Mungitura, il robot che ti cambia la vita

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Una giovane imprenditrice lombarda si è affidata al robot di mungitura per mandare avanti l'azienda agricola di famiglia e contemporaneamente completare gli studi universitari

Due donne, di cui una studentessa non ancora maggiorenne, che a causa di un grave lutto si trovano a dover portare avanti un’azienda agricola composta da una stalla che ospita cento bovine e 40 ettari di superficie coltivata a medica, mais e loietto. Impossibile? No, tutto vero, merito di una robusta dose di determinazione e dell’innovazione tecnologica. Martina Vicini oggi ha 23 anni ed è a otto esami dalla laurea in Scienze e tecnologie agrarie, ma ne aveva appena 16 quando nel 2011 perse il padre, Vittorio, che conduceva l’azienda agricola di famiglia, fondata dal nonno a Solbiate, provincia di Como. All’epoca l’imprenditrice lombarda non poteva nemmeno guidare il trattore e i famigliari erano propensi a vendere stalla e terreni per dedicarsi ad altro. Ma Martina decise di andare avanti e il tempo ha dimostrato che aveva ragione. Lo scorso anno la sua forza di volontà le è valso l’Oscar Green di Coldiretti nella categoria “Impresa 2.Terra”.

L'idea meravigliosa: il robot

Oltre alla tenacia, il supporto più importante per Martina e per la madre Antonella è arrivato da un robot di mungitura (Lely Astronaut 3 Next) e dal software gestionale di cui è dotato. «Grazie a questo dispositivo posso controllare tutto quello che avviene in stalla e conoscere lo stato di ogni singolo capo anche a distanza – spiega la giovane allevatrice – l’app sul mio smartphone mi consente di monitorare tutto con uno sguardo, anche nelle pause tra una lezione e l’altra all’università».
L’idea del robot è venuta a Martina mentre si trovava in Olanda per uno stage in una fattoria con 200 capi che li utilizzava. Lì ha potuto comprendere i vantaggi di un simile dispositivo e si è convinta che avrebbe potuto riuscire nella sua impresa. «Gli animali si sono adattati molto bene a questa novità – racconta Martina – e con pazienza si mettono in coda per accedere al macchinario. Ogni tanto un paio sono restie a entrare, ma basta guidarle un po’ per convincerle».

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L’importanza dei dati

Inoltre, tutte le vacche sul collare hanno un chip che controlla i parametri psicofisici, li trasmette a un software che poi manda avvisi al pc o allo smartphone e aiuta Martina a compiere in tempi brevi le azioni più adatte per le diverse situazioni. «In ogni momento posso controllare la temperatura di ogni capo – spiega l’allevatrice – sapere se hanno la mastite tramite l’analisi delle mammelle eseguita dal robot, oppure vedere se ci sono aumenti e cali di peso, vacche in ritardo con la mungitura, diminuzioni del latte prodotto, monitorare la ruminazione, conoscere le probabilità di calore. Il software mi segnala anche i capi da mettere in asciutta, quelli da fecondare e quelli prossimi al parto». Il sistema permette anche di avere sempre sotto controllo le caratteristiche del latte munto, grasso, caseina, lattosio e proteine, tutti parametri molto importanti soprattutto per un’azienda come Cascina Martina, che conferisce la materia prima ad aziende che producono due Dop come Taleggio e Grana Padano.

Benessere e sostenibilità

Grazie al robot le vacche godono anche di un maggior benessere: «Gli animali si trovano bene – sottolinea la giovane imprenditrice – anche perché sono molto più liberi rispetto a prima e possono vivere con meno stress un momento delicato come quello della mungitura. Quando ne sentono il bisogno si avvicinano all’area attrezzata, entrano nella gabbia e il robot che comunica con il chip installato sul collare sa se è il momento di mungerle. In pratica è un po’ come se fossero loro a decidere».
A rendere la stalla ancora più tecnologica e sostenibile c’è un impianto fotovoltaico sul tetto che produce l’energia sufficiente per far funzionare le apparecchiature.
Per il futuro Martina vuole rendere la stalla ancora più automatizzata con l’acquisto di un carro miscelatore per l’unifeed e un robot per la pulitura delle griglie.

Se sei un agricoltore innovatore e vuoi raccontarci la tua storia scrivi a: simone.martarello@newbusinessmedia.it

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