Varietà resistenti, la nuova via della viticoltura sostenibile

viticoltura
Le recenti varietà resistenti a peronospora e oidio permettono di praticare una viticoltura più redditizia e soprattutto più rispettosa dell'ambiente, con una riduzione fino all'80% degli input solitamente impiegati nella lotta alle crittogame, un minor consumo di energia e acqua

Ibridi resistenti alle principali malattie che colpiscono la vite come peronospora e oidio, ma anche capaci di sopportare meglio le sempre più frequenti criticità climatiche a cui i vitigni italiani sono sottoposti. Sono il frutto della ricerca genetica che è riuscita a realizzare una decina tra vitigni e portainnesti in grado di sopportare stress biotici e abiotici, con i conseguenti vantaggi dal punto di vista ambientale ed economico, dovuti alla riduzione dei fitofarmaci impiegati nei vigneti e a una maggior qualità delle uve e quindi del vino.

Ecco la viticoltura del futuro

Di questo tratterà il sesto e ultimo laboratorio tematico che si svolgerà giovedì 7 giugno durante Nova Agricoltura in Vigneto  giovedì 7 giugno tra i filari dell'azienda Umani Ronchi a Osimo (AN). Eugenio Sartori, Asia Khafizova e Marta Colautti dei Vivai Cooperativi Rauscedo illustreranno ai partecipanti le potenzialità delle varietà resistenti sviluppate dalla loro azienda in collaborazione con l’Università di Udine e l’Istituto di Genomica Applicata, ottenute dall’incrocio delle migliori linee resistenti ottenute in Ungheria, Serbia, Germania, Austria e Francia con vitigni internazionali e locali di pregio (Sauvignon, Chardonnay, Merlot, Cabernet).

Iscriviti a Nova Agricoltura in Vigneto e non perdere gli aggiornamenti sul programma

Risparmi confermati dalla ricerca

Le nuove varietà resistenti a peronospora e oidio permettono di fare viticoltura senza entrare in conflitto con le giuste richieste di salubrità da parte dei consumatori attraverso una riduzione fino all'80% degli input solitamente impiegati nella lotta alle crittogame, un minor consumo di energia e acqua e un maggior rispetto del terreno grazie ai minori passaggi legati alla riduzione degli interventi. Tutto ciò consente anche di tutelare meglio la biodiversità nel terreno. Questi sono i risultati di uno studio condotto da VCR e Horta nell’ambito del Progetto Innovine che hanno evidenziato come il Merlot Khorus, per esempio, consente di ridurre del 78% i costi di difesa fitosanitaria, del 40% il consumo di energia e del 55% quello di acqua, rispetto alla varietà testimone, oltre ad abbassare del 63% l’impatto sulla biodiversità e del 56% il rischio tossicologico.

Autorizzazioni, regioni in ritardo

La diffusione di queste nuove varietà, iscritte al Catalogo Nazionale nel 2015, è condizionata dall’autorizzazione alla coltivazione a livello regionale, per ora assicurata solo in Friuli-Venezia Giulia e Veneto. Nelle altre Regioni si sta attendendo l’adozione di provvedimenti che ne autorizzino la coltivazione, sulla base dei risultati ottenuti dalla sperimentazione in loco di tali vitigni.
All’estero le nuove varietà trovano più facile collocazione poiché l’iter di autorizzazione alla coltivazione è più semplice, come, ad esempio, in Ungheria, Svizzera, Stati Uniti e Brasile, ma anche in Francia, dove il Soreli è stato autorizzato in tutti i dipartimenti viticoli, mentre per le altre varietà sarà permessa, per il momento, la realizzazione di una superficie di 20 ettari per singolo vitigno.

Leggi anche:

Vite, con i DSS difesa precisa e sostenibile

Viticoltura bio e sostenibile, un nuovo modo di gestire il suolo

Le potenzialità di Iot e realtà aumentata nella gestione dei vigneti

Mal dell'esca, ecco come contrastarlo con la giusta potatura

Vendemmia, la tecnologia che aiuta a centrare gli obiettivi

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome