Irrigazione, ecco come ridurre l’attrito del tubo in polietilene fino al 90%

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Molta energia, costi elevati, usura degli elementi e un certo rischio per gli operatori. L'irrigazione di appezzamenti estesi con gli irrigatori a naspo è un’operazione che nasconde diverse insidie per gli agricoltori. Ma oggi grazie all’ingegno, alla ricerca e alla tecnologia è possibile semplificare questa attività, rendendola anche più sostenibile

Minor consumo di energia e carburante e quindi minori costi aziendali, ridotta usura delle macchine trattrici e irrigatrici e possibilità di utilizzare motori con potenze inferiori oltre all’ aumento della vita media dei tubi. Ma anche un miglioramento della sicurezza per gli operatori impegnati nelle varie operazioni e la possibilità di impiegare tubazioni con spessore inferiore a parità di diametro esterno, che quindi permettono minori perdite di carico e consentono una pressione di esercizio inferiore a parità di pressione al boccaglio. La rivoluzione per l’irrigazione con gli irrigatori a naspo è un telo protettivo, antiaderente e idrorepellente, che evita il contatto diretto dei tubi con il terreno. Il sistema è stato ideato e brevettato da un’azienda italiana.

Irrigatori a naspo, una storia lunga quarant’anni

Le macchine irrigatrici semoventi a tubo avvolgibile sono apparse all’inizio degli anni Settanta, prima in Francia e poi in Italia, dove si stima che ne siano presenti circa 40.000 per una superficie irrigata di poco inferiore a un milione di ettari. I limiti più grossi delle prime macchine erano costituiti dall’effetto battente delle gocce, da elevate pressioni di esercizio, da bassa uniformità di distribuzione, elevato consumo energetico e difficoltà nella movimentazione della macchina. I miglioramenti della componentistica e l’uso dell’elettronica hanno incrementato le prestazioni delle macchine sia dal punto di vista della capacità di lavoro, sia da quello dell’uso efficiente di acqua ed energia.
Ma fino a oggi non si era ancora riusciti a trovare una soluzione per facilitare lo scorrimento dei tubi in campo, con tutti i vantaggi a cascata che questo comporta.

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Con Protector di Irriland irrigare è facile, veloce e sicuro

La rivoluzione nell’irrigazione con macchine a naspo si chiama Protector, un dispositivo autonomo e automatico, pensato e realizzato da Irriland, azienda di Guastalla (RE), specializzata in soluzioni per l’irrigazione in agricoltura. Protector interpone un telo protettivo antiaderente e idrorepellente tra il terreno e il tubo in polietilene dell’irrigatore, proteggendolo da incollaggi, abrasioni usuranti ed elevati attriti, tipici di molte colture e terreni.
La posa del telo avviene durante lo svolgimento del tubo in polietilene. A fine ciclo, Protector è pronto per un’altra irrigazione, perché ha già completamente avvolto il telo sulla sua bobina. Non serve alcuna operazione aggiuntiva: la posa e il recupero del telo sono completamente automatici. Inoltre, grazie a vari dispositivi integrati, il telo rimane teso, pulito e allineato durante entrambe le operazioni.
Usare Protector è semplicissimo: viene montato sul carrello porta irrigatore o porta barra e un estremo del telo, avvolto sulla bobina, viene agganciato alla macchina. Protector opera in sicurezza con qualsiasi modello di irrigatore e in ogni condizione di utilizzo. La struttura e la bobina di Protector sono in acciaio zincato a caldo e rispettano i requisiti relativi a robustezza, durata e comodità. Protector è disponibile con varie tipologie di azionamento automatico e prevede un sistema di pulizia e allineamento del telo.
Grazie al minore attrito, sarà necessaria una minore potenza per le operazioni di svolgimento e avvolgimento del tubo di polietilene. Nella prima fase, sarà sufficiente un trattore di piccole dimensioni, particolare che permette anche di contenere il compattamento del suolo.
Nella seconda non c’è alcun rischio di causare danni da sforzo eccessivo e si riducono il consumo di energia e l’usura del tubo, tanto che la durata può anche raddoppiare. Lo sforzo ridotto consente di utilizzare tubi di spessore inferiore e quindi con un maggior diametro interno: ciò comporta minori perdite di carico, costi energetici più contenuti e una maggiore efficienza complessiva.

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Più sicurezza in campo

Protector è accoppiato al nuovo riduttore idromeccanico dell’irrigatore semovente. In questo modo sono stati eliminati sia il dente d’arresto sia l’utilizzo della manovella di sblocco, riducendo il pericolo di infortuni per gli operatori. Inoltre, qualora si rendesse necessario, l’avvolgimento di soccorso avviene tramite l’impianto oleodinamico della trattrice anziché con l’albero cardanico e l’arresto del riavvolgimento è automatico. Tutti piccoli accorgimenti che sommati aumentano di molto il livello di sicurezza.

Il parere di chi lo usa: «Indispensabile per medicai e barbabietole»

«Protector ha rivoluzionato le operazioni di irrigazione, rendendole più veloci, più sicure e anche meno costose». Parola di Christian Martini, 37 anni, imprenditore agricolo che assieme al padre Achille (72), gestisce un’azienda di 370 ettari a Gavello di Mirandola (MO). Oltre a coltivare barbabietola, grano, erba medica, sorgo da granella e sorgo energetico per le centrali a biomassa, i Martini lavorano altri 130 ettari in contoterzi.
«Abbiamo già tre macchine Irriland – spiega Christian – e con il tipo di coltivazioni che facciamo le mettiamo a dura prova, per questo l’azienda ci ha scelti come tester del Protector. Sono già due anni che lo proviamo in campo e ormai posso dire che abbiamo raggiunto un livello ottimale di funzionamento».
La Società agricola Martini è composta da appezzamenti che arrivano anche a 6-700 metri di lunghezza e, soprattutto se coltivati a barbabietole o a erba medica, irrigarli può creare qualche problema. «Di solito per stendere un tubo per una distanza che supera il mezzo chilometro è necessario un trattore da 200 cavalli e lo sforzo richiesto alla macchina e al tubo è notevole – precisa Martini – con il rischio di rotture o rapida usura. Ma in un campo di barbabietole è impossibile entrare con un trattore da 200 cv perché monta pneumatici con larghezza superiore ai 50 cm delle file, quindi di solito si utilizzano due trattrici da 100 cv, con un aumento dei costi di gasolio e manodopera, oltre che problemi di calpestamento. Con Protector, invece, è sufficiente una macchina da 45 cv per svolgere il tubo. Ma non solo, le stesse macchine sono molto meno sollecitate».

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