Il vaso policonico conquista l’olivicoltura del Nord barese

Una forma di allevamento molto efficiente in termini di utilizzo dell’aria e della luce, che si adatta bene sia agli olivi plurisecolari sia a quelli intensivi più moderni e conferisce il giusto equilibrio fra vegetazione e produzione. Il vaso policonico è ormai sempre più diffuso negli oliveti della Puglia

Negli oliveti a nord di Bari la forma di allevamento dell’olivo a vaso policonico, sia su piante secolari sia su piante giovani, è sempre più diffusa, per gli evidenti vantaggi vegetativi e produttivi che garantisce rispetto al vaso tradizionale o dicotomico. Protagonisti senza alcun dubbio, fra gli altri, della diffusione del vaso policonico sono alcuni olivicoltori di Bisceglie (Bt): Giuseppe Quercia e i fratelli Nardo e Giuseppe Di Niso.

 

Azienda agricola Quercia di Giuseppe Quercia

vaso policonico
Giuseppe Quercia

«La mia azienda è sorta circa 30 anni fa proprio con l’introduzione sugli olivi della forma di allevamento a vaso policonico – afferma Giuseppe Quercia, agronomo e titolare dell’Azienda agricola Quercia di Quercia Giovanni, con 120 ha distribuiti fra Bisceglie (Bt) e Corato (Ba) e costituiti da oliveti delle varietà Coratina e Carolea sia secolari e plurisecolari con sesto 10 x 10 m o 12 x 12 m sia di 40-50 anni con sesto 8 x 8 m. Avevo già sperimentato tale forma sul ciliegio, grazie a una collaborazione con il professor Giorgio Bargioni dell’Istituto sperimentale di frutticoltura di Verona, con eccellenti risultati in termini di equilibrio vegetativo e produttivo delle piante e di ingrossamento e qualità dei frutti. Non sapevo neppure che si chiamasse “vaso policonico”, ma mi ha così tanto entusiasmato che ho voluto provarla sull’olivo per creare equilibrio sulla pianta e gestire la distribuzione della produzione in maniera ottimale».

Quercia, primo olivicoltore a introdurre il vaso policonico nel Nord barese, ricorda che all’epoca fu oggetto di critiche esasperate. «Gli altri olivicoltori si chiedevano, scettici, che cosa mai fossero quelle “bandiere”, cioè i coni propri del vaso policonico. Proprio le “bandiere” svolgono una funzione essenziale, tirano verso l’alto la linfa grezza e la distribuiscono in tutta la pianta, permettendo che si sviluppi in maniera equilibrata. Tale ottimo risultato non lo consente affatto la forma di allevamento tradizionale, o dicotomica, dell’olivo: questa prevede forti tagli della chioma che formano una pianta quasi acefala, senza testa, e impediscono di fatto il tiraggio, la salita della linfa grezza e la sua distribuzione in tutta la pianta. L’interruzione della corrente ascensionale della linfa grezza dalle radici alla chioma favorisce, al contrario, un’enorme esplosione di polloni e succhioni, che non solo determinano la dispersione e la perdita di linfa grezza ma richiedono poi numerose giornate lavorative per la pulizia delle piante».

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Rami di olivo di varietà Coratina ricchi di olive (azienda Quercia)

Una pianta più arieggiata e illuminata è più sana, più resistente allo sviluppo di malattie fungine come l’occhio di pavone, la piombatura o la cercosporiosi, fotosintetizza di più e quindi garantisce migliori risposte produttive: gli olivi secolari di varietà Coratina producono minimo 200 kg per pianta! La potatura annuale è più semplice di quella necessaria per l’olivo tradizionale: solo il primo anno bisogna lavorare con la motosega per selezionare le branche e formare correttamente la pianta, poi è abbastanza agevole e veloce. Infine l’olivo policonico si presta meglio di quello tradizionale alla raccolta meccanica con lo scuotitore: i coni alleggeriti rispondono molto bene alle vibrazioni e gli operai possono facilmente completarne l’opera raccogliendo con lunghe verghe bacchiatrici le poche olive che il braccio scuotitore lascia».

Azienda agricola Fratelli Di Niso

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Da sinistra: Nardo e Giuseppe Di Niso

Nardo e Giuseppe Di Niso conducono insieme con il padre Mauro l’Azienda agricola Fratelli Di Niso, 25 ha a olivi fra Bisceglie e Trani, per la maggior parte della varietà Coratina, apprezzatissima per la produzione di ottimo olio extra vergine di oliva, e in minor parte delle varietà da tavola Pasola e Bella di Cerignola. I loro oliveti sono disetanei, da quelli plurisecolari e secolari con sesti ampi e spesso irregolari e poi rinfittiti a quelli intensivi di 50 o 40 o anche 20-15 anni, con sesti più ridotti e regolari. Sono oliveti impostati con la forma di allevamento a vaso tradizionale o dicotomico, tipica di questo territorio.

«Tuttavia, l’olivo dicotomico è una forma di allevamento non adeguata per far esprimere alla pianta tutte le sue potenzialità - spiega Nardo Di Niso, che è il responsabile di campo dell’azienda. La chioma troppo piena in alto, propria di tale forma dell’olivo, impedisce che le prime branche vengano ben illuminate e arieggiate. Perciò dal 2013, quando ho seguito a Lucera un corso di potatura specifico tenuto dal professor Giorgio Pannelli dell’Università di Ancona, ho cominciato a sostituirla con la forma di allevamento a vaso policonico, che è molto più efficiente in termini di utilizzo dell’aria e della luce e si adatta bene sia agli olivi plurisecolari e secolari sia a quelli intensivi più moderni».

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La raccolta con braccio scuotitore è non solo più agevole ma anche più efficiente di quella effettuabile sul vaso dicotomico (azienda Di Niso)

Il vaso policonico è impostato su quattro branche la cui vegetazione viene potata a cono con la punta verso l’alto: le branchette laterali, a mano a mano che si va verso la punta del cono, diventano più piccole, sicché anche la parte più bassa dell’olivo è ben illuminata e arieggiata e, quindi, le olive, anche quelle poste più in basso, sono migliori, più sane.

«Questa forma di allevamento conferisce il giusto equilibrio fra vegetazione e produzione, tanto è vero che le piante secolari raggiungono una resa media di 1,0-1,5 q/pianta, con punte anche di 2,0 q/pianta, e con un’oscillazione fra l’anno di carica e quello di scarica solo di circa il 20%. Anche in un’annata difficile, quando la pressione dell’occhio di pavone e/o di altre malattie fungine è più forte, il vaso policonico “si difende” meglio. Per la potatura serve il 40-50% di tempo in meno: in condizioni normali occorrono 15 giornate per un ettaro di oliveto a vaso policonico, a fronte delle 25-30 per uno di vaso dicotomico, ed è più facile da insegnare ai giovani potatori. La raccolta con braccio scuotitore è non solo più agevole ma anche più efficiente di quella effettuabile sul vaso dicotomico, perché il braccio fa vibrare ottimamente, e meglio, le branche potate a “cono” rispetto a quelle potate in maniera tradizionale, in quanto sono più flessibili e snelle».


In campo con Nova Agricoltura in oliveto

Per saperne di più sulla forma di allevamento a vaso policonico, partecipa all’evento in campo organizzato da Edagricole in collaborazione con la regione Puglia. La manifestazione si terrà il 13 aprile all'agriturismo La Locanda tra gli ulivi, a Corato (Bari).

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