Terratech, ingegno, tecnologia ed esperienza per innovare l’agricoltura

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Andrea Ridolfi, direttore della cooperativa di servizi agromeccanici Terratech, racconta come grazie alla propria ultradecennale esperienza in campo e al supporto tecnico e tecnologico di un marchio come Mascar è riuscito a utilizzare una seminatrice a dodici file per seminare a fine febbraio in terreni argillosi come quelli della Romagna

Si possono fare semine primaverili anticipate in terreni argillosi con una dodici file trainata da un trattore leggero? Sì, grazie al lavoro dei costruttori per realizzare attrezzature robuste e maneggevoli ma meno pesanti, anche prendendo spunto dai suggerimenti di chi può vantare una lunga esperienza sul campo.
In questo caso il costruttore è Mascar, la macchina una seminatrice di precisione Maxi 5, il genio è Andrea Ridolfi, 55 anni, direttore di Terratech, cooperativa agricola di servizi agromeccanici con sede a Ravenna, composta da oltre 350 soci e 5.600 ettari di terreni gestiti, la gran parte coltivati a seminativi intensivi.
Terratech è un’azienda che ha investito molto in innovazione, a partire dal sistema Dot Mobile, in grado di gestire tutte le macchine, le lavorazioni e la contabilità. Dalla propria scrivania, con pochi clic Ridolfi può vedere in tempo reale in che appezzamento si trova una macchina e che lavoro sta svolgendo. Le mietitrebbie sono state dotate di sensori in grado di raccogliere dati per creare mappe di produzione e tutto il parco macchine si muove in campo sfruttando la guida satellitare.

Guarda il servizio video su Terratech

Andrea Ridolfi

L'esigenza di anticipare le semine

«Mascar ci ha fornito una seminatrice a 12 file richiudibile ad ala di gabbiano in grado di assolvere al meglio il lavoro di semina, grazie alle ali indipendenti, grazie alla capacità di copiare il terreno, grazie al giusto peso dell’elemento a garanzia di una buona qualità di semina unitamente alla possibilità di essere abbinata a un trattore di piccole dimensioni».
Proprio la particolare conformazione dei suoli della Romagna costringe gli agricoltori ad anticipare molto le semine di primavera, spingendoli a entrare in campo a fine febbraio o inizio marzo, quando i terreni sono al limite della praticabilità. L’esigenza di aumentare la velocità e la qualità del lavoro ha portato Terratech a preferire le seminatrici a 12 file rispetto a quelle a 6, ma quelle tradizionali necessitano di essere abbinate a trattori di massa superiore alle sei tonnellate, un peso eccessivo per terreni molto soggetti al rischio di compattamento. La Maxi 5 di Mascar ha dato le risposte che Terratech cercava.

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Maxi 5, una macchina precisa e versatile

«La qualità della semina abbiamo avuto modo di verificare all’atto dell’emergenza della coltura che era direi ottima, perché effettivamente gli ottimi requisiti della seminatrice sulla carta si sono confermati sul campo. Vincente è stata la possibilità – grazie alle caratteristiche proprio della seminatrice Mascar – di poterla abbinare a una macchina leggera alla quale poi abbiamo costruito attorno una serie di sovrastrutture e di dotazioni che hanno consentito di garantire questa buona qualità della semina».
Infatti, la Maxi 5 si è prestata alla possibilità di montare sul sollevatore anteriore i dispositivi per la distribuzione del geodisinfestante e del concime granurale. Questo ha consentito di alleggerire ulteriormente la parte posteriore. Inoltre, i tecnici di Terratech hanno applicato al trattore che traina la seminatrice una gommatura gemellata con uno spazio di 9 centimetri tra le due ruote per dare più galleggiamento all’intero complesso oltre a lasciare intonse tutte le file di semina, perché le due file interessate dal passaggio delle ruote del trattore sono esattamente al centro dello spazio tra gli pneumatici.

I dettagli che fanno la differenza

Ma, come per le opere d’arte più ammirate, spesso a fare la differenza sono i dettagli. E nella Maxi 5 Mascar «propone un’ottima qualità costruttiva dove gli elementi mobili ruotini, i ruotini copriseme, i ruotini di profondità sono tutti imperniati su boccole, cosa che non è così universalmente diffusa e in più anche la struttura dell’elemento stesso che ha un peso comunque soddisfacente per garantire una buona stabilità e una buona qualità di semina è costruita in carpenteria di ferro, insomma è una macchina apprezzabile anche dal punto di vista costruttivo come sagomatura e come struttura».
Maxi 5 ha un’interfila di 45 centimetri, pertanto non supera i sei metri di larghezza, la velocità media di lavoro è di 8 km all’ora, il che permette di coprire una notevole superficie in poco tempo. È disponibile con larghezze di lavoro da 3 a 9 metri (da 4 a 12 file per il mais o da 6 a 18 file per bietola e soia) per un peso da 10 a 22 quintali. Il telaio può essere fisso, pieghevole o telescopico, quest’ultimo, ancora, in versione fissa o pieghevole. Inoltre, è ampia la scelta di accessori (spandiconcime, microgranulatore, diversi tipi di terminale e ruote di profondità.

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