Orticoltura

Quando la serra è su misura

Orticoltura – Per poter svolgere meccanicamente tutte le lavorazioni, la famiglia Pelosin (Ve) ha realizzato una struttura di dimensioni maggiori rispetto a quelle comuni. Modificati ad hoc anche i macchinari e le attrezzature

Costruirsi una serra su misura è possibile e non è nemmeno così insolito. Il discorso vale anche se si parla di un impianto professionale e non della classica campata unica da 8x100 metri? L'esperienza della famiglia Pelosin dimostra di sì: a Marcon, in provincia di Venezia, troviamo infatti un complesso di ben 24 ha coperti, divisi in due grandi blocchi, interamente realizzati in economia dai proprietari, i quali, oltre a fare i serricoltori, sono soci alla pari di Ortoromi, la terza realtà italiana per i prodotti di quarta gamma. In altre parole, non si tratta di una storia qualsiasi, ma di un'esperienza assolutamente singolare, forse unica in Italia e dunque doppiamente meritevole di essere conosciuta e presa come esempio.

Alla ricerca del progetto perfetto

Il progetto dell'azienda agricola Corradi, questo il nome della tenuta, inizia alla fine degli anni Novanta, quando la famiglia Pelosin decide di realizzarvi un grosso insediamento di quarta gamma. Dopo aver visitato diverse realtà, ci si rende però conto che nessuna risponde ai requisiti che i Pelosin si sono prefissati e che riguardano soprattutto la meccanizzazione del lavoro. «Volevamo una struttura che rendesse possibile la lavorazione su larga scala, con l'impiego di trattori di grandi dimensioni» spiega Fabio Pelosin, titolare dell'azienda assieme al padre Elio e impegnato sulla medesima al pari della sorella Elisabetta. La serra che gli agricoltori hanno in mente coniuga insomma i vantaggi della coltura protetta con quelli del campo aperto: permette di coltivare al chiuso ma lavorando il terreno come se si fosse in un normale campo. A questo punto decidono di procedere in proprio. «Abbiamo iniziato con il progetto e le prove di carico, perché la struttura che avevamo ideato prevedeva campate molto larghe e doveva quindi avere una portata ben superiore a quella delle normali serre». Mentre la campata standard di una serra è larga 8 o al massimo 12 m, infatti, i Pelosin vogliono costruirne una da ben 16 m, per oltre 200 di lunghezza. Questo richiede naturalmente un'eccezionale resistenza dei pali e del tetto, realizzato a capriata. Per questo motivo sono stati usati come sostegni dei profili in acciaio Hea (le classiche travi a forma di H impiegate solitamente negli edifici in vetro-acciaio) e per la capriata sono stati scelti materiali in acciaio ad alta resistenza. Il tutto sottoposto prima a una verifica teorica da parte di un ingegnere edile e poi a collaudo per valutarne l'effettiva resistenza.

Come in pieno campo

Il risultato sono delle serre di oltre 10 ha, con campate di 16 m di larghezza per oltre 200 di lunghezza. Abbinate attorno a un corridoio centrale, regalano uno spazio di lavoro lungo circa 500 m. L'ultima struttura realizzata, aggiungono i proprietari, è lunga 330 m per parte. L'obiettivo di lavorarvi come in pieno campo si può dire pienamente raggiunto: con 16 m di larghezza e 600 di lunghezza non si è certo costretti a usare trattori specialistici. La campata è divisa in quattro aiuole da 4 m ciascuna, che possono tranquillamente costituire la larghezza di lavoro di un attrezzo da pieno campo; e nemmeno dei più piccoli. Tanto è vero che i Pelosin si servono, per la preparazione del terreno, di un Challenger, trattore da 300 cavalli di provenienza statunitense, normalmente usato per coltivare le immense pianure americane. «Anche per la raccolta cerchiamo di usare macchine larghe quattro m, per ottimizzare i tempi e ridurre i passaggi - spiega Fabio -. Bene o male usiamo trattori cingolati per tutte le lavorazioni. Anche le macchine più piccole sono cingolate in modo da contenere il più possibile il compattamento del terreno». Il problema principale della struttura, infatti, sembra essere la natura del terreno su cui è realizzata: principalmente limoso e mediamente tenace, non è certamente il più adatto alle coltivazioni di quarta gamma. Tuttavia si riesce a ottenere un ottimo risultato grazie alla riduzione del calpestamento e all'impiego di breccino come ammendante, utile per evitare il compattamento. Altro accorgimento è di modificare la carreggiata dei pochi trattori gommati per renderla uguale alle corsie di separazione delle aiuole, ovvero di circa 4 metri. In questo modo è possibile eseguire le lavorazioni senza calpestare la parte coltivata della serra. Un lavoro, quello della modifica delle macchine, che i Pelosin eseguono regolarmente: anche alcuni attrezzi sono realizzati adattando macchine di serie alle esigenze assai particolari di questa serra.

Costi a confronto

Un aspetto interessante è, ovviamente, quello dei costi: costruire una serra in economia permette di risparmiare rispetto alla realizzazione affidata a una ditta specializzata? D'impulso si sarebbe tentati di rispondere affermativamente, ma ragionando sulla quantità di ferro e sui materiali impiegati, viene il dubbio che in realtà la spesa sia stata superiore. «Certamente non abbiamo fatto tutto questo per risparmiare - risponde Fabio - ma per avere una serra che rispondesse a criteri ben precisi che abbiamo già spiegato in precedenza. Tuttavia, se è vero che abbiamo usato travi e profilati ben più robusti del normale, bisogna anche dire che per ogni campata risparmiamo una fila di pali e che, per esempio, il sistema d'irrigazione è composto da 54 barre e 54 motori elettrici e non da 108 barre con altrettanti motori come sarebbe accaduto coprendo la stessa superficie con serre da 8 metri. Pertanto, a conti fatti penso che i costi delle due strutture si avvicinino». In una serra fuori dall'ordinario, anche l'irrigazione deve ovviamente seguire lo stesso criterio. I Pelosin per i loro impianti hanno scelto barre mobili a trascinamento elettrico. Nelle prime strutture realizzate, completate attorno al 2005, sono stati usati sistemi acquistati da un produttore padovano, con avvolgimento del tubo a spirale. Sugli 11 ha di più recente realizzazione, invece, si è optato ancora una volta per il fai da te: «Non tanto per costruire qualcosa di diverso da quel che offre il mercato, ma piuttosto per adattare i materiali alle caratteristiche della campata: con 330 m di lunghezza e una barra sospesa da 16 m, infatti, sono necessari un motore e cavi sovradimensionati rispetto a quelli che si trovano normalmente in commercio».

Riscaldamento innovativo

Una delle ragioni che hanno spinto i Pelosin a realizzare una serra di queste dimensioni (oltre alla larghezza e alla lunghezza, anche l'altezza è superiore alla media) è quella di migliorare la ventilazione nei giorni più caldi. Tutte le campate, fanno notare i proprietari, hanno una parte del tetto apribile, per favorire appunto il ricambio d'aria. Risultato raggiunto? «Direi di sì. Certamente quando si va oltre certe temperature, fa caldo anche nelle nostre serre - dice Fabio - tuttavia nei periodi normali si riesce a mantenere una buona temperatura, dovuta a una circolazione d'aria che credo sia superiore rispetto alle strutture comuni». Il problema opposto si ha ovviamente in inverno: come scaldare una serra di queste dimensioni? I Pelosin vi riescono con un ingegnoso stratagemma: coprono ogni aiuola con un tunnel e lo riscaldano con bruciatori mobili, trasferiti da una zona all'altra con un carrello elevatore. «Il sistema comporta un po' di manodopera per la posa e la rimozione dei tunnel, tuttavia funziona: si riesce a ottenere una temperatura adatta alla crescita delle insalatine contenendo le spese energetiche». Un'ulteriore dimostrazione di come l'ingegno, quando ben impiegato, può dare risultati sorprendenti.

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