DOSSIER FRAGOLA

Packaging house in azienda

DOSSIER FRAGOLA – I soci del consorzio Piccoli Frutti (Vr) con il sistema di raffreddamento rapido ad aria forzata anticipano di 8 ore la catena del freddo

È stata una lotta contro i capricci meteorologici quella combattuta durante la campagna primaverile dal consorzio Piccoli Frutti srl di San Giovanni Lupatoto, una delle tre cooperative d'imprenditori agricoli veronesi che insieme producono il 72% delle fragole venete. Il clima della primavera 2013 ha dato in effetti non poco filo da torcere agli agricoltori, tra freddo e precipitazioni intense da marzo a maggio.

Secondo Coldiretti Veneto nel solo mese di marzo è caduto il 60% di pioggia in più rispetto alla media, con punte dal 150 al 300% nel Triveneto. Per non parlare delle basse temperature che hanno reso difficile la fioritura prima e la maturazione poi dei frutti di stagione.

Contrazione dei quantitativi

Benché tunnel e serre siano servite a non mettere a repentaglio l'intera produzione, la principale varietà prodotta dal Consorzio, la Darselect, la cosiddetta fragola di Verona, selezionata per le caratteristiche gustative più alte, nel periodo aprile-maggio-primi di giugno di quest'anno ha reso 6.300 q, contro i 6.964 q dell'analogo periodo 2012.
«La campagna appena conclusa ha avuto alti e bassi con una contrazione dei quantitativi a causa delle condizioni climatiche - commenta Alessandro Lucchini del consorzio Piccoli Frutti srl -. Commercialmente parlando gli esiti sono stati mediocri, se non appena sufficienti. Ci si sarebbe aspettati un prezzo più alto. Non oso pensare se la Spagna, nostro competitor, non fosse stata in difficoltà o se la produzione fosse stata abbondante».

Non tutta la colpa è del freddo però. L'imprenditore ammette di aver riscontrato una minor richiesta di fragole da parte dei consumatori, che evidentemente fanno sempre più la spesa con entrambi gli occhi puntati al portafogli.

Investire in ricerca e tecnologia

Nato nel 2008, il consorzio Piccoli Frutti conta oggi 20 aziende socie, con dimensione media di 6 ha ciascuna, e un fatturato complessivo nel 2012 di 11 milioni di €, realizzato per il 90% dagli associati. Specializzato nella fragolicoltura e nella coltivazione di piccoli frutti, come mirtilli, ribes, more, lamponi, ciliegie, commercializzati con il marchio Aurora Fruit, ha puntato, fin dal suo esordio, nella ricerca varietale e nella razionalizzazione dei sistemi di produzione delle aziende consorziate. Impegno, questo, che gli è valso nel 2011 il premio Innovazione e competitività di Veneto Agricoltura, l'azienda regionale per l'agricoltura che aveva condotto un'indagine su 403 aziende agricole.

In pratica tutti i soci del Consorzio Piccoli Frutti si fanno carico, oltre che della produzione e raccolta (quasi 600 gli stagionali occupati), anche del confezionamento, dell'etichettatura e della catena del freddo, mentre il consorzio gestisce la rete commerciale e il coordinamento tecnico.

Ogni singolo associato ha direttamente in azienda una packaging house e un sistema di raffreddamento rapido ad aria forzata che permette in sole quattro ore, anziché dodici, l'abbattimento a 4 °C delle temperature dei frutti appena raccolti. Un'innovazione che garantisce una migliore serbevolezza di fragole e piccoli frutti che mantengono inalterate le caratteristiche organolettiche e gustative per i giorni a seguire. La catena del freddo continua nei camion refrigerati che trasportano la frutta al centro logistico di Verona, da dove le confezioni vengono smistate verso le destinazioni finali.

È questa filiera efficiente che permette al consorzio di esportare in particolare in Germania (dove finisce il 70% delle fragole di Verona prodotte in primavera), Gran Bretagna e Francia. Attraverso gli associati, la produzione della fragola è continua per otto mesi, integrando tra loro varietà e coltivazioni: in primavera e autunno la Darselect in pianura e sulle colline veronesi e nella montagna trentina, dove operano alcuni soci, la Elsanta, la fragola estiva.

Della salubrità della frutta prodotta il consorzio ha fatto un mantra. Un rigido protocollo di qualità certificato dal campo alla tavola, tecniche di produzione integrata e fitofarmaci ridotti al minino garantiscono un prodotto sicuro per il consumatore oltre che per l'ambiente.

Limitato uso di agrofarmaci

«Le pratiche agronomiche adottate dai produttori sono mirate a ridurre sensibilmente il numero dei trattamenti antiparassitari e aumentare la qualità dei frutti - precisa Lucchini -. Il 100% delle nostre produzioni avviene sotto coperture antipioggia, visto che la pioggia è il principale nemico di questa frutta delicata». Solo se necessario vengono utilizzati nuovi funghicidi con batteri antagonisti per contenere eventuali patogeni in modo naturale. Un sistema di tracciabilità garantisce qualità e percorsi dei singoli cestini. «Casi come quelli recenti di epatite A correlati presumibilmente al consumo di frutti di bosco e fragole congelati d'importazioni non ci tangono minimamente - rassicura Lucchini -. Notiamo però che spesso commercianti senza scrupoli vendono come italiani prodotti esteri, come il caso di fragole tedesche spacciate per nostrane. È un problema non solo fiscale, ma anche sanitario: all'estero sono ammessi fitofarmaci vietati da noi».

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