Da un seme congelato il nuovo cece madrileno

cece
Da un progetto dell'associazione madrilena di coltivatori di ceci e dell'istituto spagnolo di ricerca rurale, è nata una nuova cultivar che sta riscuotendo notevole successo in cucina

Le varietà di ceci Pedrosillano, Fuentesauco, Castellano e Blanco hanno un nuovo concorrente in tavola: il Madrileno. Un cece piccolo, aranciato e adatto al cocido (il piatto tipico madrileno, uno stufato di carni e verdure, tra cui sempre presenti sono proprio i ceci) che, dopo quasi due anni di lavoro, è stato recuperato per la commercializzazione dall'associazione Garbancera Madrilena (garbanzo è la parola spagnola che indica il cece) - formata da 14 comuni - insieme all'Istituto di Madrid per la ricerca e lo sviluppo rurale (Imidra). La prima produzione ha raggiunto i 250 quintali del legume che è già in vendita. La notizia è riportata in un articolo del quotidiano spagnolo El Pais del 19 novembre scorso.

La sperimentazione

Brunete, Quijorna e Villamantilla sono le località responsabili dell'attuazione di
questo progetto. Tutte condividono l'area geografica, a ovest di Madrid. Il primo passo è
stato quasi due anni fa, quando sono entrate in contatto con l'Imidra, che aveva semi
congelati di questo legume. Il processo è iniziato con la coltivazione di 350 grammi del
seme che ha dato origine a due chili e mezzo di ceci. Da allora, 18 agricoltori sono stati
responsabili della produzione.
Ma molto prima, Josè Francisco Brunete, agricoltore e presidente dell'associazione
Garbancera, lo coltivava già. «Tradizionalmente veniva seminata una varietà del cece
Castellano - racconta - ma negli anni Sessanta e Settanta la coltivazione fu abbandonata
a causa dell'immigrazione degli agricoltori verso la città».
Negli anni '80, Imidra ha raccolto alcuni di questi semi mentre selezionava circa 20
linee di materiale genetico da un centro di sviluppo. «Quando hanno dovuto
registrarli, hanno dato alle varietà i nomi delle donne che lavoravano nel centro - dice
Brunete - quest'anno hanno piantato la varietà Eulalia; il prossimo sarà Amelia». Intanto
studiano per recuperare la varietà originale: «Bisognerà aspettare alcuni anni, perché
c'è ben poco e il processo di moltiplicazione è lungo. Era un cece meno resistente;
dovremo vedere come si comporta».

Ettari in crescita

Quest'anno gli ettari di coltivazione aumenteranno passando da 130 a 250. «Questo
cece ha qualità gastronomiche eccezionali - spiega l'imprenditore agricolo spagnolo - dovute, tra l'altro, alle caratteristiche del terreno della regione, leggermente acido». La catena di supermercati Ahorra Mas ne ha comprato 12.000 chili (escono a 2,5 euro al chilo), mentre il resto è stato diviso tra i ristoratori.
Il ristorante Casa Maria ne ha acquistato 3.000 chili: «Ne abbiamo consumato già
quasi 500 chili - afferma Carlos Sotos, proprietario dell'esercizio - il successo è enorme.
Per cucinarlo bisogna bagnarlo tra le 24 e le 48 ore e poi tra le otto e le nove ore a
fuoco basso. Questo è il tempo richiesto perché i sapori del cocido si integrino
con il legume senza che questo perda la pelle. La sua cremosità finale lo rende un cece
unico».
Attualmente stanno certificando la qualità, ma il sindaco di Brunete vuole la
Denominazione d'origine: «Vogliamo esportarlo e desideriamo che la gastronomia dei
nostri comuni diventi un'attrazione turistica».

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