CONTOTERZISMO

Contoterzisti formato XL

CONTOTERZISMO – I fratelli Tagliati nel Ferrarese lavorano migliaia di ettari all’anno

Ferrara e la sua provincia sono uno dei territori italiani che meglio si prestano alla meccanizzazione dell’agricoltura: campi grandi (grandissimi, per i canoni nazionali), aziende di estensione “europea” (vale a dire dai mille ai tremila ettari), coltivazioni estensive. Non è un caso, dunque, se in queste zone troviamo alcune delle più grandi aziende di lavorazioni in conto terzi della penisola. Su queste pagine ve ne abbiamo già presentata più d’una; questo mese è la volta dei fratelli Tagliati di Jolanda di Savoia: contoterzisti, agricoltori, essiccatori e stoccatori, qualche scavo industriale nel tempo libero. Un’altra impresa con fondamenta ben solide, insomma. La cui vocazione agricola, se non bastassero le migliaia di ettari lavorati ogni anno, è testimoniata anche dal parco macchine, dove troviamo mietitrebbie e trattori modificati in azienda per adattarli alle condizioni di lavoro locali. In altre parole, contoterzisti come ormai se ne vedono pochi.

Trentacinque anni di attività

 

Nel cortile del Gruppo Agroindustriale Tagliati puoi ancora parlare con i fondatori della società. Vale a dire, con Maurizio e Renzo Tagliati, che nel 1978 aprirono la partita Iva come ditta di lavorazioni agromeccaniche. E tali sono rimasti, ci spiegano, anche se ogni tanto si dedicano all’industria. «Facciamo qualche scavo, soprattutto per l’acquedotto, quando hanno qualche urgenza. Comunque cose da poco, sicuramente marginali rispetto all’attività agricola» ci dice Maurizio.

 

Il grosso dell’attività si fa nei campi: arature, semina, raccolta. Ma anche tanti livellamenti, perché il Ferrarese è, come noto, zona di risaia e i Tagliati si sono specializzati in questa coltura. «Effettivamente - ci conferma il nostro ospite - il riso copre più o meno il 50% del nostro lavoro. Questo grazie alla raccolta, ma anche ai livellamenti, che in risicoltura sono sempre necessari. In più, progressivamente le aziende decidono di unificare le vasche, per avere risaie più grandi e meno problemi di manutenzione canali e lavorazione. Dunque la livella ha parecchio da fare». E con essa il Challenger 765C che normalmente lavora - assieme a un John Deere 8420 - con le livelle dei fratelli Tagliati.

 

Tuttavia non è il Challenger la macchina che più lavora con il riso, e nemmeno la Claas 570 Terra Trac comperata apposta per raccogliere questo cereale: per quanto sia specializzata, non può competere con un Fiat 70-90 e altri due trattori più o meno della stessa età che i Tagliati hanno attrezzato con cingoli in ferro proprio per sguazzare nel fango delle risaie. Una soluzione unica, realizzata in azienda dagli stessi contoterzisti, insoddisfatti di quanto offriva il mercato in materia di lavoro in risaia. «Il terreno qui nel Ferrarese non è come quello di Vercelli e nemmeno del Pavese. Là le ruote in ferro vanno benissimo, qui se provi a entrare con quell’attrezzatura affondi e non ti muovi più. Le condizioni di lavoro sono totalmente diverse: non è raro, da queste parti, dover ripescare, con le chiatte e la gru, una mietitrebbia affondata. Per questo motivo - continuano i fratelli Tagliati - qualche anno fa abbiamo inventato questa soluzione, che si è dimostrata molto efficiente. In pratica abbiamo preso una catenaria e ci abbiamo costruito sopra un cingolo triangolare. In un primo momento avevamo fatto pattini di legno, imbullonati sulle catene. Ma non era un buon sistema, perché sui tratti asciutti o durante la salita sui carrelli tendevano a spaccarsi. Così abbiamo trovato un artigiano che ci ha fatto i pattini di gomma e da allora andiamo benissimo. I trattori non affondano, sono molto veloci nel lavoro e non pestano molto di più rispetto a uno pneumatico normale». Che le macchine siano veloci l’abbiamo visto coi nostri occhi: grazie ai cingoli sulle ruote posteriori, il 70-90 Fiat passeggia per la risaia senza nessun problema. «Questi trattorini hanno una produttività eccezionale. Li usiamo per tutto, dalla semina ai trattamenti. Fanno un mucchio di ore all’anno e a ben vedere ci rendono più del Challenger» ci dice orgoglioso Maurizio.

La Euroservizi

 

Fin qui abbiamo parlato del Gruppo Agroindustriale Tagliati. Ma alla famiglia fa capo anche la Euroservizi, società che si occupa di essicazione e stoccaggio di cereali. Soprattutto riso, come è facile immaginare «Ma facciamo anche altro. Al momento (inizio agosto, ndr), per esempio, abbiamo qui bietola da seme destinata alla Francia e poi semi di erba medica» ci dice Enrico Tagliati, figlio di Maurizio e responsabile dello stabilimento. È uno dei componenti della famiglia impegnati nell’attività. Accanto ai Maurizio e Renzo, infatti, lavorano nella ditta anche i due figli Enrico e Luciano Tagliati. In più, nove dipendenti fissi, due dei quali per l’essiccatoio.

 

Rilevato cinque anni fa da una cooperativa, l’impianto di essiccamento è stato completamente ripensato e ampliato. Oggi conta tre essiccatoi e capannoni parcellizzati, per lo stoccaggio differenziato del prodotto. «Pratichiamo la tracciabilità spinta: ogni partita di riso è suddivisa non soltanto per varietà, ma anche per produttore. In questo modo arriviamo a sapere da che campo proviene ogni carico che lascia il nostro centro». Lo scorso anno la Euroservizi ha trattato 50mila quintali di riso, raccolto per la maggior parte dalle mietitrebbie della famiglia Tagliati: due Lexion 570 di Claas e una Case IH 2388. «Ma accettiamo, ovviamente, anche prodotto raccolto da altri e allo stesso modo non tutto il riso che raccogliamo noi finisce nel nostro essiccatoio; dipende dalla volontà dei clienti».

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