EXPO E RICERCA

Nuovi cibi per un mondo affamato

EXPO E RICERCA – Dalle microalghe alle farine a base di insetti sino alle meduse, fonte proteica

Siamo tanti, siamo destinati
ad aumentare e a
mangiare di più. Già oggi
se tutta la popolazione mondiale
seguisse una dieta comparabile
a quella occidentale le risorse
terrestri non sarebbero
sufficienti. Per questo la ricerca
sta studiando la possibilità di ricavare
cibi nuovi da materie prime
“anticonvenzionali”,
sostenibili
sotto il profilo ambientale
e molto promettenti sotto quello
nutrizionale. Sono due le “filiere”
più promettenti: microalghe
e insetti. La scelta delle fonti
non è nuova, ma è nuovo l'approccio
industriale.

Con la spirulina

Nella categoria microalghe
i riflettori
sono puntati soprattutto
sulla spirulina, una pianta conosciuta
sin dai tempi degli Aztechi,
ricchissima di proteine e di
vitamine. «Sul mercato - spiega
Giuseppe Torzillo, ricercatore
dell'Ise Cnr - è già presente come
additivo e prodotto di erboristeria.
Per le sue qualità nutrizionali
può essere usata come
ingrediente per realizzare alimenti
nutraceutici, ma bisogna
creare una filiera, renderla economicamente
sostenibile».

Nel mondo si producono annualmente
circa 68
mila t di spirulina:
la parte da leone è fatta
dagli Usa e dalla Cina, il resto
sono piccole produzioni locali.
Da noi non sussistono le condizioni
climatiche adatte, perciò la
sfida è rendere competitiva la
produzione in ambiente chiuso.
«L'Italia è stata pioniera in questo
campo. Abbiamo iniziato a
lavorare sugli impianti di coltura
chiusi nel 1976. Purtroppo
siamo ancora lontani dalle performance
desiderate: i costi di
produzione sono tre volte più
alti e la produttività è minore.
Lo sforzo è disegnare sistemi e
impianti più efficienti». Gli impianti
chiusi hanno però un
vantaggio: permettono di diversificare
la produzione e di coltivare
microalghe,
come l'hematococcus
(dalle proprietà antiaging),
che necessitano di un
ambiente controllato. Nel nostro
Paese esiste un impianto
sperimentale a Gioiosa Ionica,
dedicato però allo sfruttamento
delle microalghe
in ottica energetica.
«Credo invece che la parte
alimentare sia la più promettente.
C'è già un mercato, c'è
forte richiesta. Anche alcuni imprenditori
agricoli, attratti dai
prezzi elevati si
viaggia sui 100
€/kg ,
stanno provando a creare
piccole produzioni di nicchia.
C'è però bisogno di formazione:
noi abbiamo il know how, richiesto
anche all'estero. Bisogna
creare un circolo virtuoso ricerca-impresa
».

Farine a base di insetti

Circolo virtuoso che andrebbe
esportato anche nel caso degli
insetti. Qui l'idea non è cucinare
cavallette o formiche, ma usare
alcune specie per ricavare farine
proteiche per l'alimentazione
ovicola e per l'acquacoltura
(esclusi gli erbivori dopo il caso
mucca pazza), in sostituzione di
soia e pescato. Si ipotizza inoltre
di ricavare fertilizzanti dagli
scarti. «Il nostro sforzo - spiega
Francesco Gai, dell'Ispa Cnr - è
indagare le specie più promettenti,
studiarle e valutare i rischi
riguardanti la sicurezza alimentare,
dalle contaminazioni alle
allergie». Ci sono due però: «il
primo collo di bottiglia è economico:
le produzioni devono essere
massive. Abbiamo impianti
pilota, uno spin off dell'Università
di Bari, ai quali si sommano
esperienze di imprenditori agricoli.
Ci sono poi aziende consolidate
in Belgio e Germania, ma
per ora solo piccole realtà».

In Brasile e Sud Africa

Il secondo scoglio è legislativo:
«c'è un vuoto normativo in Europa.
Senza legge su macellazione,
processamento, etc, resta
tutto sulla carta». Eppure nel resto
del mondo le cose si muovono:
«in Sud Africa e Brasile si
realizza già mangime dagli insetti.
Abbiamo importato alcuni
prodotti a scopo sperimentale e
non abbiamo riscontrato differenze
sotto l'aspetto organolettico
o nutrizionale».
C'è infine un altro inedito
candidato per la produzione
mangimistica: la medusa. Siamo
soliti immaginare questo animale
come un problema per la
salute e per il turismo. Invece
potrebbe rivelarsi utile. «Alcune
specie edibili - spiega Antonella
Leone, dell'Ispa di Lecce -
vengono sfruttate dalle popolazioni
asiatiche da anni. La risorsa
è presente in abbondanza nei
nostri mari e con i cambiamenti
climatici stanno aumentando.
Stiamo studiando alcune meduse,
sia come fonte proteica per
l'alimentazione animale, sia lavorando
sull'estrazione di sostanze
bioattive e sulla valorizzazione
della biomassa».

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