Una via italiana per l’oliveto superintensivo

Nel video il professor Camposeo illustra i vantaggi dell'olivicoltura superintensiva con impianti “smart tree” e fa il punto sulla ricerca delle varietà italiane più adatte

Altissime densità, filare continuo e ridotta dimensione delle piante. Come nel vigneto, così nell’oliveto. La meccanizzazione integrale con gestione in continuo della raccolta è una realtà già operativa anche per la regina delle colture mediterranee. I primi sistemi superintensivi testati negli anni ’90, con densità d’impianto da 1.200 a 2.000 olivi per ettaro, si sono evoluti verso l’olivicoltura superintensiva di seconda generazione (SHD 2.0), basata sull’allevamento “smart tree”, senza strutture di sostegno, in modo da consentire anche la meccanizzazione delle operazioni di potatura.

Meno costi

Il vantaggio in termini di riduzione dei costi colturali è notevole. La raccolta meccanica con scavallatrice può essere eseguita in sole due ore per ettaro con due operai. La potatura è forse l’elemento più critico del nuovo sistema di gestione, ha infatti il compito fondamentale di: a) formare rapidamente il filare continuo, b) mantenerlo il più agevolmente possibile nei limiti dimensionali massimi imposti dalla macchina raccoglitrice utilizzata (3 m d’altezza X 2 m di larghezza), c) garantirne la stabilità produttiva il più a lungo possibile, con almeno 8-10 t di olive per ettaro e per almeno 15 anni.
Cimatrici e potatrici a dischi consentono comunque di effettuare l’operazione in 2-3 ore per ettaro all’anno. Ciò consente una notevole riduzione dei costi di gestione dell’impianto, stimata in circa 2mila euro ad ettaro all’anno (Fonte: Agromillora, il gruppo vivaistico che l’ha brevettato).

Le varietà più promettenti

Un’ innovazione messa a punto in Spagna che, per sposarsi efficientemente con la nostra tradizione olivicola, richiede però alcuni “aggiustamenti”. Innanzitutto varietali. Nella potatura di produzione dell’oliveto superintensivo occorre infatti soddisfare due esigenze conflittuali: restringere la chioma entro le dimensioni del tunnel di raccolta e contemporaneamente conservare le branchette produttive, che di solito sono le più esterne. La risposta varietale alla potatura, quindi, è il vero argomento cruciale: servono cultivar a medio-bassa vigoria che purtroppo non abbondano nel panorama elaiografico italiano. Le prove in corso dal 2006 presso l’oliveto sperimentale del Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali dell’Università di Bari hanno confermato la piena adattabilità di Arbequina, Arbosana e Koroneiki, varietà estere sulle quali è stato calibrata questa innovazione, che però ottengono quotazioni più basse rispetto alle varietà tradizionali italiane (-30% nell’ultima campagna oleicola. Tra le italiane, invece, le più adattabili sembrano la cv Nociara e Fs-17. Bocciate invece le varietà italiane più diffuse, in primis Leccino e Carolea.

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Esempio di macchina scavallatrice per la raccolta meccanica delle olive

Verso un’olivicoltura digitale e resistente

Il germoplasma olivicolo nazionale è però il più ricco del mondo, con almeno 500 varietà coltivate stimate. Progetti per la sua caratterizzazione e per avviare mirati progetti di breeding consentirebbero di individuare altre varietà made in Italy che consentano di raccogliere in pieno tutti i vantaggi del superintensivo. Non solo in termini di minori costi, ma anche per la possibile integrazione di sistemi digitali e sensori elettronici per una gestione 4.0 dell’oliveto. E per avviare un rinnovamento dell’olivicoltura nazionale anche in termini di minore suscettibilità verso temibili patologie emergenti come Xylella fastidiosa.

Questi temi sono affrontati nel convegno "Oliveti superintensivi, le linee di ricerca italiane" alla fiera Agrilevante di Bari il 12 ottobre alle ore 14:30
Salvatore Camposeo

SALVATORE CAMPOSEO è professore associato di Arboricoltura generale e Coltivazioni arboree presso il Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali dell’Università di Bari. L’attività scientifica ha riguardato con particolare interesse e continuità l’olivo: lo studio dei sistemi colturali innovativi, della biologia fiorale, della gestione del suolo, della micropropagazione, del germoplasma autoctono di olive da mensa e la qualificazione del vivaismo olivicolo hanno occupato in maniera quasi esclusiva gli ultimi dieci anni di attività di ricerca. È tra i primi in Italia ad avere introdotto e studiato l’innovativo sistema colturale superintensivo.

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