Olivicoltura, impianti superintensivi sempre più efficaci

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L’obiettivo dell'olivicoltura è migliorare produzione e qualità con costi più bassi. Ogni zona necessita però di una soluzione specifica a garanzia della sostenibilità. È questa la strada indicata da “Extra”, XIII giornata dimostrativa di raccolta delle olive in continuo organizzata a Borgo Incoronata (Fg)

Un’olivicoltura efficiente ed ecosostenibile, ricca di quantità e qualità, capace di accettare l’innovazione, senza abbandonare la tradizione. È questa la strada indicata da “Extra”, XIII giornata dimostrativa di raccolta delle olive in continuo organizzata a Borgo Incoronata (Fg) da Oleificio Cericola Emilia, Università di Bari e Olint, rivista tecnica di Agromillora Iberia, per aiutare il comparto a riprendersi dalla condizione drammatica in cui è precipitato da alcune annate e in particolare nell’ultima, con una produzione appena poco superiore alle 200mila t di olio di oliva, e a farsi valere in un mercato sempre più globale.

L'impianto Shd, un'alternativa reale

«Un’olivicoltura che voglia dirsi moderna deve avere precisi obiettivi: aumentare la produzione, ottimizzare la qualità dell’olio, contenere i costi di produzione, ridurre l’impatto ambientale, valorizzare il prodotto – ha introdotto Riccardo Gucci, docente dell’Università di Pisa –. Il mercato chiede olio di oliva, l’Italia però negli ultimi tempi non ha fatto quasi nulla in tale direzione. Le nostre olivicolture sono tante, tradizionale, ad alta e ad altissima densità, differenti per modelli di impianto e gestione dell’oliveto, ma tutte possono contenere i costi di produzione e l’impatto ambientale e migliorare la loro produttività, perché esistono soluzioni tecniche adattabili a ogni situazione. Ad esempio i cingoli vanno bene dove gli scuotitori e le scavallatrici non possono inerpicarsi. Così come per le aziende di medie e grandi dimensioni il modello superintensivo (Super High Density, SHD), caratterizzato dalla formazione di una parete produttiva e dalla raccolta meccanica in continuo con scavallatrice, costituisce una reale alternativa grazie alla disponibilità di varietà che si adattano a esso».

olivicolturaTornare a piantare olivi

Per Alessandro Leone, docente dell’Università di Foggia, occorre ritornare a piantare olivi, dovunque sia possibile e con il modello più adatto a ogni areale, per ridare forza al comparto olivicolo-oleario nazionale e al ruolo che spetta all’Italia nello scenario mondiale.
Il superintensivo garantisce un reddito netto molto appetibile e quindi un vantaggio competitivo che rende l’olivo preferibile ad altre colture, come dimostra l’esperienza foggiana. Ha grosse possibilità di espandere le superfici olivicole e contribuire ad aumentare la produzione olivicolo-olearia, ma è illusorio pensare di poter adottare tale modello ovunque. Il superintensivo non è adatto per tutti gli areali olivicoli: in aree collinari, come il Gargano, il Subappennino dauno e la Murgia barese, va meglio il modello intensivo con sesti tradizionali e varietà italiane.

Nuove sfide produttive

Il futuro dell’olivicoltura mondiale è strettamente legato alla crescente diffusione del modello superintensivo, ha sostenuto Jordi Mateu, Ceo di Agromillora Group. «Dal 2014 l’80% dei nuovi impianti olivicoli in tutto il mondo è stato realizzato con tale modello ad alta efficienza. Il futuro, tuttavia, presenta nuove sfide al modello superintensivo. La prima è raggiungere la soglia prevista di produzione di 3mila kg di olio/ettaro, aumentando il numero di piante/ha con nuove varietà caratterizzate da vigore molto basso e alta efficienza produttiva, sesti di impianto più stretti (3 x 1 m) e adozione del sistema Smarttree (nuovo sistema superintensivo, senza pali e fili, che prevede maggiore attenzione alla gestione della chioma delle piante fin dal primo anno). La seconda sfida è accrescere la redditività e sostenibilità dell’olivo in regime asciutto e ridurre l’input di fattori produttivi garantendo l’assenza dell’alternanza con livelli produttivi più elevati, facendo ricorso a varietà efficienti e tecniche agronomiche differenti. La terza è la ricerca di competitività nel settore delle olive da tavola, adottando sesti di impianto diversi e puntando alla meccanizzazione della raccolta con scavallatrice. La quarta sfida, infine, è aumentare la tipologia di oli che si producono in colture “a pareti produttive”, cioè la gamma organolettica e analitica dell’offerta di oli, utilizzando nuove varietà derivate da programmi di miglioramento genetico».

La vendemmiatrice scavallatrice riduce costi e tempi

olivicolturaLa vendemmiatrice scavallatrice utilizzata per la raccolta in continuo dell’oliveto superintensivo dell’Oleificio Cericola Emilia è una New Holland Braud 9090X Plus, illustrata in campo da Alessandro Leone. «Braud 9090X Plus è una scavallatrice progettata e realizzata appositamente per la raccolta degli olivi allevati secondo il modello superintensivo e capace di ridurre al minimo i costi e i tempi di manutenzione. Si distingue perché si prende cura dell’olivo per ottenere la migliore resa senza maltrattarlo e danneggiarlo: non lo scortica o rompe, come si può verificare nella raccolta anche di olivi di appena due anni. Nel tunnel di raccolta presenta infatti un sistema di scuotitura molto rispettoso della pianta, costituito da 21 battitori ad aste frenate su ciascuno dei due lati, privi quindi dell’effetto battente, tipico delle aste libere, che può creare danni alle piante. Anche il sistema di trasporto a tazze delle olive non provoca lacerazioni della corteccia degli olivi, come invece accade con il sistema di trasporto a scaglie adottato in altri modelli».

Olivicoltura, impianti superintensivi sempre più efficaci - Ultima modifica: 2019-01-14T12:21:41+00:00 da Sara Vitali

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