TECNICA E TECNOLOGIA

Scopazzi del melo in Trentino

TECNICA E TECNOLOGIA – E contro le infestazioni da bostrici sono efficaci le trappole

Oltre 500 frutticoltori della valle di Non e della val di Sole, del Trentino, hanno accolto anche quest'anno l'invito della Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige di partecipare alla giornata di aggiornamento tecnico organizzata a Cles (Tn) dal Centro di trasferimento tecnologico. E hanno preso atto con soddisfazione che dall'indagine condotta su 233 ettari in provincia di Trento, di cui 132 nelle valli del Noce, emerge una forte regressione delle piante colpite dagli scopazzi del melo. Fabrizio Branz e Andrea Dolzani, tecnici della Fondazione Mach, ne hanno riferito in dettaglio parlando di una situazione soddisfacente.

 

Infatti sul portainnesto M9, che interessa ormai l'84% degli impianti, la percentuale di piante infette nel 2012 si è attestata tra lo 0,07 della bassa valle e lo 0,40 dell'alta valle.

 

Negli impianti su portainnesto medio-debole (M26), medio (M106) e forte (Franco), che occupano il restante 16% della superficie delle Valli del Noce, è stata riscontrata una presenza più elevata della malattia. Ma questo è dovuto alla mancata estirpazione delle piante sintomatiche che unitamente alla lotta ai vettori è resa obbligatoria dal decreto provinciale del 2006, e a un ritardato rinnovo di impianti obsoleti.

 

Non solo informazioni sugli scopazzi alla giornata tecnica di Cles. Ma anche aggiornamenti tecnici su come ottenere un letame di qualità, come affrontare il problema della stanchezza del terreno, come progettare azioni di innovazione varietale, come fare per il contenimento dei bostrici, come gestire il colpo di fuoco.

 

Per esempio il tecnico della Fondazione Andrea Cristoforetti ha lanciato l'idea di una filiera del letame di qualità (vedi box), la cui realizzazione potrebbe agevolare gli allevatori nella gestione delle deiezioni e al contempo fornire alle aziende frutticole letame di elevata efficacia agronomica a costi sostenibili

La stanchezza del terreno

 

Sul come affrontare il problema emergente della stanchezza del terreno hanno riferito Davide Neri dell'Università Politecnica delle Marche che ha spiegato che il problema del reimpianto e del declino produttivo dei suoli sta aumentando nelle aree frutticole e orticole specializzate, mentre i tecnici della Fondazione Massimo Prantile Tommaso Pantezzi hanno spiegato che in questi ultimi anni nelle valli del Noce si è avuto un forte rinnovo degli impianti contestualmente a una serie di bonifiche.

 

In alcuni casi la scarsa attenzione durante le lavorazioni ha creato qualche problema di sviluppo alle piante accentuando anche fenomeni di stanchezza nel suolo. Le soluzioni proposte ribadiscono l'importanza delle corrette pratiche agronomiche nella preparazione del terreno e hanno evidenziato come l'apporto di sostanza organica matura dia buoni risultati per lo sviluppo delle piante nella fase di allevamento.

Nuovi prodotti per nuovi mercati

 

Secondo Alessandro Dalpiaz direttore di Apot, le imprese che nel passato hanno saputo differenziare in termini di mercati e prodotti, investendo in ricerca e innovazione, riescono a mitigare gli effetti delle difficoltà. Inoltre la frutticoltura regionale ha dato vita a un percorso di progressiva cooperazione tra i consorzi del Trentino e dell'Alto Adige che ha portato a diversi concreti risultati, e che ha potuto contare su un "sistema" integrato con le istituzioni provinciali, i centri di ricerca e sperimentazione e la consulenza tecnica.

 

La collaborazione fra la Fondazione Mach e il Centro di Laimburg, situato in provincia di Bolzano, è per i produttori una grande risorsa, ha continuato Dalpiaz. Trovare nuove varietà vuole dire aprire nuove prospettive per nuovi mercati, offrire alternative ai consumatori, prevenire il probabile aumento di pressione competitiva di nuovi paesi produttori.

 

Il responsabile qualità di Melinda Massimiliano Gremes ha aggiunto che non possiamo ritenerci appagati dal percorso iniziato ma non concluso dell'adeguamento varietale che prevedeva la riduzione della varietà più coltivata, la Golden Delicious, a favore di altre varietà già affermate sul mercato, varietà sono in fase di aggiornamento assieme alla Fondazione Mach con la lista delle selezioni clonali migliorative. Inoltre Melinda, per avere una parte attiva nella ricerca di nuove varietà e per riservarsi la possibilità di piantare varietà a club (polpa rossa) oggi presenti nel panorama internazionale e ritenute interessanti, è partner di due nuovissime e strategiche società: il Consorzio Innovazione Frutta e Novamela.

Danni da coleotteri

 

Un problema che sta creando difficoltà ai frutticoltori è quello dei bostrici (coleotteri scolitidi). A Cles ne ha parlato il tecnico della Fondazione Mach Roberto Torresani evidenziando come la problematica dei bostrici è strettamente collegata al fenomeno della moria delle piante. La Fondazione Mach ha messo in campo un'attività di prevenzione e alcune esperienze di cattura massale dei coleotteri per ridurre i danni provocati.

 

Sono stati testati una serie di prodotti attrattivi e diversi tipi di trappole facilmente costruibili ed è emersa la notevole efficacia attrattiva dell'alcol alimentare (alcol buongusto) diluito al 70%.

 

In presenza di bostrico, i tecnici consigliano di posizionare trappole che si possono costruire in azienda utilizzando bottiglie in plastica forate e ricoperte di colla. Il consiglio è di 10-15 trappole per ettaro: il numero può essere ridotto a 6-8 trappole se la zona interessata è di 3-4 ettari. La sostanza attrattiva da utilizzare è l'alcol alimentare da aggiungere a cadenza settimanale.

Il colpo di fuoco

 

Per il colpo di fuoco, malattia causata dal batterio Erwinia Amylovora comparsa in Trentino nel 2003, non esistono invece mezzi di lotta efficaci diretti e specifiche normative prevedono la lotta obbligatoria per limitarne la diffusione.

 

I primi casi nelle valli del Noce risalgono al 2005; nel 2012 i casi accertati sono stati 34. I tecnici raccomandano di non creare condizioni favorevoli allo sviluppo d'infezioni e di effettuare i controlli per individuare ed eliminare prima possibile eventuali piante sintomatiche.

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