

irrigazione
SPECIALE PATATA – La sfida: produrre più e meglio usando meno terra, acqua, fertilizzanti, energia. Grazie alla genetica e alle biotecnologie

Una delle parole più ripetute da ricercatori, tecnici e divulgatori agricoli, da alcuni anni a questa parte, è sostenibilità, ovvero la capacità di mantenere gli attuali tassi di crescita della popolazione mondiale, anzi di migliorarli, però in un orizzonte di risorse naturali sempre più scarse.

Una sfida epocale, quindi, attende gli agricoltori di domani: produrre di più e meglio, ma usando meno terra, acqua, fertilizzanti, energia, prodotti chimici di sintesi, etc. Una sfida non da poco, visto che si tratta di fare esattamente il contrario di quello che si è fatto negli ultimi 50 anni, quando sembrava che gran parte dei fattori di produzione agricola fossero virtualmente illimitati.

Non più di 20 anni fa, giusto per fare un esempio, ai corsi di economia agraria, nell'insegnare il significato di “bene”, ovvero qualsiasi fattore produttivo con caratteristiche di scarsità tendenziale, si citava come “non bene”, in quanto disponibile in quantità illimitata, l'acqua irrigua o, in alcuni Paesi molto estesi, anche la terra.

Com'è cambiato in fretta il mondo! Vedi la Cina acquistare nell'arco di pochi anni oltre 2 milioni di ettari di terreni coltivabili in tutti i continenti, perché non ha più terre arabili per sfamare la propria smisurata popolazione; oppure si veda l'avanzare inarrestabile dei deserti in Africa e Asia.

Persino in Paesi dove non te lo aspetteresti mai, tipo l'Olanda, dove scorre un canale ogni 500 m, la disponibilità di acqua di buona qualità per uso agricolo sta diventando sempre più un problema nelle estati torride. La salinità delle acque superficiali e di falda, infatti, aumenta continuamente: basta un po' di pioggia in meno d'estate e molte colture vedono crollare le rese anche del 20-30%.

Gran parte dell'opinione pubblica è ormai sufficientemente edotta sui problemi energetici. Quasi tutti sanno che la civiltà del petrolio sta per incontrare il ramo discendente della propria parabola di sviluppo, ma pochissimi sanno, ad esempio, anche tra gli addetti ai lavori, che ai tassi attuali di estrazione e ricerca mineraria da una parte, e di utilizzo agricolo dall'altra, il fosforo finirà molto prima del petrolio…

SFAMERÀ L'UMANITÀ

In questo scenario mondiale, dunque, dove la parola d'ordine sarà sempre più “sostenibilità”, un grande avvenire spetta alla coltura della patata.

Oltre che essere una delle quattro colonne portanti dell'alimentazione umana, assieme a riso, grano e mais, non a caso è oggi anche la coltura col più alto ritmo di sviluppo. La produzione mondiale, infatti, stimata in circa 200 milioni di tonnellate, su 330 milioni di ettari, si sta sviluppando a tassi superiori al 3% annuo, ma è probabile che tale incremento salirà ancora, grazie soprattutto alla domanda cinese.

Il colosso asiatico, che dovrà sfamare un quinto della popolazione mondiale (1,5 miliardi di persone), ma con solo il 10% delle terre arabili, intende raggiungere entro 20 anni il 95% dell'autosufficienza alimentare, il che implica un aumento di circa 200.000 t/anno di cibo. La patata è stata individuata dai governanti cinesi come la coltura più “sostenibile”, rispetto alle altre tre, quindi si prevede che dovrà fornire almeno il 50% del fabbisogno alimentare nazionale nel prossimo futuro.

Qualcuno dice, e non è una battuta, che il principale problema del governo cinese sarà quello di convincere i propri cittadini a passare in poco tempo da una dieta secolare basata essenzialmente sul riso, ad una in cui almeno 1/3-1/2 sarà costituito da patate, ma questo è sicuramente il futuro alimentare che attende i cinesi.

Tra le commodity, infatti, la patata è quella che produce la maggior quantità di energia per unità di superficie (il doppio del riso!), con un minor impiego di acqua e prodotti chimici di sintesi.

Anche in Africa e Sud America la patata sarà la colonna portante, non solo per risolvere i cronici problemi di sottonutrizione in molti Paesi poveri o in via di sviluppo, ma anche per dare nuove prospettive di reddito ai piccoli agricoltori locali. Nell'Africa equatoriale, ad esempio, una coltura di patata può rendere fino a 2.000 $/acro, contro i massimo 200-300 dell'orzo o del grano, ovvero, ben 10 volte tanto! Nei Paesi andini si stanno introducendo nuove varietà di patate arricchite in ferro e zinco, in quanto l'estesa malnutrizione locale porta spesso a gravi difetti di crescita nei bambini e alla demenza infantile.

Rese unitarie, olanda al top

Per capire quanto grande sia il potenziale ancora inespresso della patata, nel risolvere i problemi nutrizionali dell'umanità, basti pensare al livello attuale di rese unitarie. Il Paese leader al mondo è l'Olanda, con una media di circa 45 t/ha, mentre quella mondiale è attorno alle 15 t/ha. Media di 45 t/ha significa che ci sono agricoltori che arrivano spesso fino a 60-70 t/ha, ma recentemente una ditta sementiera è riuscita a certificare la fattibilità di 100 t/ha, coltivando una nuova varietà molto produttiva in condizioni ideali.

Non è neanche lontanamente pensabile, ovviamente, di poter portare gli agricoltori asiatici o africani ai livelli di un Paese estremamente tecnologico come l'Olanda, ma basterebbe portare l'attuale resa media mondiale da 15 a solo 23 t/ha, per risolvere definitivamente gran parte dei problemi alimentari dei Pvs.

La ricerca genetica è portata avanti quasi esclusivamente dai Paesi avanzati, ma talvolta ha ricadute involontarie e positive anche su quelli meno sviluppati. È il caso di una varietà olandese selezionata recentemente per il biologico che richiede meno pesticidi. Sta suscitando molto interesse in Cina, India, Pakistan e Nord Africa.

Nonostante l'attuale forte opposizione dell'opinione pubblica europea, grandi sviluppi attendono la patata anche nel settore delle biotecnologie, non solo e non tanto nel campo dei tanto dibattuti organismi “transgenici” (ogm), ma pure in quello dei cosiddetti “cisgenici” (introduzione di geni provenienti dalla stessa specie o da specie affini alla patata) e, ancor di più, in quello dei “marcatori genetici”. Buona parte di questi programmi di miglioramento ha proprio l'obiettivo di ottenere patate più “sostenibili”, ovvero che possano mantenere le rese attuali, o addirittura incrementarle, ma con meno input di acqua (resistenza alla siccità) e fertilizzanti.

Selezione più veloce con i marcatori genetici

Come si ricorderà, per quel che riguarda la patata da industria, l'evento tecnico, ma soprattutto mediatico, dell'anno scorso è stato quello della patata Amflora della Basf. Dopo ben 13 anni di moratoria, la Commissione europea, su parere favorevole dell'Efsa, ne ha autorizzato la coltivazione per la produzione di carta e mangimi animali, grazie al maggior contenuto di amilopectina, rispetto all'amilosio, il che ne facilita l'estrazione. Anche se fa meno sensazione e dà meno lavoro alla “comunicazione di massa”, più interessante per il lavoro dei genetisti appare tuttavia l'uso dei “marcatori genetici”, che accelerare enormemente la selezione di geni favorevoli. Gli “strumenti di lavoro” sono molto simili a quelli che portano agli ogm, ma permettono ai ricercatori di lavorare “più tranquilli”.

L'uso delle biotecnologie, compresi gli ogm, produrrà a breve, anzi sta già producendo, molti interessanti risultati soprattutto per quel che riguarda la resistenza alle malattie, a cominciare dalla famigerata peronospora della patata. È la fitopatologia più importante a livello mondiale, sia per i danni che provoca agli agricoltori, sia all'ambiente (inquinamento del suolo e delle acque superficiali). In Olanda, ad esempio, gli anti-peronosporici rappresentano più del 50% di tutti i pesticidi impiegati per un costo di ben 150 milioni di euro e un'incidenza sui costi di produzione di oltre il 20% (a livello mondiale i danni da peronospora superano i 10 miliardi di euro!).

Resistenza alle malattie

Già nel 2009, dopo soli quattro anni di sperimentazione, sono state rilasciate e coltivate dall'università olandese di Wageningen le prime varietà resistenti a inoculi massivi del fungo (tipi DuRPh, ovvero con una resistenza permanente alla peronospora). Altri test simili sono stati avviati con successo a Norfolk in Inghilterra, dal Norwich Science Park, e in Idaho negli Usa.

Molto valido anche il lavoro di alcuni ricercatori australiani, i quali stanno mettendo a punto una metodologia, sempre basata sulle biotecnologie, per individuare eventuali agenti patogeni nei terreni destinati ad ospitare coltivazioni di patate e, quindi, per adottare le necessarie contromisure preventive. Altre importanti ricerche riguardano la resistenza ai virus a al nematode della patata (Globodera pallida), con due interessanti varietà registrate di recente. Nei Paesi industrializzati, invece, il miglioramento genetico è orientato prevalentemente al miglioramento della qualità. Supermercati e consumatori occidentali sono sempre più attenti ai caratteri gustativi e nutrizionali, alla precocità, e sempre più alla ricerca di tuberi di piccola pezzatura, allungati, dalla pasta consistente, buccia sottile, liscia e facilmente lavabile, perfetti per la cottura rapida nel forno a micro-onde. Oltre alla forma allungata, il miglioramento dei caratteri “commerciali” tiene conto anche del colore della buccia che ormai comprende tutte le tonalità dal giallo fino al rosso vivo o ai tipi chiazzati, molto attraenti alla vista. Pure il colore della pasta sfuma, con una gamma di gradazioni veramente impressionante, dal bianco perfettamente candido al giallo-oro.

La segmentazione commerciale è ormai talmente spinta, che esistono grandi gruppi di patate per gli usi più disparati: da insalata, da forno, fritte a bastoncino (tipiche del fast food), chips (da snack), crisps (croccanti), pre-pelate, per purè, per essere abbrustolite, etc.

*Ceres s.r.l. - Società di Consulenza nel settore dell'orticoltura protetta

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